Amantea - edicola votiva 'A Mmaculatella du Monumentu

foto 1 Amantea - “ ‘A ‘Mmaculatella”
(Un’Edicola Votiva, con la statuetta della SS. Vergine Immacolata,
che segnava il confine nord del quartiere Calavecchia).
Cartolina Illustrata di Salvatore Sciandra

Salvatore Sciandra - 07-02-2012
     Tra le numerose Edicole Votive che s’incontravano sulle facciate delle case o sui muri degli orti di Amantea, quella della SS. Vergine Immacolata,’a ‘Mmaculatella, sul muro di cinta del giardino del palazzotto Molinari, ai piedi del Parco della Rimembranza (‘u Monumentu ), è certamente la più conosciuta dagli amanteoti.

     Per quelli della mia generazione, per bene orientarsi nel territorio della cttà,bisognava conoscere, almeno, queste coordinate:

-“Funtana di Capuccini”- “ ‘u Calvariu “ – “ ‘a Crucia ccu lli funtani vecchi “ – “ Sant’Antoniu “ – “ ‘ u cessu da Taverna “ – “ ‘a funtanella di Furgiuele “ – quindi, “ ‘a ‘Mmaculatella “.

     Oggi incorniciata da un’edera antica che ha completamente coperto il muro dell’orto, l’edicola è protetta da una vetrinetta chiusa a chiave ed è illuminata, giorno e notte, da una piccola lampada elettrica.

     Un tempo, senza protezione, era Filomena che preparava la lampada ad olio, sostituita, in seguito, dai più comodi lumini di cera.

     Della potenza della luce che quella piccola fiammella emanava, ce ne accorgevamo quando andava via la corrente e si rimaneva completamente al buio, nelle case e fuori.Era davvero un “faro” sia per chi saliva verso ‘a Chiazza che per chi scendeva verso ‘a Taverna.

     Sotto la cornice, su di una lastra di marmo chiaro, è inciso:

<<VOI CHE PASSATE / QUESTA VIA / ALZATE GLI OCCHI / E SALUTATE / LA SS. VERGINE MARIA >>.

     Non c’era persona, grande o piccola che, passando per la ‘Maculatella, non si accostasse a quella Edicola senza toccare i piedi della Vergine e poi baciare le dita che l’avevano toccati e farsi il segno della croce, mentre recitava un’Ave.

     Se ‘u vicu da Taverna erano le colonne d’Ercole che segnavano il passaggio tra la città antica e quella moderna, che cominciava ad espandersi nella zona pianeggiante, restituita al territorio dal fenomeno del bradisismo marino, molto accentuato nella zona del Capo Tyllesium, ‘a ‘Mmaculatella segnava invece il confine ( fermo restante la zona franca fino alla falegnameria di mastru Brunu) con il quartiere sovrastante.

     Qui, in q uesto spazio, quasi quadrangolare e pianeggiante, come un pianerottolo da cui partivano gli ampi gradoni che salendo portavano al Monumento ai Caduti ed alla Nazionale, e che scendendo la silicata si srotolava come un mosaico di stacce di fiume, si consumavano tantissimi episodi che appartengono alla storia della Calavecchia.

     Uno dei personaggi, che aveva eletto ‘a ‘Mmaculatella a luogo di meditazione e di preghiera, era ‘u zì Jennaru.

     Zì Jennaru, con la moglie zà Filumena ed i figli, abitavano proprio al centro del quartiere. Lui era un tabaccaio e per raggiungere la sua bottega, alla Chiazza, passava quattro volte al giorno davanti alla statuina della SS. Vergine Immacolata.

     La devozione che lui aveva,per quella sacra immagine, era qualcosa di inverosimile.

     Al mattino e dopo pranzo, quando iniziava l’erta della silicata, con lo sguardo rivolto verso quel muro, cominciava a farsi il segno della croce che continuava fino a quando non arrivava davanti alla Madonnina. Poi, con la coppola in mano, per almeno una ventina di minuti, recitava le sue preghiere. Questo avveniva con qualsiasi tempo ed in tutte le stagioni.

     Così rifaceva a mezzogiorno ed a sera quando ritornava a casa.

     Arrivato, infatti, al primo “scalune” che portava giù alla Calavecchia, proprio davanti la bottega di mastru Brunu, zì Jennaru cominciava a farsi il segno della croce salmodiando fino a quando non arrivava su quel pianerottolo, dove si presentava penitente e devoto alla Vergine Immacolata.

     Allontanandosi da quel luogo, sia quando saliva per andare a lavorare che scendendo quando ritornava a casa, il suo volto, rugoso e segnato dal tempo, si riempiva di una luce particolare e, quasi estasiato, assumeva un atteggiamento di serenità e di appagamento.

