Amantea, un 2016 da dimenticare

cima antonio Amantea, Il peggio del 2016
ma i problemi hanno la coda molto lunga
riflessione di Antonio Cima

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1ª parte - cantiere via Neto esempio di pressapochismo
2ª parte - il quadro cittadino complessivo

 

1ª parte
Da un paio di lustri, sul finire di dicembre, su questo spazio web, viene fatta una rilevazione su ciò che si è sviluppato nell’anno elencando su pagine separate ciò che è stato stimato il meglio dei dodici mesi e ciò che è apparso come il peggio. Le due pagine sono state sempre pubblicate contestualmente. Quest’anno, oggettivamente complicato, seppur con varie incertezze, l’interpretazione personale del meglio ha trovato comunque compimento. E’ una sintesi che certamente svilupperà, in parte o in toto, consensi e dissensi, com’è giusto che sia. Mai come quest’anno tanto grande è stato il disagio per dire de l'altre cose ch'i' v’ho scorte. Così è andata.

Come faccio abitualmente in tutto il territorio cittadino, oggi, dal rientro di una visita a parenti di Santa Maria, mi sono inoltrato lungo il cantiere di via Neto da dove mancavo da un paio di mesi. Tutto è assolutamente immobile da fine agosto, non v’è la minima traccia di lavori recenti, né presenza di accessori o strumentazioni che lascino pensare ad attività prossime. Alla parte ovest della via, quella esterna al caseggiato, è stata addossata terra che allarga la strada. In alcuni tratti della base del fronte esterno gabbioni di pietra ne segnano la base, i lavori di completamento dovranno attendere. Il quadro desolante che appare è quello classico di un’opera avviata con approssimazione, poi si vedrà.
Il cittadino generico che si trova a passare da quel luogo si chiede il perché di tale situazione. Lo stesso cittadino viene a sapere che i soldi per realizzare tale opera sono stati “presi” ad un’altra opera primaria per Amantea, quel lungomare sedotto e abbandonato. Di quel mutuo (2.500.000 euro) spurbariato, per via Neto sono stati "sottratti" 550.000 euro. Non occorre certamente essere un tecnico del settore per capire che l'importo reso disponibile per tale “pranzo nuziale” consentirà antipasto a bordo piscina e solo due primi, per il resto del pranzo dovranno essere trovati altri soldi: dove?
L’impressione è che tale infrastruttura probabilmente non sarà mai terminata, o lo sarà in modo approssimativo come la pista ciclabile.
Può anche essere accettato lo storno da un’opera essenziale, qual'è il lungomare, ad una che risulta essere comunque risolutrice della viabilità nel quartiere. Ma le opere vanno realizzate a modo e non produrre ‘nchiamette come si diceva un tempo.

2ª parte - quadro cittadino complessivo
Se non fossi passato oggi da via Neto non avrei prodotto la pagina del peggio amanteano del 2016.
Da giorni ero sull’argomento desistendo ogni volta dal rappresentare la dark side of the moon, come cantavano negli anni ’70 i Pink Floid.
Avevo in mente di parlare del degrado intollerabile di gran parte del territorio, della sporcizia inaudita ovunque (tranne nel centro).
Delle strade colme d’ogni residuo che sembrano quelle di Sabra e Shatila dopo l’eccidio dei palestinesi nel 1982.
Dell'assenza di un progetto minimale, di un indirizzo, di una strada da percorrere o quantomeno avviare.
Degli arrancanti equilibri consiliari con due esponenti di maggioranza “volatilizzati”.
Della vergogna del “Marchio d’Area” disperso (abbondantemente previsto).
Dell'incompleto sito comunale sia dal punto di vista della immediata e completa Trasparenza che della valenza promozionale dell'immagine cittadina.
Di una resa turistica tanto compressa in un momento esplosivo per il Sud e altre zone della Calabria (dovuto alle faccende isis).
Di una immensa risorsa come la villa di Temesa drammaticamente dorbicata quando invece dovrebbe essere il fiore all’occhiello di Amantea.
Della totale assenza d’iniziative per dire ai forestieri: “Ecco questa è Amantea, bella, accogliente e virtuosa”.
E invece l’unica virtù (si fa per dire) è disporre bilanci apprensivi, con “fantasiose” cifre nello poste attive e un tumultuoso e minaccioso ammontare nelle poste passive che sbocco non ha se non l’ineluttabile dissesto.
Un Everest di debiti che fa attingere nuovi debiti per pagare i vecchi.
Da cinque mesi non vengono retribuiti gli operai delle cooperative. Dovranno fare il Natale con l’aiuto dei familiari come un tempo di faceva in caso di lutto familiare recente. Stanno vessando il presente, di questi tolleranti lavoratori, e forse uccidendo il loro futuro.
Pare siano a rischio stipendio di dicembre e 13ª per i dipendenti. Se ciò dovesse essere si profilerebbe un arretrato stipendiale complessivo pesantissimo.
Una amministrazione che ha smarrito la giusta via, lontana dalla gente, dalle radici, dall’articolazione territoriale.

