Amantea, un percorso obbligato per Pizzino

cima antonio   Amantea
Il percorso obbligato per la maggioranza Pizzino
 
Il coraggio di guardare in faccia la realtà
Occorre nella maggioranza una delega al decoro urbano
Le iniziative impopolari vanno avviate a inizio consiliatura

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Qualche giorno fa ho accompagnato un gruppo di turisti in una passeggiata nel centro storico. Alla fine della passeggiata una signora, dopo aver ringraziato per il gratificante momento vissuto nel borgo, con un sottofondo di risentimento esterna:”gliene dirò due al direttore che ci aveva sconsigliato di venire ad Amantea sostenendo che non ha senso far visita a questo luogo”.
Il gruppo, composto da laziali e pugliesi, è stato ospitato per dieci giorni nel medio Tirreno cosentino. Il “maldicente” su Amantea è il direttore della struttura che ha comunque consigliato Praia, Scalea, Diamante, Pizzo, Tropea.
Ho riflettuto sulla questione con dispiacere, poi me ne sono fatto una ragione perché, in realtà, nei circuiti regionali di pertinenza Amantea non viene percepita come un luogo primario, a volte sconosciuta, piaccia o non piaccia così è. Ciò mi spinge a scrivere quanto segue e mi rivolgo alla maggioranza che da un mese occupa la casa comunale di corso Umberto.

Quando ci si pone in modo riflessivo sul quadro cittadino che emerge si determina uno strano pathos di messa sott’accusa come se tutto ciò che non va fosse colpa dei correnti amministratori. Ovviamente non è così ad un mese dalla proclamazione (ci mancherebbe), è solo colpa parziale di chi c’è stato poco prima, e di chi prima ancora, e cosi via per tante consiliature. A dirle tutte Amantea è figlia (almeno da trent’anni) di un progetto mai progettato, di un programma mai programmato, di verifiche mai verificate, di un modus operandi di continui accomodamenti che hanno fatto comodo a tutti, si quasi a tutti, sviluppando una comunità patrimonialmente ricca nella consistenza privata e povera in quella pubblica.
Ora è il turno della lista “Azzurra” timonata da Mario Pizzino, con un dissesto da risolvere, con un quadro complessivo fortemente anoressico, con un percorso amministrativo che richiederà saggezza e realismo, soprattutto realismo.

Allora lasciamo stare su com’è andata in passato e partiamo dallo stato delle cose.
Una gravissima deficienza finanziaria, un territorio debilitato, una immagine cittadina da riportare ai livelli che competono a quella che fu la prima “Perla del Tirreno”, titolo successivamente (e con merito) collocato su altri stemmi urbani dalla araldica regionale.
Amantea ha bisogno di un consistente progetto di medio-lungo termine in grado di riordinare le potenzialità, ridisegnare un futuro con le risorse esistenti e quelle da generare, abbandonando la logica del rassicurante bilancino per ogni peso, guardando in faccia la realtà che impone un netto cambio di rotta al vascello comunale: il contributo fattivo di chi può.

Tutto ciò sembra sfuggire agli eletti della lista “Azzurra”. Dal fare, dal dire più che dal fare, apparirebbe una situazione normale, di normale conduzione amministrativa, di normali prospettive di futuro, su come orientare le risorse e gli investimenti (quali?).
Sembrerebbe non esistere l’Everest di crediti “in contumacia” che tra poco si riverserà sulle utenze “distratte”, né esistere l’Aconcagua di debiti verso fornitori che drammaticamente diventeranno smunti come le mucche del Sudan raccontate da Youssef Ziedan nel romanzo “Sette Luoghi”, nè le restrizioni decisionali e operative correlate al dissesto.

In una situazione come questa non si può dare l’impressione che tutto sia normale, che ogni esigenza sarà assolta, che l’amministrazione comunale provvederà a garantire l’ordinaria efficienza: non è così.
E’ questa una situazione in cui l’amministrazione comunale dovrebbe appellarsi al buon senso della cittadinanza chiedendo una partecipazione confacente allo stato di salute dell’Amministrazione.
L’aria che tira è quella di sempre quando, cioè, si lascia passare l’idea che i cittadini possano chiedere all’Ente il quale troverà la giusta misura per tutti e tutto. E invece bisogna fare esattamente come fece J.F. Kennedy quando chiese agli americani cosa loro potessero fare per lo Stato.
Le motivazioni per far ciò ci sono tutte. Il dissesto e il gravame complessivo suggerirebbero una condotta collettiva di sacrifici nel dare di più e nel chiedere il possibile.