     Noi ragazzi ridevamo e spesso, senza farci vedere, lo prendevamo in giro. Ma lui,senza scomporsi, forte del suo vangelo, abbozzava un sorrisetto che sapeva di perdono.

     Anche Turillu, il portalettere, che abitava proprio accanto a casa mia, non passava indifferente davanti a quella edicola.

     Colpito da ragazzo da poliomelite,Turillu aveva una leggera zoppìa che lo tormentava non poco e, finita la sua giornata lavorativa, si fermava davanti alla ‘Mmaculatella per ringraziarla. La moglie ‘Ntonetta,che sapeva più o meno l’orario in cui sarebbe ritornato il marito, di tanto in tanto si affacciava dal balcone e, quando lo vedeva pregare e salutare la Madonna, sapeva che poteva calare la pasta.

     Verso ‘a ‘Mmaculatella, non di rado, si vedevano salire cortei di ragazzini che simulavano le processioni dei santi o la celebrazione di qualche rito sacro. Il matrimonio era il più frequente.

     Un maschietto, che apriva il corteo, aveva il compito di portare la croce ,che era poi ‘ u palu ‘i ‘nterra o lavacasa, con cui si passava sui pavimenti lo straccio bagnato per lavarli.

     La fanciulla-sposa indossava un vestito di tulle ed organza della prima comunione, con in testa una coroncina di false perle o di fiorellini bianchi; lo sposo, in giacca e cravatta, aveva qualche difficoltà in più per il suo abbigliamento, ma con incedere supponente ed altero, recitava con grande disponibilità il ruolo che gli veniva assegnato. Seguivano gli invitati, spesso a coppie, ma di solito le femminucce erano più numerose dei maschietti.

     Le scarpe con i tacchi altissimi, l’uso del rossetto su quelle labbra ancora acerbe ed innocenti, rendevano la processione un po’ precaria e vacillante per le continue storte prese dai piedini ancora non adatti e non abituati a quei trampoli.

     Certamente quei ragazzi riuscivano ad attirare l’attenzione di molti.

     In coda al corteo, alcuni di quei ragazzi trascinavano barattoli di latta legati a catena a maglia larga, mentre altri fingevano, con bastoni, canne e coperchi di casseruole, di essere i musici accompagnatori.

     Da balconi e ballatoi che si aprivano lungo la strada che portava alla ‘Mmaculatella, invitati ruffiani, da guantiere ricolme di petali di fiori, lanciavano piogge odorose sugli sposi,accompagnate dalle stridule note degli “zinna-nanà…zinna-nanà…zinna-nanà…” che riempivanod’allegria quel giuoco che proiettava la fantasìa di quei piccoli attori verso una delle cerimonie che, per tanti, era addirittura il sogno di una vita.

     Il rito, con tanto di testimone e compare d’anello, si celebrava davanti a quell’ Immagine che veniva eletta anche a protettrice della coppia. Poi, ritornati giù, al centro della Calavecchia, si simulava il banchetto di nozze e l’immancabile festa da ballo.

     Sul pianerottolo da ‘Mmaculatella avvenivano, comunque, altri fatti.

     All’angolo con il mio giardino si ergeva un alto e poderoso palo della luce che era diventato il pisciatoio,quasi naturale, specialmente di chi era stato a bere qualche bicchiere di vino alla cantina ‘i Sarvaturu.

     Protetti dal muro, i conviviali di Bacco, potevano avere sotto gli occhi sia il tratto in salita che quello in discesa e quindi, in caso di qualche arrivo improvviso, avevano il tempo di ricomporsi e riabbottonarsi i pantaloni. Solo che le “lavinate” denunciavano, senza ombra di dubbio, il depositario di quel maleodorante liquido.

     Il palo della luce venne più volte sostituito poiché, infracidito alla base, rappresentava anche un pericolo per l’incolumità dei passanti.

Alcune volte, e questo accadeva tra primavera ed estate, io facevo il “giustiziere” da ‘Mmaculatella.

     Per rispetto alla Madonna, coloro che non riuscivano a trattenersi dello svuotamento delle vesciche, dopo essersi fatti il segno della croce, pisciavano con le spalle girate verso l’edicola, cercando, con le mani a coperchio, di coprirsi quanto meglio potevano. Era allora che entrava il scena il “giustiziere” che, da sopra un frondoso fico, che si ergeva proprio in quell’angolo di giardino, fiondava, con forza e velocità, una miriade di fichi, fra quelli più maturi, colpendo le intimità dei malcapitati.

     Era quello un momento di panico indescrivibile. La vittima, colta di sorpresa ed in flagrante, dopo aver assorbito il colpo, si affrettava a scrollarsi di dosso quei proiettili appiccicosi che, misti al piscio deviato, le imbrattavano inesorabilmente i pantaloni. Poi, allontanatasi dal palo per guadagnare una zona più in ombra, per non essere riconosciuto e per cercare, dopo un primo momento di panico comprensibile, di individuare a sua volta chi aveva osato sparare quei proiettili flaccidi ed acidosi, assalita da furia vendicativa,gridava:<<Esci fuori, strunzu !!!...Fatti vedere…se hai coraggio !>>.

