Linguaggio, cultura, tradizione di Amantea: la ragazza, il corteggiatore

amantea-vita-borgo Amantea - Tradizione linguistica del borgo marinaro
Il disagio dell'innamorato non accettato 
Si diceva un tempo e non si dice più:
"A'voglia ca t’allisci e ti ‘mbrillicchi tantu u'nnu pigli maj ciellu ‘mparatu"

Amantea - Tradizione linguistica - Il disagio dell'innamorato non accettato
Scavando nella memoria di vecchie signore del borgo antico di Amantea, gemme linguistiche emergono e tante
, ahinoi, entreranno nel cono d’ombra dell’oblio.
L’espressione in oggetto non è più citata da molti decenni e, comunque, anche in passato attinta e proferita da pochissime madri e in rari casi. Vediamo.
Riportiamo il calendario indietro di vari decenni, nel periodo successivo alla 2ª guerra, e saliamo nei vicoli del Borgo Chjanura.
La parte considerevole della marineria di Amantea era lì, tutte le famiglie con molti figli, varie figlie femmine. I maschi fin da bambini avevano facoltà di muoversi liberamente, le ragazze in casa o nei piccoli spazi sotto porta a giocare a strusciu, vularella, scalasciu, ecc. Esigue le opportunità per divagare nel passeggio davanti al municipio: il mercato domenicale e le processioni.
Quelle che andavano alla mastra (ricordiamo le semastre Ciciuzza, Rumirda, ed altre) godevano di un ulteriore spazio di libertà. Si tenga conto che a quell’epoca la scolarizzazione, per la quasi totalità, significava esclusivamente le elementari (ma non tutte le completavano).

In tale contesto le ragazze trascorrevano moltissimo tempo in casa, ancor più nel periodo invernale.
Senza televisione (al massimo la radio), di telefono neppure l’ombra, raramente il grammofono, la finestra rappresentava un contatto privilegiato con il mondo esterno.
Da questo spazio tutto si mostrava e tutto si osservava.

”Capitava” che le ragazze crescessero, belle e prosperose, affacciandosi in quello spazio di vita a mostrare la loro beltà.
”Capitava” anche che qualche ragazzo s’invaghisse adoperandosi per ciò mostrare.
La ragazza capiva immediatamente le attenzioni di lui che più di un pavone si gonfiava e cambiava la livrea per proporsi.
”Capitava” immancabilmente che anche la mamma di lei s’accorgesse del “pavone”.
E qui entra in ballo la fatidica frase del titolo tenendo presente che di ciò i padri erano totalmente ignari.
Se la mamma considerava lui non adeguato alla figlia, imponeva alla ragazza di non mostrarsi accondiscendente e si sviluppava un contesto da "quel ramo del lago di Como" con la madre-Don Rodrigo ad imporre “questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai”.
Restava da far capire al pretendente di pavoneggiare altrove.
Qui interveniva la madre della ragazza che, affacciandosi alla finestra al passaggio di lui, gonfiando diaframma e addome con tutta l’aria possibile, esplodeva “Avoglia ca t’allisci e ti ‘mbrillicchi tantu unn'u pigli maj ciellu ‘mparatu”.
Il seguito dipendeva dalla volontà della ragazza e dalla resistenza dell’indesiderato.
La frase racchiude un straordinaria metafora della vita traslando il contesto nella competizione in natura tra predatore e preda: “un giovane e inesperto uccello che potrebbe essere facile preda non lo è più se opportunamente ‘mparatu dall’esperto genitore”.

Corre l'obbligo di sottolineare la necessaria rappresentazione teatralizzata dello spaccato dal quale, penso, si evinca il contesto.

Antonio Cima 20-12-2012

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Commenti  

 
#2 nello 2013-10-08 12:47
Questi erano i tempi,le abitudini della nostra Terra. Bisognava tutelare la riservatezza e l'integrità morale della ragazza perchè difficilmente avrebbe contratto matrimonio se si fosse saputo che altro ragazzo l'avesse sfiorata. Tutto era l'opposto di oggi. In molti paesi c'era l'usanza di stendere al balcone le lenzuola a testimoniare della verginità della sposa.
Sembrano scene d'altro mondo, fiabe, ma è verità. Il contrario d'oggi.
Citazione
 
 
#1 nello 2013-10-08 12:39
Quanti ricordi! quante speranze| quante illusioni|Era l'amore platonico " tu si de ddruacu ed iu de cca te vjiu..." ( tu sei al balcone ed io ti ammiro da lontano). Nei tempi remoti e, fino agli anni sessanta,avvici nare una ragazza era affare "titanico", anche da fidanzati, quando si permetteva al ragazzo di frequentare casa dell'amata, seduti in mezzo a loro, accanto al focolare, a badare era nonno e nonna o, comunque, persona di famiglia, per non consentire ai due di avere alcun contatto fisico.
Citazione
 

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