Case Sciullate, 72 anni fa

cima antonio 20 febbraio 1943, 20 febbraio 2015
72 anni fa le Case Sciullate.
Luogo di tragedia poi spazio di giochi infantili

Il 20 febbraio 1943 segnò il destino di quella zona del borgo antico di Amantea, tra Pantalia e Pizzunu, da allora tragicamente appellata, fuor dalla toponomastica ufficiale, Case Sciullate.
Un bombardamento “amico”, finalizzato ad abbattere un ponte per evitare il passaggio di mezzi militari tedeschi, colpì quelle case lasciando 26 corpi senza vita nei vicoli del quartiere.
In verità il corpo di una persona che capitò al centro dell’esplosione non fù mai trovato, come evidenzia la drammatica espressione dialettale: né muortu né vivu.
E’ nota la sconvolgente immagine di quella mamma che raccolse i resti dilaniati del proprio bambino nel sinalu nero, abituale indumento delle donne popolane del tempo.

Quelli che in quel luogo siamo nati e cresciuti, successivamente alla tragedia, abbiamo esatta contezza di ciò che rappresenta per averne sempre sentito parlare, per annoverare qualche parente nella lapide. Da adulti abbiamo sviluppato interamente l’angoscia che avvolge il sito, mentre da bambini lo consideravamo sede abituale e privilegiata dei giochi infantili.
Negli anni ’50 la struttura, per quanto nella forma di rudere, era parzialmente integra, con vani idonei per il nascondino, con lo sterrato a bordo strada vocato per il gioco delle fonte.

Delle Case Sciullate tra i tanti ricordi uno in particolare mi rimane indelebile, impossibile da dimenticare.
Essendo nato in un alloggio del palazzo Di Lauro, di fronte alla chiesa matrice, facevo gruppo abituale con altri due amici nati nello stesso anno e nello stesso palazzo, Filippo Vairo e Antonio Rubino.
Dei primi dieci anni di vita gran parte li abbiamo trascorsi insieme. Poi la mia famiglia si trasferì in una casa della Rina, ci vedevamo di meno, ma sempre amici fraterni.
Un giorno di fine anni ’50 noi tre e mio fratello Francesco tentammo un gioco avventuroso nelle Case Sciullate; non so se loro ricordano ancora l’episodio.
Sul lato ovest del palazzo la parete era integra e sopra la finestra un architrave si ergeva a circa tre metri dal suolo. Decidemmo di tentare il salto dall’architrave sul pavimento ormai sterrato. Avevamo meno di dieci anni, ci rincuoravamo a vicenda per affrontare l’arduo cimento. Accidenti alla sindrome d’Ulisse, mi buttai per primo. Toccai il fondo in un attimo; l’impatto non fù di punta, ma piombai a terra con i talloni. Un forte dolore di un istante all’addome e persi conoscenza. Mi ripresi poco dopo con i compagni di gioco accanto. Rapidamente fui in condizioni di rialzarmi.
Non tentammo più quel gioco ma quello spazio è rimasto fino all’adolescenza mèta di abituale ritrovo.

Fino a qualche anno fa quel luogo era pressoché sconosciuto agli amanteani. Da quando la sua esistenza è veicolata dal web, e anche grazie ad associazioni come Fidapa e Coviello che da qualche anno lo hanno assunto come riferimento storico-culturale, delle Case Sciullate c’è maggiore consapevolezza nella cittadinanza.
Sono trascorsi 72 anni da quel nefasto sìbilo e sarebbe ora le Istituzioni dessero il dovuto decoro al luogo che deve diventare mèta di memoria collettiva.
Sulla proprietà è inutile ritornare vista la valenza sociale di quelle mura.
Domani, 21 febbraio, sarà sostituita la lapide, completata nei nomi, devastata qualche anno fa da un folle gesto. Si svolgerà una cerimonia organizzata da Fidapa con la partecipazione dell’Amministrazione comunale. E’ certamente un passo avanti rispetto all’abbandono decennale, ma gesti significati dovranno seguire per evitare che non si ricada in manifestazioni di facciata, con aspetti da traduttor de' traduttor d'Omero o copia-incolla che dir si voglia, che la popolazione sa discernere dagli atti concreti.

Per finire, il nome. L’ambito urbano in cui si trovano quei ruderi, riconosce ed identifica il sito, da sempre, come Case Sciullate. E’ questo un toponimo scolpito nella mente delle generazioni legate a quelle vicende ed è un identificativo storico. Chiamatela se volete questione di lana caprina, sorrideteci pure sopra se volete, ma quell’accezione ricorrente di case sciollate risulta essere impropria e sarebbe il caso di scriverla con l'esatta identità.
Antonio Cima 20-02-2015

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Commenti  

 
#2 Sergio Ruggiero 2015-02-20 16:22
Case "sciollate", tutta colpa della contaminazione belmontese di Acquicella, per la miseria! Non vorrei che con questo mi si accusasse di non essere amanteota doc. Dovrò ricordarmi di scrivere case sciullate.
Risposta di A.Cima
Accetto l'ironia, ci stà; non mi riferivo a te, ma a tutti quelli che hanno assunto la traslazione della o al posto della u. Certamente tu più di me sai che i riferimenti che indicano un luogo, un evento, un contesto diventano un "logo" identificativo di tale ambito. Grazie per l'interessament o.
Citazione
 
 
#1 FRANCO DANESE 2015-02-20 15:12
Caro Antonio,compart o totalmente il tuo scritto.L'esatt a e definitiva identita' delle Case Sciullate..potr ebbe essere
"MONUMENTO ALLA MEMORIA"..ed il Comune come altre Associazioni Civili dovrebbero impegnarsi per trasformarlo in tal, se effettivamente il ricordo e' valido e non una apparenza sceneggiata pubblica.-Parol e sceneggiate non servono..I FATTI lo che valgono..Da 72 anni che si aspettano questi FATTI..Quando ancora?
Citazione
 

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