Grandi eventi turistici amanteani

grandi eventi Amantea - Grandi eventi:
Fiera, Carnevale, Notte Bianca, Guarimba, Concorso bande
Riflessione sul futuro turistico cittadino

Eventuali repliche che richiedessero un confronto sarebbe opportuno postarle anche su webiamo.it nell’impossibilità di aver contezza e visione di tutti i siti, profili e pagine web.

Sia chiaro: le cose le decide chi le fa, ma quando si opera con riflessi che diventano pubblici bisogna consentire ed accettare il diritto di opinare.

Sono stato più volte a Diamante al festival del peperoncino, a metà settembre. Più di 20.000 persone, da varie regioni, presenti a godersi il piccante in tutte le salse. Siamo nel periodo di bassa stagione; in quella domenica di metà settembre nella località dell’alto Tirreno cosentino vi sarebbero poche centinaia di persone se non vi fosse quella festa. Tutta quella gente, tra i murales, la porta il festival, questo si che è un grande evento.


Sono stato due volte alla festa della Pita ad Alessandria del Carretto, un paesino di poche anime sul Pollino. Migliaia e migliaia di persone da tutta Italia in maggio. Quel luogo si trova in una posizione impossibile per il turismo. Tutta quella gente la porta la Pita, questo si che è un grande evento (si parla di proporlo come patrimonio dell’Umanità).

La stessa cosa succede a Castrovillari con il carnevale, a Cittanova con lo stocco, a Mammola con il baccalà. Tante altre citazioni si potrebbero fare.
Tutto ciò per sostenere che un grande evento è una manifestazione di bassa stagione che porta in un luogo tanta gente con chiaro beneficio economico e d’immagine, viceversa un evento partecipato da tanta gente che è già sul posto è semplicemente un affollato intrattenimento.
E’ un padre laborioso e meritevole colui che con il suo esclusivo lavoro garantisce ai figli una vita dignitosa ed equilibrata; altra cosa è un genitore che consente ai propri figli una vita dispendiosa con beni ereditati da facoltosi antenati.
A nessuno sarà disconosciuto il titolo di grande evento quando avrà portato in un luogo una marea umana in un momento che in quel luogo c'è poca o nessuna gente.

Nella fattispecie di Amantea sono certamente grandi eventi la fiera, il carnevale e la notte bianca che, indiscutibilmente, portano tanta gente da fuori per le vie cittadine, ma inseriamo anche il concorso bandistico e la Guarimba.

Fiera e Carnevale.
Sono due storici eventi che hanno raggiunto e consolidato un assetto organizzativo difficilmente mutabile. Ovviamente tutto è migliorabile purchè in sintonia con la natura dell’evento.

Alla fiera da qualche decennio è abbinata la mostra ornitologica; negli ultimi anni ha esteso la capacità espressiva con la sfilata del mastrogiurato in costume e con gli scacchi viventi. Eventuali novità in grado di portare gente da fuori non è facile pensarle e realizzarle.

Il carnevale di Amantea, pur nella concomitanza di tanti altri, ha sempre un fascino particolare. Sicuramente è il più importante della Calabria dopo quello di Castrovillari. Le potenzialità di crescita sono enormi, ma occorre un chiaro, lungimirante e progressivo progetto di sviluppo. Amantea ha la conformazione territoriale, la posizione geografica, la creatività realizzatrice per grandi traguardi. Occorre una concertazione a più voci tra amministrazione, associazioni e imprenditoria.

Purtroppo ciò risulta essere l'antico tallone d’Achille amanteano che fa diventare tutto difficile. Sperar non costa nulla, continuiamo a farlo, chissà..la buona stella.

Concorso bandistico “Armonie del Tirreno”
Si è svolta solo la prima edizione 2013, ma ha l’indubbio fascino di un grande evento. Portare ad Amantea varie centinaia di persone in dicembre è un concetto rivoluzionario. Va trovata l’ovvia quadratura che l’esperienza suggerisce, ma la strada intrapresa appare quella giusta. E’ in preparazione la 2ª edizione che vedrà una maggiore presenza di partecipanti. E’ il tipico evento fuori stagione che può creare la giusta contaminazione utile alle prenotazioni estive. Ovviamente necessità della compartecipazione pubblica e privata per esprimere tutta la potenzialità che contiene.
Saremo in grado di esprime una più pertinente valutazione alla fine della 2ª edizione.