Una nuova amministrazione comunale, secondo i princìpi della ordinaria logica politica, se deve attuare iniziative impopolari lo deve fare ad inizio consiliatura. Se ciò serve a recuperare sistematicamente “salute”, e la salute viene poi realmente recuperata, lo vedranno i cittadini e il malcontento d’inizio mandato si trasformerà in consenso popolare.
Ma se assessori e consiglieri, come costume amanteano consolidato, continueranno a competere tra loro su chi prima intercetterà i piccoli bisogni della lampadina fulminata sotto casa, dell’erba sul marciapiedi, della potatura dell’albero, non si andrà da nessuna parte.

Recita un’antica massima contadina: “Quannu è scuru allu citraru, scappa e fuja allu pagliaru”, che tradotta diventa “quando è molto nuvoloso a nord-ovest (Cetraro) sta arrivando la tempesta, quindi, trova i giusti rimedi protettivi.
In questo momento scure e minacciose nuvole si sono addensate ma, stranamente, tutto procede come se l’orizzonte fosse perfettamente terso e la volta celeste intarsiata solo dal volo di uccelli.

E invece, oltre all’angosciante situazione di cassa, la giunta Pizzino eredita il dramma della scuola media, la carenza strutturale d’organico, la complicata gestione delle cooperative, il degrado del territorio, un borgo decadente e collassante, un lungomare penoso, una pista ciclabile costruita contra legem, afforestata e con pericoloso scorrimento auto consentito, uno stadio comunale fatiscente, un palasport da farne cosa, un porto fonte strutturale di sperpero, una babele negli spazi pubblicitari, una consentita occupazione degli spazi pubblici fuori controllo, una quasi ignorata gestione dei passi carrabili e tanto altro.
Aggiungo il colpevole oscuramento della villa di Temesa che da sola potrebbe ribaltare l’immagine cittadina, una carenza raccapricciante sulla pubblica organizzazione dell’immagine turistica, un sito web comunale carente per la parte amministrativa e da incubo per la parte promozionale del territorio, una cartellonistica d’immagine da civilizzare e sovra ogni cosa la mancanza di decoro diffuso che è il primo fattore di successo turistico e di fascino del territorio.

Tanti sono gli ambiti di crescita cittadina, ma nessuno può negare che il volano del benessere amanteano debba essere obbligatoriamente il turismo.
Non solo il turismo vacanziero estivo, ma il turismo tutto l’anno.
Basta andare un po in giro, non necessariamente nell’Olimpo del turismo, anche nelle località calabresi che emergono come consistenza di presenze. L’elemento che si distingue immediatamente è il decoro, che fatto con la dovuta accortezza diventa bellezza.
E’ questa la prima urgentissima iniziativa da portare avanti perché un territorio esteticamente degradato è rigettato da tutti. Per decoro ambientale che non significa semplicemente togliere le carte dalle strade. Significa elementarmente abbellire ed ornare ogni aspetto: le insegne turistiche e pubblicitarie, le panchine, lampioni, il selciati e fondi stradali, aiuole, alberi, inferriate, scivoli a mare, barriere architettoniche, impedire l’andar contromano, il dramma delle feci dei cani, limitare l'inquinamento acustico, produrre elementi documentali sul territorio.
Prima d’ogni cosa questo è ciò che va realizzato, poi tutto il resto.
Se hai una casa con dei Picasso alle pareti e Manoscritti di Dunhuang in libreria, e ospiti qualcuno con sporcizia diffusa ovunque, nessuno degli ospiti dirà di quadri e libri ma soltanto del sudiciume che ha trovato, così funziona, ed è per questo che i turisti vanno altrove.

