Futuro e rischi dei dati in rete - Antonio Cima

cima antonio Datagate, Spionaggio, Protezione dati?
In futuro potremmo essere tutti totalmente tracciati.
Con la piena digitalizzazione non solo questione di sicurezza, ma anche di occupazione intellettuale
di Antonio Cima 27-10-2013

E’ esploso il caso Datagate USA di spionaggio digitale sulle comunicazioni di Capi di Stato e di Governo e di organizzazioni di rilevante portata internazionale.
Sarà possibile in futuro rimediare? Provo a dire la mia evidenziando che l’argomento è alquanto tecnico, seppur spogliato al massimo di tecnicismi, e orientato al mondo globale dell’informatizzazione e non alla sola tematica della telefonia comunque annessa all’ambito della digitalizzazione. La riflessione prende in considerazione lo stato attuale, anche dal punto di vista socio-economico-politico, e le supposizioni a breve termine e molto avanti negli anni. Se risulta essere gravoso mi scuso, ma scremare ulteriormente svilirebbe le intenzioni del ragionamento. Un breve cenno di outing dovuto.

Nel mese di ottobre della prima metà degli anni ‘70, salivo al 15° piano del grattacielo Pirelli di Milano (ora sede della Regione Lombardia) per un test psico-attitudinale d’azienda per l’attività informatica. Eravamo tantissimi, fui fortunato. Ho sempre svolta la professione informatica (Organizzazione, progrettazione, sviluppo, formazione), gli ultimi vent’anni consulente tecnico nelle scuole.
Da allora ho attraversato tutte le evoluzioni del settore sia strumentali che logiche.
All’inizio i tempi evolutivi erano lunghi, poi più corti, sempre più corti fino a che l’oggi tecnologico è già ieri se t’alzi al mattino presto; se tardi un pò a svegliarti sei fuori dal tempo.
Se qualcuno avesse detto che una grande quantità di supporti e dati meccanografici, allora trasportabili via mare con una nave grande come la Costa Concordia, nel 2013 sarebbe stata trasportabile su una esile foglia di rosmarino spinta dal vento, lo avrebbero chiuso in un manicomio; a brevissimo neanche della foglia di rosmarino vi sarà bisogno.
Le iperboli figurative retoriche servono per entrare nel tema.
Procedo spaziando ad ampio raggio sull'argomento generale minimizzando la terminologia tecnica.

Siamo all’inizio di una nuova era iperdigitale (anzi digital full); in verità dal punto di vista strumentale e logico ci saremmo già dentro, ma la cultura d’uso imperante, come sempre succede, è notevolmente in ritardo.
Nel mondo che verrà non ci saranno solo problemi di sicurezza dei dati, ma soprattutto problemi di occupazione intellettuale. Attualmente è la sola telefonia ad essere totalmente digitalizzata, ma prima di metà secolo tutte le informazioni saranno completamente sottoposte a codifica binaria o algebra di Boole che dir si voglia.

Per quanto incalzante sia l’evoluzione tecnologica, i dati sono ancora sufficientemente tutelati in considerazione del fatto che viviamo tutt’ora un’epoca semicartacea e la maggior parte dei dati digitalizzati è contenuta esclusivamente su server interni che, nonostante i rischi hacker, godono di un margine di tutela ancora ottimale. Escludo dalla considerazione i tanti dati liberi sul web (social e siti) che sono li per essere visti e rivisti e che hanno il solo eventuale problema dei diritti sulla copyright.

Una occhiata al quadro nazionale.
La normativa vigente prevede (prevederebbe), per gli enti pubblici, un livello di digitalizzazione notevolmente più consistente finalizzato alla trasparenza e alla efficienza. Quasi tutti gli enti pubblici sono in apprensivo ritardo.
I software gestionali (programmi) in uso negli enti sono completi ed affidabili; nonostante siano tutti attrezzati al meglio, non pochi enti svolgono tante funzioni manualmente e alcune le danno in gestione esterna.
Trovare siti web pubblici conformi alle norme è impresa ardua.
Se ci soffermiamo sul sito del Comune di Amantea (sarà trattato a breve nello specifico) notiamo (oltre alla veste grafica di tipo amatoriale assunta da un po di tempo) vari aspetti disallineati rispetto a quanto prevede la Legge: finuocchj ‘i timpa, forse, effettivamente ad Amantea ben altri dolori pungono.
Ma per gli enti pubblici passi avanti sono necessari per via delle norme sulla spending review che prevedeno la dematerializzazione degli atti che da cartacei devono diventare digitali.

