Il Natale di una volta, la Ninna dedicata

ninna-piazza Natale ad Amantea
La Ninna di buon auspicio
Sottocasa del destinatario svegliando il vicinato
Un'antica usanza abbandonata da pochi anni

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La Ninna di Natale sotto casa per augurio

Fino all’ultimo decennio del secolo/millennio scorso qualcuno ancora si applicava in questo gesto di riguardo e di buonaugurio; attualmente nessuno più lo pratica.
Non sono stati molti coloro che a ciò si sono dedicati e pochi ne hanno sentito parlare. Vediamo di cosa si trattava.
Capitava, nel buio delle notti più lunghe dell’anno, poco prima delle cinque del mattino, nel sonno ancora pesante, di essere svegliati dal canto della Ninna proveniente dalla strada sotto casa.
Restavi un po’ disorientato, ti alzavi, aprivi la finestra e notavi nella via un gruppo di otto-dieci persone impegnate nel canto. Una alla volta vedevi aprirsi le finestre e i balconi intorno e tutti ad ascoltare come accomodati su tanti palchi in teatro.
Ma perché quelle persone andavano a quell’ora sotto casa a cantare la Ninna? A chi era dedicata?
La famiglia destinataria si poteva dedurre, il più delle volte, dal posizionamento e dallo sguardo dei cantori.
Si trattava di un nucleo familiare nel quale qualcuno era guarito da una lunga malattia, una donna dopo lunghissima attesa era rimasta gravida, un bambino tanto desiderato era nato, aver superato brillantemente un concorso statale, acquistato la casa, e altri eventi ritenuti determinanti nel percorso di vita domestica.
La simbologia di questo comportamento è implicita nella stessa natività.
Alla Ninna, dedicata al Bambinello che sta per nascere e che, per la fede cristiana, affrancherà il mondo dal male, viene associata la nuova condizione della famiglia nella quale un evento prodigioso si è verificato a sollevarla dal bisogno.
Spesso la famiglia beneficiaria del canto era ignara di tale coinvolgente dedica.
La cosa che “intrigava” i vicini assestati sulle affacciate di casa, era capire a chi quella Ninna fosse dedicata. La questione si complicava ulteriormente se il caseggiato era ampio.
L’incognita non sussisteva se in un evento rilevante, e noto a tutti, era stata coinvolta una famiglia.
In ogni caso, al cominciar del giorno, con un rapido giro di voci, tutti sapevano e commentavano.

Anche in questo spaccato sociale, dulcis in fundo, si finiva a tavola. I cantori salivano in casa del beneficiario, il quale, se preavvisato della dedica preparava tavolate imbandite d’ogni bene altrimenti doveva “svaligiare” gli stipetti al momento.
Siccome calabrisi e muli ‘un mangiunu maj suli la presenza dei vicini di casa al quel desco natalizio era considerata un valore aggiunto per quell’evento indimenticabile.
Ad organizzare la seduta del canto era generalmente un parente o un amico della famiglia o un compare che in passato era stimato più di un amico, più di un parente.
Il convivio durava pochi minuti in quanto bisognava arrivare in chiesa per l’inizio della funzione che precede la Ninna.
Credo che cose simili (nel senso civico e non religioso) nella nuova civiltà degli egoismi e dei personalismi potranno essere solo raccontati, e ciò ho fatto.
Antonio Cima 22-12-2012

foto della Ninna di Piazza 2011 a Santa Maria
ninna-piazza

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Commenti  

 
#1 rocco veltri 2019-01-08 23:25
il mio natale ad amantea e' stato fatale era piu' che altro religioso il 90 per cento e il resto regalini che forse avevano un significato molto tradizionale ma semplice i zampognari ti svegliavano alle cinque del mattino e il loro suono era inemitabile ora si fa' molto sperpero e chi puo' comprare il regalo piu' costoso e felice abbracci rocco
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