Antonio Cima, così il 2015

cima antonio Amantea, il racconto del 2015 pensando al futuro.
Una realtà che può mutare,
ma occorre una cittadinanza vigile.

Le grandi potenzialità inespresse portarle fuori dal tunnel
di Antonio Cima
 

Il tema di questa pagina è una riflessione su ciò che nel 2015 è successo ad Amantea, quello che è stato originato dal fare della collettività, la consistenza che l’Ente comunale ha saputo originare o emarginare o, ancor peggio, sprecare.
Il ragionamento trova compimento considerando i palinsesti del luogo: propensioni, potenzialità, aspettative, risorse.
Su questo sito sono state già pubblicate sintesi sul meglio e sul peggio del 2015, ma un dovuto approfondimento si ritiene doveroso.
Per capire Amantea, a mio avviso, occorre concentrare l’attenzione su tre identità cittadine: il contesto produttivo, il governo comunale, e, quello che ritengo primariamente determinante, il terzo settore. La sintesi è obbligata cercando di perseguire la massima chiarezza.

Il settore economico-produttivo di Amantea oggi è costituito esclusivamente da commercio e turismo (e l’indotto che ne deriva); l’edilizia è azzerata se non per poche cose motivate da agevolazioni fiscali e finanziamenti.
A ciò va aggiunta la valenza agricola di Campora.

La tipologia economica di Amantea dipende fortemente dalla presenza in città di gente, tanta gente, che da anni sempre più va altrove.
L’imprenditoria amanteana fa sostanzialmente quanto necessita per operare bene:
-abbiamo una capacità d’accoglienza turista di primaria importanza, con molteplici soluzioni;
-abbiamo strutture commerciali che sono primarie in Calabria per quantità e qualità.

Ma il “PIL” cittadino è sconfortante (salvo determinate imprese).
Può ingegnarsi di più e meglio l’imprenditoria di Amantea? E se si cosa può fare?
Ad un imprenditore che si mette davanti al carro dell’economia a tirare con tutte le sue forze si può chiedere di stare anche dietro a spingere? O a spingere dovrebbe essere qualcun altro, per esempio chi si fa tutte le scale dei palazzi durante la campagna elettorale?

L’amministazione comunale, ovvero adduvu c’è ruttu ci mpacchju na pezza.
No, proprio no, non si può più governare così.

Certamente incide la restrizione delle rimesse statali ormai inaridite, ma i veri problemi sono altri, ovvero l’incapacità (o la non volontà) di valutare, decidere, organizzare, controllare.
Siamo contagiati dai luoghi comuni, forse lo è anche quello -molto diffuso ad Amantea- di dire che questa è la peggiore amministrazione della storia repubblicana cittadina.

Non saprei dire con certezza, pur sostenendo che alla vista appare un quadro di degrado complessivo non riscontrabile nei trent’anni precedenti.

Su questo esito tanto ha inciso la nuova legge elettorale che ha riempito gli scranni consiliari della maggioranza di tante semastre che mai sono state discipuli. Trovo opportuno non approfondire questo aspetto per evitare di ciurlar nel manico dal punto di vista della inesistente fattività amministrativa.
E così è finito che Amantea sia andata in mano ad azzeccagarbugli, buoni per ogni stagione, neri quando l’ora è buia, bianchi quando il sole irradia, rossi se il fuoco divampa, verdi se la vegetazione è lussureggiante: che vergogna.

Il 2015 elenca una serie infinita di “disgrazie” amministrative e neanche una sola decisione figlia di ragionamento e lungimiranza. Provo ad elencarle certo di dimenticarne tante:
a) la sbadataggine delle bollette pazze
b) la devoluzione ostinata dei fondi lungomare
c) l’allungamento dei debiti fino a 40 anni
d) il nuovo mutuo per il lungomare
e) l’incresciosa questione del concorso per il ragioniere comunale
f) la questione vigilini
g) le strisce blu
h) il marchio d’area “Antica Temesa”
i) aver costretto Isca-Hotels ad abbandonare il PISL “Antica Temesa”
l) la pista ciclabile incompleta (interrogativa sulla rispondenza alle norme in materia)

m) la differenziata che ha eliminato la spazzatura dal centro invadendo ogni pertugio delle periferie
n) l’occupazione gratuita e selvaggia del suolo pubblico

o) l’allegra gestione del Campus priva di conduzione e con costi elevati rispetto ai pochi incassi
p) il borgo antico -quello alto- in un raccapricciante stato di degrado e abbandono
q) un tesoro come la villa romana di Temesa dorbicato e follemente ignorato
r) la costosa gestione dello sballo estivo utile solo a mantenere le clientele senza una neppur minimia efficienza attrattiva
s) l’incapacità di metter su una organizzazione turistica utilizzando in pieno quell’Ufficio del Turismo prevalentemente vuoto e senza risorse, e di far rifiorire la Pro-Loco del capoluogo perennemente umiliata dall’ingordigia tracimante di protagonismo onnivoro.
Solo ciò potrà riportare la gente ad Amantea.