Andiamo avanti.
Man mano che le generazioni “anziane” usciranno dal circuito del lavoro e subentreranno i nativi digitali, obbligati dalla normativa e dalla efficienza improcrastinabile, tutto sarà inevitabilmente digitalizzato. Per ancora un po’ gran parte dei dati sarà conservata sui server interni di ogni singola struttura o in quelli della rete di appartenenza compartimentale, ma il futuro è un altro: il Cloud Approfondisci su Wikipedia).
Il cloud, sostanzialmente, è un tipo di gestione in cui i tuoi dati li carichi sulla rete ed è li che li gestirai. Le informazioni digitalizzate entrano in un universo indistinto che solleva il titolare delle stesse informazioni da oneri fisici di sicurezza strutturale delle strumentazioni interne. L’organizzazione su sicurezza, integrità e riservatezza dei dati in rete sarà a totale carico del provider che fornirà il servizio. E’ questo l'aspetto maggiormente dibattuto in tema di privacy.
Questa tecnologia abbatterà i costi interni di strumentazioni necessitando un semplice computer (o altro device) per collegarsi al web. Sconvolgerà il mondo del lavoro perché molte attività potranno essere svolte da casa senza necessità di recarsi in ufficio.

Il rapporto attuale tra utenti e pubblica amministrazione è basato in prevalenza sulla carta, soprattutto nella Sanità ed enti amministrativi locali. Vi sono realtà nazionali decisamente più evolute, ma complessivamente siamo ancora lontano.
Verrà tempo (verrà…verrà) che esisterà una cartella clinica individuale nazionale digitalizzata; dal medico di base partirà l’input che sarà coordinato nel contesto della grande organizzazione sanitaria che accoglierà tutto e tutti: prenotazioni, consulti, ricoveri, piano di prevenzione obbligatoria, ecc.

Il futuro, più in là, prevede la totale scomparsa della carta in tutti i settori e tutti i dati saranno esclusivamente sul web: Questa sarà la vera chiave di volta dell’era digitale.
Personalmente ho cominciato a raccogliere varie forme di carta da tramandare ai pro-nipoti come eredità della buonanima del bisnonno.
Sarà un periodo di progressivo sconvolgimento epocale con una impressionante revisione del mondo del lavoro intellettuale, della ricchezza generata, della perequazione tra chi lavora e chi non lavora (la stragrande maggioranza) e, probabilmente, non si creeranno più condizioni per stratosferici arricchimenti personali (speriamo). Lavorerà una minoranza e non potrà produrre tanto da arricchire i soliti, mantenere i tanti pensionati da fame e far sopravvivere la moltitudine senza lavoro, ergo, si dovrà sbiadire sul vocabolario (digitale) la parola ricco (speriamo di nuovo). L’alternativa è un dimezzamento dell’orario di lavoro.
E' inevitabile riprogrammare scuola e università sui fabbisogni reali privileggiando alcuni settori in grado di sviluppare occupazione (turismo innanzitutto,  maestranze e mestieri in via di estinzioni). L'università deve mutare geneticamente smettendo di essere una costosissima lobby familistica.
In Italia esiste una eccellenza scolastica nell'indirizzo alberghiero, su tale esempio formare le maestranze in altri indirizzi.
Dovranno essere riprogrammate e ampliate soprattutto le attività della terra e in parte anche quelle del mare.
Si determinerà inevitabimente una vera rivoluzione sociale della ragione che obbligherà la politica a guardare realmente alle necessità di tutti: forse la tecnologia avanzata ripercorrerà gli  ideali (o se volete l'utopia) di chi ha creduto nella Rivoluzione d'Ottobre. 

A risentire in modo esponenziale della piena digitalizzazione saranno le attività amministrative falcidiate dagli snellimenti burocratici: pensate oggi in quante mani passa un documento da quando nasce a quando viene archiviato.
Sono praticamente scomparse le biglietterie, sono in netto calo le agenzie di prenotazione.
Occorreranno sempre meno figure in alcuni settori intellettuali: informatica, giurisprudenza, amministrazione contabile, editoria. L’editoria cartacea, che si ridurrà ai minimi termini, già oggi sarebbe costretta a svoltare interamente sul web se non vi fosse il finanziamento pubblico ai giornali, la diffusione di favore in tanti enti pubblici e le vendite in accoppiata.
Quando non esisteranno più i giornali cartacei vi sarà un calo verticale di addetti sulla filiera occupazionale: boscaioli, cartiere, tecnici di produzione, impianti di stampa, trasporti, edicole. Una vasta popolazione che dovrà ricollocarsi occupazionalmente.
Anche la parte riguardante e-book, testi scolastici e universitari è sottoposta oggi a pratiche di…ne riparleremo. Nonostante le barricate chiudono ovunque in continuazione librerie, sono in calo verticale le richieste di prestito nelle biblioteche pubbliche, praticamente azzerate nelle biblioteche scolastiche, resistono sufficientemente quelle universitarie.