In sintonia con quanto sopra occorre una Proloco efficiente, uno spazio web illuminante (Comune o Proloco), la formazioni di guide ed accompagnatori, un programma di passeggiate ed escursioni definito, e soprattutto un organo di gestione degli eventi.
Va completamente rivoluzionato il concetto perdente di programma estivo che applichiamo da troppo tempo. Vanno focalizzati i periodi e gli ambiti territoriali rivolti all’intrattenimento degli amanteani e ciò che invece è mirato alle aspettative dei turisti per aumentare l’appeal del luogo.
Da tanto tempo ripeto ciò, inutilmente.
Abbiamo la fortuna di annoverare strutture di ricettività turistica di riconosciuta qualità che favoriscono la permanenza.
Ma il livello dell’affluenza di turisti/visitatori è direttamente proporzionale al modello di presentabilità del territorio e delle iniziative di accoglienza.
Se confrontiamo le presenze osserviamo una consistenza decisamente inferiore a tante, troppe località calabresi. Questo significa solo una cosa: quel nostro modello è sbagliato perché non in sintonia con le motivazioni del turismo che oggi si basano completamente sul territorio: particolarità dei luoghi, percorsi naturalistici, passeggiate e camminamenti mirati, escursioni, beni architettonici, connotazioni culturali, tradizioni, enogastronomia, e va considerato anche il turismo religioso che è in significativa crescita ovunque.

Per il 2017 verrà fuori un programma estivo di ovvia emergenza, ma per il futuro ci vorrà uno strumento in grado di ridurre o annullare il gap di presenze rispetto a troppe località calabresi. Finora non siamo riusciti nemmeno a beneficiare della rilevante crescita del turismo meridionale dovuta al terrore dell’isis che ha tenuto lontano i vacanzieri dai paesi concorrenti.
Dopo l’estate sarebbe auspicabile coinvolgere le associazioni cittadine, e chi ci sta, in un progetto di ampio respiro sul decoro diffuso: abbellire e rivitalizzare esteticamente tutti gli spazi urbani in grado di mostrare e raccontare venature di amanteanità.
E’ un investimento culturale obbligatorio.
In passato, e confermo oggi, scrissi di Amantea bella come Gina Lollobrigida a vent’anni che appariva luminosa con una semplice maglietta e la faccia pulita. Quella maglietta dobbiamo trovare per Amantea, e quell’acqua per sciacquarne il viso.
Antonio Cima 15-07-2017

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Commenti  

 
#5 amanteanostufo 2017-07-18 10:55
Ma questi che cosa ne sanno di decoro urbano se non sono mai usciti dal paesello.
Citazione
 
 
#4 Turam 2017-07-17 18:54
Questa è la cruda realtà che tutti sottoscriviamo e condividiamo,or a, però, occorre l'impegno di tutti, piccolo o grande che sia e in prima persona,per uscire dal tunnel.Cima non ha toccato a fondo ancora lo stato sociale.Esso riserva grandi sorprese.Auguri a tutti.
Citazione
 
 
#3 francesco provenzano 2017-07-16 15:51
Quanto racconti è di una evidenza disarmante che "disarma" pure la voglia e la capacità di aggiungere altro!
Citazione
 
 
#2 Pasquino 2017-07-16 10:23
Parli di programma estivo, ma l'estate sta finendo, mi sembra invece ke cambiano gli attori ma i selfie restano. L'assessora di campora parla di bandiera blu e nn conosce le basi x avere una bandiera..noi nn meritiamo neanke l'asta, x sorreggerla..

risposta di Antonio Cima
scusami ma non parlo di programma estivo (solo un cenno), ma di una vasta e complessiva situazione cittadina
Citazione
 
 
#1 Michelemmà 2017-07-16 09:50
Grazie al direttore di Webiamo per la sua innata obbiettività e senso critico. La signora turista ha poco di cui rammaricarsi la realtà reale di Amantea è quella che vediamo tutti i giorni, forse gli altri ci mettono un po di pepe ne denigrare Amantea- ma in fondo non hanno tutti i torti.Speriamo che l'Amministrazio ne Pizzino dia la svolta tanta attesa.Per il momento ci consoliamo con le solite ripristinate novene e processioni.
Citazione
 

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