Amantea - 'A Vrashcèra

vrascera 'A Vrashcera fino agli anni '80
Fonte prevalente del riscaldamento familiare; Vediamo il procedimento di accensione e mantenimento delle braci

‘A Vrashcèra
Nel secolo scorso tante sono state le invenzioni o le innovazioni che hanno cambiato gli usi e i costumi degli Italiani ma non è sbagliato dire che alla gente del Sud gli utilizzi e i benefici conseguenti sono quasi sempre giunti con qualche anno di ritardo.
Un esempio di questo concetto può essere stato il Gas da riscaldamento domestico. Ad Amantea, quando il metano era ancora lontano, nei  pomeriggi delle stagioni invernali, davanti ad ogni uscio delle abitazioni, era possibile osservare le donne di casa impegnate nelle fasi di accensione della vrascèra, quel contenitore a forma di bacinella ripieno di cenere sul quale sistemavano alcuni  pezzi di carbone. Era in ottone o in rame ma la maggioranza delle famiglie, per le ristrette possibilità, lo possedeva in altro metallo meno nobile, con inevitabili “bucature” nel tempo. Era necessario bruciare la parte nera del carbone all’aria aperta per vanificare le pericolose esalazioni della combustione che, nelle giornate ventose, generava anche uno spettacolare sfavillio di scintille e solo quando il frammento di carbone diventava brace, la vrashcèra, adagiata in una pedana circolare di legno, faceva il suo atteso ingresso nella casa. continua dopo le foto

 
Con occhi moderni si può dire che preparare una buona vrashcèra era un’arte e forse, a livello inconscio, poteva anche esistere una sottile competizione sulla migliore “carcara” di fuoco.
Facebook, le partite su Sky e i tormentoni televisivi erano di là da venire ed allora, in quelle fredde serate, i componenti della famiglia stavano raccolti a riscaldarsi davanti alla vrashcèra, così che le  mamme a rammendare, le nonne a raccontare, i papà stanchi della giornata lavorativa ed i figli assonnati, tutti insieme, davano vita a quello che si può chiamare il focolare domestico.
Non era tutto rose e fiori ma certamente ci si parlava. Il discutere o il riportare gli accadimenti del giorno, le apprensioni o le speranze, così come i momenti giocosi, davanti al quel tepore, si traducevano in fiumi di parole che spesso avevano il sapore di racconti o di fiabe per i più piccoli.
C’era il profumo di agrumi per le bucce adagiate tra la cenere e i tizzoni ardenti; qualcuno metteva anche le patate, intere da pelare e mangiare calde al momento giusto, o le castagne o piccoli recipienti per scaldare qualcosa. C’erano anche gli inconvenienti quali le “sazizze” per le donne, quell’antiestetico rossore delle vene nelle gambe per il troppo protrarsi al calore del fuoco, così come qualche semiribaltamento della vrashcèra per maldestri movimenti dei piedi sulla sua pedana, con spargimento di cenere sul pavimento, o ancora qualche rara bruciatura sul corpo o nei vestiti mentre si “riminava” la vrashcèra con il cucchiaio o la paletta.
L’altra faccia della medaglia era che i costi del riscaldamento non venivano in bolletta ed il prezzo non lo determinavano le multinazionali dell’energia ma ‘u Carbunaro , figura mitica che tratteremo a giorni, che riforniva quasi in un porta a porta i propri utenti.
A futura memoria e a beneficio di qualche giovane che ha curiosità di conoscere il come eravamo, le immagini nostrane e quelle circolanti nel web sull’argomento.
Antonio Mannarino 07-01-2013