Notte Bianca.
Mi schiero immediatamente dicendo che sarebbe meglio farla in altra data pur consapevole che gente in agosto ne porta e tanta. Personalmente la sposterei in luglio o inizio settembre.
Questo evento merita alcune considerazioni particolari.
E’ una notte bianca che (ahinoi) non viene propriamente identificata come evento di qualità, ma come struscio cittadino con un cantante. Serve questa o quale notte bianca ad Amantea?

Per l’edizione 2014 è stato tentato uno sdoppiamento d’interessi. Alla solita kermesse caotica di via Margherita – via V.Emanuele è stato affiancato un percorso culturale dislocato in altri ambiti cittadini. Le intenzioni sono state quelle di affiancare spazi d’arte, cultura e intrattenimento di qualità alla leggerezza del coinvolgimento di massa. Sono stati interessati spazi cittadini idonei nella parte alta della città. Ho seguito attentamente tutto ciò che la notte bianca ha proposto. Ho gradito la parte culturale e sono convinto che se venisse riproposta separatamente in altra serata avrebbe il giusto apprezzamento.
Il problema è che la mente umana è fortemente selettiva e omologante e difficilmente sdoppia l’interesse che lo spinge verso un contesto.
Chiarisco il concetto: nei sabati e nelle domeniche tanta gente passeggia nelle piacevoli serate su via Margherita “gustando” le vetrine; se quella gente via Margherita la percorre dietro ad una sfilata delle majorette delle vetrine non gli importa nulla, pur essendo ammirevoli come sempre.

La classificazione di non qualità che si ha della notte bianca amanteana (è inutile nasconderlo), oltre a selezionare le tipologie di visitatori, porta la gente per le nostre strade con un orientamento prestabilito allo struscio convulso in attesa dello spettacolo di piazza cappuccini. In tali condizioni risulterà sempre penalizzata qualunque forma non in sintonia con tale clima, ancor più se distaccata territorialmente.

Il festival del peperoncino di Diamante ed altri grandi eventi che durano più giorni separano nettamente i momenti di intrattenimento, cultura, confronto, svago tout court.
La notte bianca amanteana, svolgendosi in un solo giorno, deve decidere la sua natura.
Se vuol restare così com’è, bene, ma è inutile innestare nel vortice dello “sballo” altri spazi, seppur pregevoli, fuori dalle vibrazioni emotive della serata. In tal caso non necessita di particolari organizzazioni: un po di attrazioni di strada, bancarelle, panini, il cantante e avremo garantite 30.000-40.000 persone, sempre e comunque.
Se vuol cambiare fisionomia bisogna cambiare spartito alla musica, con organizzazione consistente, coinvolgimenti operativi, finanziamenti adeguati, tempi attuativi lunghi.

Un modello di riferimento potrebbe essere “Vivere Belmonte” (non tenuto nel 2014) ma che per anni ha costituito uno splendido esempio del fare bene. Trattasi di un contesto completamente diverso con un peso non secondario, che produrrebbe qualità, che filtrerebbe i visitatori con numeri lontani dai soliti 30/40mila.
Quando si commenta l’esito di una iniziativa generalmente il giudizio è condizionato dalle presenze. E’ un errore grossolano che si commette in tanti contesti: non sempre i numeri significano qualità e meriti (l’antica diatriba critica/pubblico).
Se un albergo in affanno decide di abbattere il listino può darsi che abbia il pieno; bisogna guardare il bilancio prima di dire che è stato un successo.
Un qualunque spettacolo gratis sul lungomare di Amantea a metà agosto farà sempre sold-out; ma in quel momento e in quel luogo se un uomo alto e una donna bassa, perfetti sconosciuti, si mettono a ballare da soli in centro piazza si può essere certi che raccoglieranno moltitudini di spettatori intorno.

Ho già avuto modo di considerare il privilegio geografico di Amantea che è l’unica località della costa calabrese in grado di accogliere 50.000 persone nell’ambito ristretto del centro cittadino.
Gli eventi di Amantea godono di questo vantaggio perché la gente viene consapevole di non dover sudare le fatidiche 7 camicie per arrivare e muoversi.
La grande folla che arriva ad Amantea è in gran parte favorita a questa caratteristica geografica.

