Fiere di Amantea e Cosenza a confronto

Amantea - Convegno Rotary 24 ott.2015 - Autorità e relatori Fiera di Amantea e Fiera di Cosenza
Confronto e storia
dei due eventi
In un convegno del Rotary
Relazione storica dello studioso Sergio Chiatto

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<<Amantea, 1 ottobre 1529. E’ ottobre e sono già evidenti i segni autunnali. I colori, ormai forti, di un caduco fogliame vestono i gelsi, i fichi e le poche viti che punteggiano qua e là le rare lingue di terra fertile poste tutt’intorno alla città e le pendici delle colline che le fanno da corona. A monte, le masserie della “Fiumara” con gli orti ed i giardini che urge ormai proteggere con le solite “palizzate”, ed il fiume già impetuoso a causa delle prime, abbondanti piogge.

In sommità, maestoso come sempre, e “paterno” quasi, il castello, teatro di gesta eroiche e di atrocità, eletto a simbolo della demanialità amanteana.

Sulla spiaggia, a ridosso dell’attracco delle imbarcazioni provenienti dai paesi vicini per l’avvenimento e, taluna, ritardataria, da Salerno ancora, carica di merci, un brulicare di attività, in un vocio ininterrotto di ciurme e di semplici curiosi   attorno ai “Regi fundachieri” intenti a pesare con la “statela”, a misurare col “solito tumolo zeccato di Napoli”, a vagliare e ad avanzare pretese, assistiti da soldati e fucilieri. Le poche taverne del posto già traboccano di ospiti.
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E’ un momento importante e gioioso per gli amanteoti. Uno di quei rari frangenti in cui ci si può permettere di non dover temere per la propria incolumità.

Appena l’anno prima, nell’ambito del guerreggiare tra francesi e spagnuoli, ci si era dovuti difendere - con successo, vivaddio ! -   dagli attacchi dell’esercito di Simone Tebaldi, seguace del Lautrec. Ogni “ostacolo”, ivi compresi gli alberi e i poveri abituri, insistente nei pressi delle mura della città era stato rimosso in tutta fretta, per avere una visione completa del campo di battaglia e per non fornire al nemico appigli di sorta.

Ma l’occasione, benché dolorosa, benché tristemente evocatrice dell’assedio angioino, del quale non si smetteva di tramandare il brutale epilogo, aveva dato modo agli amanteoti di ribadire al proprio sovrano devozione e fedeltà. E la ricompensa, una volta compiutasi la riconquista spagnola, non si era fatta attendere. Difatti, Carlo V, che già tanta generosità aveva mostrato, dieci anni prima, nei confronti della “fidelissima (sua) città di Amanthea”, non aveva esitato a concederle altri favori. Tra questi, venendo incontro ad una pressante richiesta della cittadinanza, l’istituzione di una fiera “franca” : con provvedimento emanato nella città de L’Aquila nel dì 31 gennaio del “corrente” anno 1529, firmato da Filiberto di Chalon, Principe d’Orange.

E’ il primo di ottobre, venerdì, e finalmente si può porre ad effetto l’agognata concessione. Stamani, di buon’ora, le campane delle chiese della città hanno suonato a distesa e dal castello sono rintronati cupi, ma non minacciosi per una volta, i colpi del cannone per annunciare l’avvenimento. Eccezionalmente, perché questi fragori solitamente segnano le feste comandate del Santo Natale, della Pasqua di Resurrezione e del Corpus Domini.

Presso il “Fossato”, appena fuori delle mura, nelle vicinanze della porta urbica detta “di “Paraporto” e dell’omonimo ponte, ove già si tiene il mercato domenicale per antica concessione, sono convenute le autorità cittadine, i Reverendi parroci, i confratelli delle scholae del posto vestiti secondo le antiche usanze, i Reverendi P. guardiani dei conventi coi loro confratelli, i chierici beneficiati dei munifici altari di patronato laico appartenenti alle famiglie più cospicue di Amantea. Tutti, nobili patrizi, onorati e popolani vestiti a festa,   sono accorsi, anche dalle “Terre” e dai “Casali” convicini, per assistere all’apertura delle contrattazioni, che si protrarranno per dieci giorni da oggi.

Il Regio Governatore ha consegnato al Sindaco della città e costui al Mastrogiurato in veste di “Maestro di Fiera” il bastone simbolo del comando e la fiammante bandiera della fiera riccamente ricamata, “con l’armi di S.M. (D.G.) da una parte e di questa fedelissima città dall’altra”, che subito è stata issata su di un alto pennone fra il rullare dei tamburi e le grida di gioia degli astanti.