Naturalmente tutto ciò non è causato solo dall’amministrazione che è in corso d’opera; tanti mali oscuri sono scritti su fogli incartapecoriti; un’antica cultura del pressapochismo e dell’inefficienza che ha altri “padri nobili”.
Quando gli attuali manovratori andranno via (è certo che andranno via) avranno lo stesso peso corporeo di quando sono entrati (questo bisogna riconoscerlo); in passato forse non è stato così.
Personalmente agli amministratori correnti affiderei le chiavi di casa mia, ma è stato un errore affidare loro le chiavi della casa comunale.
Si tratta di persone istruite, titolate, certamente oneste, capaci nelle loro cose private.
Sono appassionati di uncinetto e sanno fare meravigliosi centrini, ma per governare adeguatamente occorre saper cucire vestiti.
Da due anni e mezzo sono alle prese con stoffa, forbici, ago e filo, ma di vestiti, ahinoi, non se ne vede alcuno.
Restando nella metafora Amantea è come una sartoria che non acquisisce nuovi clienti, viene evitata dai vecchi, ormai arriva solo qualcuno per accorciare e restringere i pantaloni. Dovrebbero capire, a tal punto, i nostri mancati sarti, che siamo ad uno stato di non ritorno; occorre semplicemente prendere atto di un fallimento che dal comico potrebbe tracimare nel tragico.
Restituire le chiavi del Comune ai cittadini sarebbe atto esemplare foriero di potenziale credibilità anche per loro. Perseverare nell’inedia ormai conclamata, oltre a portare Amantea intr’i sbunnati, affonderà anche le traballanti figure della maggioranza che al momento appaiono come marinari ‘i Pilianu.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Nel Palazzo le cose stanno come stanno, mal nel territorio non v’è percezione di una presa di consapevolezza che se non porta ad erigere barricate almeno spinga ad alzare la voce, un pò.
Le forze politiche non allineate alla maggioranza, le organizzazioni di coscienza critica, le figure di riferimento della buona cittadinanza, dovrebbero incidere maggiormente nella percezione diffusa della realtà, quella vera.

La mia impressione è che Amantea stia smarrendo l’humus identitàrio, soprattutto culturale, a dirle tutte a me pare che stia perdendo l’amanteanità.
C’è poca consapevolezza di noi stessi, scarso interesse per le radici, incapacità generalizzata a diventare modelli di noi stessi.
Occorre un necessario recupero affettivo della nostra ombra e delle nostre orme.
Amantea, come tanti altri luoghi fanno da anni, potrà sopravvivere soltanto con i forestieri. Ma se al forestiero che viene ad Amantea e ci chiede chi fuor li maggior tui non sappiamo rispondere, significa ca a varca è juta ‘i chjattu.
Antonio Cima 22-12-2016 


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