Ma il dramma angoscioso di questa travagliata cittadina è l’ostinata volontà di Palazzo a non tentare in modo appropriato il recupero della vorticosa montagna di crediti.

Per evitare il baratro, del quale s’intravvede apprensivamente il margine, occorre veramente pensare ad Amantea 2.0. La strada obbligata è paradossalmente semplice e la suggerisce Galileo: “l’uomo deve seguire la ragione e non l’autorità”.
Spogliarsi dell’ossessione della rielezione che contamina irragionevolmente l’ambito decisionale con soluzioni accomodanti per le clientele. E’ dimostrato che ciò può soddisfare qualche amicizia utile, ma dissangua la comunità finanziariamente, moralmente, eticamente e oscura l’orizzonte verso cui propendere.

Occorre che avvenga un netto cambio di strategia favorendo ed saltando le tendenze del territorio, le vocazioni, le risorse ambientali, la cultura, le tradizioni coinvolgendo le competenze presenti nella comunità. E’ un principio, tra l’altro, riportato dalle norme vigenti che prevedono il dialogo tra enti locali e portatori d’interessi (stakeholder legge 15/2005).
Se questa maggioranza avesse dialogato con soggetti della città operanti nel settore turistico forse l’investimento sul Marchio d’Area sarebbe risultato utile e non vi sarebbe stato l’abbandono di Isca-Hotels, eccellenza amanteana, cosa per cui la giunta dovrebbe più volte andare a Canossa.

Ma questo avviene quotidianamente in ogni contesto affidandosi a marinari ‘i Pilianu.
Non deve apparire una diminutio per un amministratore programmare le sorti della città con le competenze che in essa sono presenti. Ostinarsi a ritenere utile l’andare in giro con il bilancino dei privilegi da assecondare da parte dei membri di maggioranza, unu a tija e unu a mija, è non voler capire che il ferro da stiro a carbone è strumento d’altri tempi.

Il terzo settore è normalmente un ambito non decisionale che fiancheggia la comunità, ne sostiene alcune esigenze, ne promuove l’identità, ne appaga le distrazioni, dialoga con l’amministrazione quando il fare incrocia i doveri istituzionali.
Quando un terzo settore è consistente, come quello di Amantea, somma in se il meglio della comunità in termine di volontà, competenze, attitudini, istruzione, cultura e saper fare in ogni ambito.
Mi si perdoni il trasporto da amanteano viscerale, ma credo di avere contezza sufficiente per affermare che realtà regionali che possano menar vanto di un terzo settore come Amantea si contano sulle dita delle mani, di una mano.
Non v’è ambito delle umane propensioni in cui Amantea non mostri eccellenze: volontariato attivo, associazionismo culturale, letterario, musicale, sportivo, ornitologico, nella danza, recitazione, arte, artigianato e in qualsiasi spazio di condivisione di un fine di giovamento sociale.
Si annoverano ben più di cento associazioni con un proliferare di manifestazioni da elencarne mediamente una al giorno.

Conclusioni (Forse ovvie, retoriche e risapute ma sarebbe non corretto eluderle)
A questo punto sorge un interrogativo che stenta a trovar risposta.
Si è detto nella parte iniziale che l’imprenditoria e le forze produttive in genere assolvono i loro compiti con adeguatezza e competenza.
E’ stato rimarcato poc’anzi che anche il terzo settore esprime alti livelli di efficienza e presenze illuminate.
Ciò per dire che ad Amantea non mancano risorse intellettive, esperienze, professionalità, competenze per poter sperare in un equipaggio in grado di governare la nave.

E allora, se questa è la gente di Amantea, perché succede da così tanto tempo che in plancia (riconoscendo alcune presenze accorte) vadano a finire ufficiali e marinai che palesemente dimostrano di non possedere i requisiti di cui la città è colma?

E’ chiaro che il cimento elettorale non è cosa per tutti, che per essere eletto occorrono vicinanze, parentele, presenza nei circuiti, ecc.
Ma se non si è attrezzati per competere ed essere eletti, le tante qualità sopra elencate fanno chiaramente supporre che vi siano le capacità per essere cittadini attenti, vigili, dialoganti e critici quando occorre. Forse sta qui il nodo della società amanteana.
Diceva Martin Luther King: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti.”.
Capita però che qualcuno, privo d’innaturale stoicità, possa non condividere il motto del filosofo greco Epittèto Abstine substine.
Antonio Cima 30-12-2015

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