Il Mastrogiurato avrà davvero un bel da fare ! Tutore dell’ordine pubblico per tutto l’anno, egli vigilerà sul buon andamento della fiera sulla quale eserciterà pieni poteri, compreso quello di amministrare giustizia, per tutta la sua durata. Poi renderà conto del suo operato e incasserà il previsto compenso. Ci si aspetta un risveglio economico della città attraverso un allargamento dello scambio di merci, molte delle quali incettate per l’occasione nella famosa fiera di San Matteo in Salerno, appena conclusasi.

Teleria di lino, seta (lavorata e non : Amantea, con Paola e Fiumefreddo,   si avvia ad essere uno dei centri maggiori di produzione e smercio in Calabria Citeriore), botti e barili, cuoiame, terrecotte, pentole e padelle. E, poi, fichi secchi, vino, lardo, baccalà, tonnina, alici   ed altre derrate, fresche e conservate. E copricapo delle più strane forme, attrezzi per la coltivazione dei campi, animali di varia età, foggia e destinazione. Sono queste (e tante altre ancora) le mercanzie che prezzolati banditori, gareggiando fra di loro, pongono all’attenzione degli avventori per decantarne i pregi e la convenienza dell’acquisto. Né mancano i beni voluttuari, destinati, però, ai fini palati dei clienti più facoltosi.

Ma altri personaggi, altri suoni oltre quelli dei “gridatori”, dominano la scena. Un religioso con l’immancabile cassetta per la questua;   storpi lamentosi intenti a chiedere l’elemosina. Bambini attratti da bestie ammaestrate e da prestigiatori. Servitori in livrea, e soldati. Cantastorie. Giocatori di dadi in perenne disaccordo. Strilli di bimbi e versi di animali. Quanta animazione !>>

Buonasera e grazie dell’invito a relazionare. Mi associo naturalmente ai saluti porti alle autorità presenti ed a voi tutti. Come avete appena sentito, mi sono proposto di commemorare la “Grande Fiera di Ottobre” che si tiene da cinque secoli ad Amantea, ipotizzandone l’esordio nell’anno della sua istituzione che, testi bibliografici e documenti d’archivio da me ritenuti attendibili, indicano nel 1529, riportandomi con la mente ad un giorno particolare dell’Amantea cinquecentesca e riproponendo un mio articolo pubblicato da Calabria Letteraria nel numero di dicembre del 2006.

L’appuntamento commerciale amanteano, che s’inquadra nel sistema fieristico del Regno già attivo dall’età sveva e che nel periodo aragonese contava già, stando agli studi di Alberto Grohmann ben 230 raduni mercantili,   ebbe poi a subire, in prosieguo, non poche variazioni nelle date e nella durata. Nel 1676, fermi restando i dieci giorni di durata, essa risultò anticipata al 27 giugno; e così dicasi per il 1729. Nel 1759, invece, l’inizio della stessa decorreva come nel suo nascere dal 1° di ottobre e tale era ancora nel 1790. Apprendiamo, inoltre, da un completo “stato generale delle fiere e dei mercati” in Calabria Citra, che dal 1821 la fiera di Amantea, detta “dei cappuccini” (perché spostatasi nel luogo omonimo), si sarebbe tenuta dalla seconda alla terza domenica di ottobre, per otto giorni consecutivi. E, infine, dall’amanteano Luigi Di Lauro, che nel 1856 essa durava “dalla metà alla fine di ottobre” di ogni anno. Oggi la ricorrenza si celebra a fine ottobre, ed è conosciuta come “fiera di ognissanti” o anche “dei morti” includendo appunto il 2 novembre, notoriamente dedicato alla commemorazione dei defunti.

Stasera sono qui in veste di studioso di patrie memorie anche per raccontarvi la mia esperienza di osservatore, <<costretto a misurarsi con l’inarrestabile mutare dei tempi e con un’omologazione dilagante che assimila (o assimilava, come vedremo) una fiera, dove la trepidazione dell’attesa è (o era) ormai scemata, ad un centro commerciale>>. E’ quanto rilevavo già nel 2006, sottolineando come essa, la vostra, la nostra fiera intendo, mi apparisse <<tristemente silenziosa e quasi senz’anima : proprio come gli anonimi mercati domenicali ove non ci si azzarda più a chiedere uno sconto, o i fornitissimi banchi degli ipermercati a prezzi fissi>>, ebbi a dire.