     Nessuno è mai riuscito a scoprire l’identità del “giustiziere”, che, soddisfatto, riguadagnava la zona di piena sicurezza.

     D’inverno, nei giorni di pioggia, il pianerottolo della ‘Mmaculatella, diventava la zona di partenza dei bob.

     Il bob, un robusto “tavulieri”, ‘nsivatu per bene nella parte liscia delle tavole, con a bordo tre o quattro ragazzi, veniva spinto e fatto scivolare lungo la silicata che, resa a sua volta scivolosa dalla pioggia caduta, si trasformava in una velocissima pista.

Le tante cadute procuravano non solo lacerazioni dei vestiti, ma anche una serie di teste rotte e di slogature di caviglie.

     Il giuoco, pur pericoloso, catturava tutti e valeva la pena sperimentarlo. Le nostre mamme, però, non solo non condividevano quel giuoco, ma erano preoccupate sia della nostra incolumità che di quella del “tavulieri” che spesso varcava la soglia della bottega di mastro Pasquale per essere riparato. Aldo ci aiutava anche in questo.

     Domenica mattina,il pianerottolo da ‘Mmaculatella era occupato da due mendicanti. Gennarino, un cieco, si sedeva proprio sotto l’edicola. Arrivava ad Amantea con il treno da Paola, al mattino presto.L’altro, con una gamba che presentava una terribile lesione ulcerosa, che ungeva con un medicamento gelatinoso, che teneva protetta da una carta oleata infilata in una calza militare arrotolata alla caviglia e sopra, legata con una zagarella gialla sotto il ginocchio, si sedeva, appoggiandosi al muro del Monumento, sul primo gradone. Indossava sempre un pastrano da reduce dell’ALMIR ed aveva una grossa tracolla di tela che faceva da carniere, dove intascava la roba che la gente gli offriva. Si sorreggeva, per camminare, con due poderose stampelle di legno, imbottite con stracci nella parte che andava sotto le ascelle.

     Tutt’e due chiedevano l’elemosina e la carità in nome della SS. Vergine Immacolata.

     Spesso, lo zoppo, prima di andar via, lanciava il pane e le cose non gradite, ricevute in offerte, nel mio giardino. Le galline, quei giorni, raddoppiavano le proprie provviste di cibo, razzolando in quell’inattesa manna.

     Non mancavano, in quell’angolo particolare di quartiere, le soste degli innamorati.

Le coppiette, quelle più timorate, che non osavano avventurarsi nelle zone buie del Monumento ai Caduti, che speravano in un momento di intimità, si fermavano a chiacchierare con fremiti di speranze ed ansie per scoprire l’amore.

     Qui nacquero grandi e piccole storie tra promesse di eterna fedeltà e di slanci colmi di passioni e bugie; qui si consumavano lacrime di addii inconsolabili, per partenze di migranti in altri mondi.

     Per qualcuno, ‘a ‘Mmaculatella, è stato il luogo della prima stretta di mano, delle prime carezze con la voglia della scoperta, del primo bacio a labbra chiuse col sapore dell’inebriatura a ciglia serrate. E tutto accadeva lì, sotto gli occhi di quella statuina dell’Immacolata che chiedeva a viandanti, a ragazzini sposi per giuoco, a ragazzacci, ad ubriachi incontinenti, a mendicanti e ad innamorati, di elevare, soltanto per un attimo , un saluto ed una preghiera al cielo:

<<VOI CHE PASSATE

QUESTA VIA

ALZATE GLI OCCHI

E SALUTATE

LA SS. VERGINE MARIA>>.

     Per ubriachi scostumati ed innamorati in cerca solo di avventure,scendeva in campo il “GIUSTIZIERE”, con la penalizzazione dei focolai d’offesa.

     Poi, con l’avvento degli extra comunitari, divenuto parcheggio, ‘a ‘Mmaculatella perse il suo fascino e, con lo sradicamento delle selci antiche, anche la sua storia e quella della sua gente.

                                                         SALVATORE SC IANDRA 07-02-2012
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Commenti  

 
#1 FRANCO DANESE 2015-03-02 23:21
Caro Salvatore, felicitazioni per questo tuo commento storico amanteano..
Credo che "suni tempi passati..ccu tante
storielle ..pero' tuttu e' cangiatu...e a nessunu 'nteressa cchiu'...Chissa ' chi passa per il luogo...non si molesta di inviare un pensierino alla Madonna..."U passatu ..e' passatu"....Cia o.-
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