Turismo e Religione simbiosi crescente

cima antonio L'incalzante simbiosi tra religione e turismo

Santuari, riti e cammini fattori di crescita vacanziera
di Antonio Cima

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Se dovessi spiegare al mio amico dello spazio Kussy Sym (che non sento da qualche anno) cosa sono le processioni religiose nella loro accezione nativa dovrei proferire ciò che per noi indigeni è un concetto acquisito spontaneamente.
Sono cortei urbani nei quali cittadini e fedeli portano in giro per le vie dei paesi una o più statue, con fermate davanti alle chiese, ai calvari, alle edicole votive, agli altarini allestiti da fedeli. Dai balconi (nei piccoli centri) tumashchi (coperte di damasco) o lenzuola ricamate, spesso fiori lanciati dai balconi, fermate davanti alle porte degli anziani impossibilitati ad andar per strada. Ad accompagnar il grande cordone umano la banda, in tanti luoghi tamburi, zampogne, fisarmonica.
La folla al seguito costituita prevalentemente da donne dalla mezza età in su, da pochi uomini avanti con gli anni, relativamente pochi i giovani.
Si evidenziano in abito confraternale i membri della/e congrega/he che in prevalenza portano il santo. Si fa il giro del paese, tra armoniose luminarie, e si ritorna quasi sempre alla chiesa d’uscita tranne alcuni casi si sosta temporanea in altra chiesa.

Questo è quanto dalla notte dei tempi con incalzanti sussulti della contemporaneità che vede nell’ambito religioso, oltre alla valenza ineludibile della fede, aspetti che vanno oltre essendo coinvolto in tale ambito il territorio, comportamenti sociali, i costumi dell’estetica, la vocalizzazione musicale in lingua madre e dialetto, le fiere, giochi di abilità, enogastronomia, percorsi e sentieri di grande valenza bucolica, organizzazione delle risorse umane e di quello che è funzionale alla buona riuscita complessiva della manifestazione.

Tutto ciò, senza eccessi di laicismo, si chiama turismo religioso che si amplia prodigiosamente in presenza di Santuari o strutture e ambiti riconducibili a contenuti mistici.
Da anni vado per chiese e processioni spinto dalla passione laica di guardare i comportamenti umani. Da anni mi ripeto nel dire che se vuoi conoscere la sostanza di una comunità devi seguire i loro riti religiosi. Da qualche anno osservo (relativamente alla Calabria) che i luoghi con maggiore appeal turistico sono quelli che hanno un livello di riti religiosi di maggiore organizzazione e spessore. Questo non significa che il rito porti, Sic et simpliciter, automaticamente turismo, ma che l’organizzazione sociale nella religione si manifesta anche nelle attività turistiche con immancabili vantaggi.
Potrei citare decine di località, lo evito, e invito chi voglia verificare questo assunto ad osservare i luoghi calabresi turisticamente più avanzati documentandosi sulla portata dei riti religiosi e degli edifici ad essi finalizzati (su webiamo.it tutto ciò è ampiamente documentato).

Il moderno turismo, solo chi non vuol vedere non vede, si basa quasi totalmente sul territorio e su tutto ciò che in esso è contenuto e si sviluppa: specificità ambientali, usi e costumi, saperi, sapori.
A ciò va progressivamente unendosi l’ampio contesto religioso: santuari, abazie, conventi, chiese, musei, processioni e riti calati nell’ambiente.
Naturalmente emerge una diversificazione di risultati in relazione a ciò che nei territori esiste e si fa. La presenza di Santi, Beati, importanti Santuari, famosi cammini costituisco una fonte di richiamo rilevante, ciò non toglie che qualsiasi espressione d’ambito è fortemente correlata ai luoghi, e su ciò occorre adoperarsi.
Antonio Cima 17-07-2017


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