Ma come porvi rimedio - mi balenò - , se non attraverso la rivisitazione della storia municipale che sovente istiga o rigenera orgoglio di appartenenza, sano “amor di campanile” e buoni stimoli ad operare ? Da qui la mia idea di come un evento come quello in discorso poteva diventare, in un’inversione di tendenza, anche un potente mezzo di promozione turistica. La suggerii nel settembre del 2006 all’associazione Pro Loco con la quale collaboravo già da qualche mese per l’organizzazione di alcuni eventi commemorativi del bicentenario dell’assedio francese della città, ma non solo, la quale mi aveva fatto dono di un’impegnativa tessera di socio onorario e premiandomi col suo “Loco d’argento”. Palesai il mio pensiero, che consisteva nella spettacolare apertura dell’evento, col corteo storico, l’alzabandiera e la solenne investitura del “Mastrogiurato”, anche all’amministrazione comunale dell’epoca guidata dal carissimo Franco Tonnara che, nonostante la brevità del tempo a disposizione (giova rammentare che eravamo a settembre inoltrato) la volle subito porre ad effetto.

M’ero proposto – e di ciò resi edotti gli organizzatori della kermesse – un attivo coinvolgimento dei comuni del circondario che, come scrissi su un “pieghevole” sponsorizzato da un operatore commerciale cittadino e distribuito ai visitatori in alcune migliaia di esemplari, avrebbero avuto modo, attraverso l’evento fieristico, appunto, di mostrare le loro “eccellenze”, promuovendo i rispettivi territori. Una “fiera-vetrina”, così mi piacque definirla, per Amantea e l’intero comprensorio, con lo scopo di aggregare, immaginandone i positivi “ritorni”, non solo d’immagine evidentemente, quanti più soggetti possibili, interessati a far si che i flussi turistici verso i nostri stupendi borghi (che certo non mancano di nulla per essere attrattivi : basti qui pensare, guardando solo al nostro ambito ristretto, ai riti e agli allestimenti natalizi e della Pasqua, o a quello straordinario appuntamento qual è il Carnevale amanteano, vera e propria apoteosi di creatività e di abilità artigianale), quei flussi dicevo, fossero crescenti e meglio distribuiti nel corso dell’anno. Non concentrati, cioè, nel mese di agosto o giù di lì, allorquando, fatti salvi i vantaggi (effimeri, sovente) di pochi operatori, i nostri paesi mostrano tutti i loro limiti e la loro vulnerabilità, dinanzi ad un turismo “di massa” del quale palesemente mal sopportano l’urto e che spesso si rivela irrispettoso delle nostre bellezze paesaggistiche ed architettoniche.

Certo, le attese non potevano e non dovevano andar deluse. Era d’obbligo che le amministrazioni comunali interessate abbandonassero definitivamente ogni forma di miope campanilismo (anacronistico, più che mai, in tempi di “globalizzazione”) e tendessero sempre a fare “sistema” (o “squadra”, come sul dirsi) per aiutarsi vicendevolmente, armonizzando tutte o gran parte delle loro iniziative. Dai grandi eventi, alle sagre delle varie “specialità” culinarie, delle quali, forse, va pure verificato l’effettivo legame con le nostre zone : magari attraverso auspicabili incontri programmatici fra i responsabili di settore. Dalle politiche di gestione e di salvaguardia del territorio (mare compreso, naturalmente), a quelle che afferiscono ai trasporti, urbani ed extraurbani, da facilitare in ogni modo, ed alla comunicazione.

<<Quale occasione migliore - dunque, mi domandai -   per incontrasi e confrontarsi costruttivamente di un importante appuntamento qual era (ed è!) la cinquecentesca “fiera d’ottobre” di Amantea, antica ed imponente, anche dal punto di vista della frequentazione, per la rinomanza acquisita nel tempo e per gli spazi a disposizione, notoriamente ampi e di felice giacitura ?>>

E con soddisfazione dovemmo constatare che la novità suggerita ebbe a sortire i suoi effetti, almeno in termini di rinnovato entusiasmo, che fu palese e diffuso. Pubblicamente ed in privato, avemmo molti consensi. Non mancò qualche rara critica, che si appuntò soprattutto sulla inadeguatezza degli abiti dei figuranti, ma non si poteva fare altrimenti. Ognuno rispolverò quello che gli offriva il guardaroba (anche qualche abito indossato nell’ultimo carnevale fu riutilizzato), perché il limitatissimo tempo a disposizione non offriva valide alternative. Ci volle il 2010, come vedremo più avanti, perché la cerimonia venisse ripristinata in tutta la sua solennità, benché vada ricordato che, nel 2009, i commissari straordinari dell’epoca l’avessero comunque riproposta ma in tono nettamente minore, almeno dal punto di vista della comune percezione.