Gli accessi alle banche dati avverranno totalmente, come già oggi avviene a piene mani, mediante chip su supporto comune in carta, plastica, telefonia, ma si dovrà andare necessariamente, in un futuro ancora distante, sull’uso generalizzato di valori biometrici (impronte digitali, iride, voce, ecc.) anche per semplici operazioni commerciali (prelievi, pagamenti) e, in casi estremi anche il dna per accessi in strutture di sicurezza. Esagerando mi sento di pronosticare l’accettazione d’innesti di microchip corporei tecnicamente già oggi possibili, ma assolutamente lontani dai parametri etici in voga.

Sarà, insomma, l’inevitabile trionfo del grande fratello omnia e tutti saranno tracciati dalla nascita alla morte. Uso la terza persona plurale ritenendo poco probabile che ciò si avveri in tempi compatibili con le età di coetanei in prima persona plurale.

Torniamo ad oggi.
Il mondo della scuola è incalzato dai tempi sia nella parte amministrativa che, soprattutto, nella parte didattica.
La nostra piccola azienda familiare opera esclusivamente in ambito scolastico ed è attualmente impegnata a pieno ritmo sulle nuove tematiche.
Ciò sarà argomento di una futura riflessione, segue una breve sintesi.
Addio ai registri di classe e personale del docente; la giornata didattica sarà documentata su Registri Elettronici di Classe e del docente. Gl’insegnati dovranno operare in classe tramite internet annotando mediante computer (o altro supporto) ciò che attualmente fanno sulla carta.
Anche gli scrutini avverranno in rete. I genitori potranno accedere da casa esclusivamente sui dati dei propri figli per seguire la vita scolastica dei ragazzi.
Ma questa è la prima fase di adeguamento. La successiva sarà la lezione digitale mediante lim (lavagna interattiva multimediale), computer e internet. Ogni docente attingerà sulla rete gli argomenti, comporrà la lezione, gli assenti potranno seguire da casa, bella cosa davvero.
Dall’anno scolastico 2013-14 era previsto l’obbligo dei registri elettronici, slittato di un anno ancora. Tali dati, inevitabilmente, faranno parte di un cloud. Su ciò il Garante della Privacy sarà attento disponendo le misure di sicurezza necessarie.
Tante scuole sono già attrezzate per tali innovazioni, ma ce ne vorrà di tempo per entrare a regime, mi sento di dire abbastanza.

In un contesto come quello sopra complessivamente evidenziato primeggia l’argomento sicurezza, che si snoda in due aspetti:
a) integrità e funzioni di backup (copie di sicurezza);
b) riservatezza.
Il punto a) è un enorme aspetto tecnico che riguarda il gestore della rete (provider) che dovrà organizzare immense risorse di archiviazione e copie tutelandosi da eventuali danni spontanei e da potenziali sabotaggi.
Il punto b), argomento di lancio di questa lunga riflessione, riguarda prettamente la privacy, le non secondarie difficoltà a garantire l’inaccessibilità ai dati e il blocco di pericolose intercettazioni.
Al momento non esistono condizioni di assoluta garanzia. Vanno sempre più evolvendosi “gabbie” di sicurezza e non si può escludere che in futuro si possano raggiungere livelli di sbarramento ad altissima sicurezza.
Va tenuto presente che un sistema informatico è come un castello. Si può edificare un maniero assolutamente inaccessibile, ma le chiavi le ha in mano il castellano: lunga vita e fiducia al castellano.
Antonio Cima 27-10-2013

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Commenti  

 
#2 Antonio Cima 2013-10-27 08:34
Rispondo ad Analista
Alcune cose citate sono già attuate, altre in corso di attuazione, altre tra qualche anno. Per alcune occorrerà aspettare a lungo, non perchè non esistano già le soluzioni, ma per lontananza conoscitiva e d'utilizzo da parte di tanti. Tutto progredirà e gradualmente arriveremo. La mia generazione ne vedrà ancora di cose, ma non tutte quelle prospettate. Di certo la Politica sarà costretta a guardare le esigenze della gente smettendo di adoperarsi esclusivamente per autorigenerasi all'infinito.
Grazie - Saluti cordiali
Citazione
 
 
#1 Analista 2013-10-27 01:19
Egregio signor Cima la sua analisi è quasi perfetta. Il quasi è perchè, come dice lei, noi non ci saremo e non potremo dire se quanto ipotizzato si verificherà. Quanto descritto potrebbe indurre al pessimismo ma l'ottimismo ci viene dal pensare che siamo in Italia (e sotto di noi geograficamente ci sono tante altre Nazioni)dove per fare una buona legge elettorale prima se ne fanno tante sbagliate e per correggerla se ne parla (a vanvera)per anni....allora campa cavallo.Grazie.
Citazione
 

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