La mia impressione è che difficilmente la notte bianca evolverà verso traguardi di qualità; forse non ve n’è bisogno, in fondo abbiamo il massimo risultato di presenze con il minimo sforzo organizzativo. Costituisce una boccata di ossigeno per varie attività commerciali, che non è male, "il paradiso può attendere" titolava un film di Warren Beatty e Buck Henry del 1978.

Guarimba
Premetto che non mi sono mai interessato di questo evento per motivi di natura personale che esulano dal giudizio di merito. Nella edizione 2014 sono entrato 4 volte nella grotta per avere contezza del contesto; ho avuto modo di fare le mie stime che mai ho evidenziato, ma che sono chiare nei miei archivi foto/video.
Realizzare un simile evento è un impegno ciclopico. Chi orbita in ambiti organizzativi può dedurre la quantità di lavoro necessario, la moltitudine di contatti, l’intensa ricerca di materiale, la meticolosa selezione, coordinare i coinvolgimenti, produrre il palinsesto di tante giornate, allestire la location, la comunicazione, gli sponsor. Tutto ciò sperando che il tempo sia clemente per l'intera durata.
Questo significa competenza, passione, ostinazione, dedizione, crederci fino in fondo.
Solo un fazioso, e per motivi non propriamente tecnici, potrebbe banalizzare una simile opera definendola una cosa qualunque. Per tutto ciò non esito a considerarla un grande evento.

Il mio personale interrogativo, però, è: non sarebbe più opportuno e utile in periodi di minori presenze? Per esempio a metà luglio o fine agosto?
Su tale quesito ognuno ha il suo concetto, provo ad esplicitare il mio: ripeto, un grande evento ha il compito/merito di portare gente e accendere i riflettori sul luogo in momenti di bassa affluenza.
 
Sulla Guarimba non esprimo valutazioni di merito tecnico o artistico perché basta l’enorme portata del lavoro necessario a classificarla positivamente: i temi affrontati sono condivisibili, difficoltosa la fruizione didascalica, ci vorrebbe un po di Calabria.

Sulla rinascita folgorante del cinema sono perplesso; i costi sono elevatissimi dalla produzione alle proiezioni.
La fascia di frequentatori delle sale si restringe sempre di più; alla concorrenza asfissiante della televisione in chiaro si aggiungono la pay tv e la devastante fruizione dal web. Se il pubblico decide di spendere altrove i 5-10 euro del biglietto (causando la chiusura delle sale) un motivo ci sarà, nè è prospettabile l’eliminazione del biglietto.

Avendo qualche interesse conoscitivo sul settore esprimo solo un desiderio di calabresità che continuo a considerare il motivo trascinante dell’agognata riscossa regionale, se mai avverrà.
Non mi ritrarrò mai dal mio convincimento che durante l’estate in Calabria occorra promuovere esclusivamente quel che abbiamo, che siamo, che facciamo dal Pollino a Spartivento.
Se dovessi decidere io su un evento simile raccoglierei tutto e solo il materiale documentale che racconta e mostra la nostra regione. Opere di significativi cineasti regionali (De Seta, Sole, Amelio,…), di documentaristi professionisti, di cineamatori per diletto, di avventizi, occasionali, appassionati.
Mostrerei filmati sull’emigrazione, dell’antica pesca del pesce spada e tonno nello Stretto, della transumanza Sila/mare, vecchi film sui briganti, documentari sui vattienti di Nocera e Verbicaro, su eventi religiosi dall’elevato contenuto antropologico, antichi filmati di mare e di terra, la cultura produttiva del cedro, del bergamotto, della liquirizia, il tema degli immigrati a Gioia Tauro, le complicazioni dovute alla SA-RC, il ritrovamento dei bronzi e le speranze disattese, la varia di Palmi patrimonio Unesco, la rievocazione di Murat a Pizzo, la mitica Pita di Alessandria del Carretto, l’infiorata di Potenzoni e tante altre cose, antiche e moderne, che sarebbero molto apprezzate dai turisti che tutto ciò ignorano.
Senza nulla togliere a ciò che oggi viene proiettato darei un altro taglio all'evento, sulle nostre tematiche che non reputo meno interessanti. Non escluderei confronti e dibattiti sui temi e sulle prospettive.

Sarebbe una bella sfida che aggregherebbe figure del territorio regionale disponibili a cimentarsi in una esclusiva logica di obiettivi condivisi.
Penso che per il 2015 un giorno potrebbe essere dedicato esclusivamente alla Calabria: forse non è una cattiva idea.

Antonio Cima settembre 2014

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