Chiusasi per fine servizio attivo presso un noto istituto di credito la mia felice parentesi amanteana, ininterrottamente durata quasi un decennio, sono tornato a Cosenza con un’alta dose di entusiasmo e con l’intimo desiderio di spendermi in qualche modo anche in favore della mia (parimenti) amata città natale. Sennonché, approssimandosi l’appuntamento fieristico di San Giuseppe (forse perché nato proprio un 19 marzo) non mi sono trattenuto dal proporre al sindaco dell’epoca, Salvatore Perugini, che le due fiere, “imperiali” entrambe, antiche prerogative, ambedue, di città “libere”, gelose custodi della loro “demanialità”, potessero “gemellarsi” in qualche modo, e dialogare. Un progetto, quest’ultimo, che è andato a buon fine, come mostrerò,   già nell’edizione cosentina del 2011, allorquando Tonnara e Perugini, l’uno al fianco dell’altro, presenti gli assessori Ambrogio, per Cosenza e Carratelli per Amantea, si posero alla testa del corteo rievocativo dell’ingresso in città di Federico II. Li precedevano, sul Corso Mazzini, gli sbandieratori di Bisignano e la Banda amanteana “Francesco Curcio”, giunta al seguito del suo sindaco.

Vi confesso che sconosco se quel “patto” , che, secondo le intenzioni della vigilia (confermate in conferenza stampa del 14 marzo e nel corso del convegno del 18 immediatamente successivo - “La fiera di San Giuseppe per il rilancio turistico della provincia di Cosenza” – ,  ove ebbi la ventura di relazionare), doveva propiziare l’avvio di un comune percorso delle due città per la promozione dei rispettivi comprensori, sia stato rinnovato o meno, o se si sia solo affievolito. Avremo modo di verificarlo, io credo. Frattanto, passo alla proiezione di alcune diapositive per concludere il mio intervento. [...]

Voglio concludere con un’annotazione tutta rotariana, vestendo stasera anche questi panni, e lo faccio plaudendo al Club di Amantea che ha voluto addossare, alla sua XVII giornata di Studi Storici, un argomento perfettamente coerente col tema dello “sviluppo economico e comunitario” attribuito dal Rotary International al mese di ottobre. Intravedendo, giustamente, nel riproporsi e soprattutto nel divenire di due importanti fiere della nostra Provincia (delle quali, attraverso questa mia relazione e quelle che seguiranno a breve, potranno cogliersi similitudini e diversità), un rilevante strumento di progresso economico per le nostre comunità. In ciò coadiuvato dall’antico club padrino di Cosenza, al quale mi onoro di appartenere, con l’auspicio, già realizzato a quanto pare, che analoga manifestazione rotariana si possa poi tenere nella città capoluogo, nel marzo prossimo, in occasione della fiera di San Giuseppe. Dove il club cosentino, peraltro, opera già con iniziative filantropiche a favore dei migranti venditori ambulanti.

Anche questo fa il Rotary, carissimi amici. Attento com’è alle esigenze del territorio, ne rileva le criticità, ma pure le potenzialità, come quelle sottese da un raduno fieristico appunto, evidenziandole e portandole alla pubblica attenzione : alla maniera odierna, attraverso questo convegno, attendendosi poi che pubblico e privato, con unitarietà d’intenti, vogliano operare - particolarmente il “pubblico” - con propositi autenticamente altruistici e lungimiranti.

Io mi fermo qui, ringraziandovi sinceramente per la cortese, paziente attenzione ed augurandovi buona fiera.  

Amantea, sala consiliare del Municipio,

24 ottobre 2015

                                                                                                   Sergio Chiatto

                                                                                                   (deputato di storia patria per la Calabria)

Bibliografia essenziale :

S. Chiatto, La “Grande Fiera di ottobre” nell’Amantea cinquecentesca, in : Calabria Letteraria, nn.10-11-12, 2006, pp.53-54

L. Di Lauro, Cenni statistici sull’agricoltura, industria e commercio della città di Amantea, Napoli 1856

L. FalconeMercanti, società e politica economica nel territorio di Bisignano nei secoli X-XVI, in : Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Rivista storica calabrese, n.s., anno XV (1994), nn.1-2, pp.145-156

E. Fera, Amantea la terra gli uomini i saperi, Cosenza 2000

G. Galasso, Economia e Società nella Calabria del Cinquecento, Napoli 1992

S. MiceliAmantea sul finire del Settecento.Uomini, natura, società – Cosenza, 1996;

V. Saletta, La spedizione di Lautrec contro il Regno di Napoli, Roma 1975

A. Savaglio, Il Regio Castello di Amantea, Amantea, 2002

V. Segreti, La Fiera di Amantea, in : Calabria Letteraria, nn.10,11,12, 1994, pp.59-62

G. SoleViaggio nella Calabria Citeriore dell’800 , Cosenza 1985

G. Turchi , Storia di Amantea, Cosenza, 1981

Principali fonti archivistiche :

Archivio di Stato – Cosenza – Notai : Carvano Natale (aa.1673, 1676,1679, 1680), Ferraro Saverio (aa.1729, 1745, 1749, 1751, 1752, 1753, 1754), Salvatore Pasquale (a.1759), Sances Domenico Antonio di Nicola (a.1799), tutti di Amantea

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