Dai ricordi di Antonio Cima
Due ulteriori aspetti sulla “cultura” della vrashcèra, uno sociale e uno tecnico.
Come chiaramente espresso da Antonio Mannarino vari tipi di recipienti accoglievano cenere, braci, carboni.
Dal tipo di vrashcèra si deduceva, senza possibilità d’errore, il livello economico della famiglia. I nuclei più agiati avevano quella in rame, luccicanti e con maniglie ornate; le famiglie ne povere ne agiate ne avevano una della stessa forma di quelle di rame, ma di latta, con semplici maniglie a cerchio di tondino o fildiferro; sul davanzale dei poveri vedevi scintillare le braci nelle bacinelle metalliche usate normalmente per lavarsi la faccia, dismesse per sopraggiunta vecchiaia e dirottate al fuoco domestico; era rotonde, di circa 40 cm, di ferro spesso, smaltate all’esterno, di colore bianco con orlo blu.
Mantenere le braci accese era un’abilità tecnica che velocemente doveva essere acquisita. Il procedimento a fuoco spento era molto articolato se non si disponeva di braci iniziali. Bisognava avere della legna a fuoco rapido (quasi sempre orfanielli); disporla sulla cenere contenuta nella vrashcèra a forma di piramide tenendo larghi gli arbusti per l’aria; spostarsi fuori dall’abitazione (sul ballatoio -se esisteva- o sulla strada) a causa del cattivo odore, delle vampate, fumo, ceneri e carioli; dopo un pò sulla legna arsa venivano adagiati i carboni che per vari minuti restavano all’aperto per arroventarsi.
Una volta in casa era necessario un continuo lavorio di alimentazione con piccoli pezzi di carbone. L’accortezza necessaria consisteva nel non far mai consumare interamente le braci. Quando si andava a letto (prima dell’avvento della televisione voleva dire tra le sei e le sette di sera) l’anziano di casa si adoperava per garantire la conservazione delle braci per il giorno dopo. Scavava nella vrashcèra un piccolo cratere nel quale disponeva le braci residue, le ricopriva con la cenere assicurandosi della perfetta copertura per evitare passaggio d’aria. Con tale accorgimento, il giorno dopo, si disponeva delle braci iniziali da alimentare con i carboni per avere velocemente le condizioni ottimali di fuoco. Qualcuno adoperava un altro recipiente per la conservazione delle braci (in genere vecchie padelle o vecchie cardarelle).
Un ricordo da bambino sulla gestione della vrashcèra. In alcuni momenti di distacco dal braciere mio nonno diceva a mia nonna: ”Ohj A’, va cuverna a vrashcèra”.
Cuverna sta per governa, ovvero adoperarsi affinchè non si spenga.
Antonio Cima 07-01-2013

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Commenti  

 
#12 luigi rocco j. ve 2015-01-02 01:28
Grazie Antonio Cima per averci fatto ricordare u vraciero ricordo benissimo che le gambe delle donne si facevono rosse come ilfuoco stando troppo vicini al vraciere facendo le sal ciccie alle belle signore .Quelli erano tempi difficili saluti Rocco
Citazione
 
 
#11 Nuccio 2014-12-31 17:59
grazie caro amico Antonio.... Con le tue foto racconti la ns storia
Grazie.
Ti ringrazio per l'apprezzamento per le foto che sono corredate da ampia narrazione. Ciao auguri
Citazione
 
 
#10 Jennifer 2014-12-29 21:56
emouvant souvenir de ma jeunesse passée en Calabre Les personnes les plus cheres ne sont plus la mais grace a ses images j'ai pu les revivre et cela me fait pleurer.
Citazione
 
 
#9 francesca c 2014-12-29 20:23
E le scorze di mandarino o arancia per coprire l'odore del carbone?profumi che ricordano gli affetti, i momenti passati guardandosi due o tre generazioni negli occhi...uno davanti all'altro
Citazione
 
 
#8 Grazie 2014-12-29 18:55
Questi testi valgono più di un video perché mi hanno immediatamente proiettato in un mondo che, anche se non esiste più, mi fa sentire orgoglioso di averne fatto parte.
Citazione
 
 
#7 Terremoto & Vrascera 2014-12-29 08:40
Storiella natalizia pe fissiari nu pocu:
Piove e fa freddo quando ieri sera si sente na bella botta di terremoto.La moglie in cucina,il marito nel salone a guardare le rispettive televisioni. Il figlio nella sua stanza di sopra impegnato alla playstation e con il suo cellulare.Per informarsi,cond ividere e confortarsi dallo spavento si impiega un po' di tempo. Vuoi mettere quando si era tutti intorno alla vrascera?Quando tutto era in tempo reale e bastava solo guardarsi negli occhi?
Citazione
 
 
#6 Passato&Presente 2013-11-21 19:30
Le "Carriole" e il profumo di carbone bruciato che ci raggiungevano ad ogni folata di vento, accompagnavano le nostre corse in strada e nostri giochi.
Citazione
 
 
#5 mimmo 2013-11-19 21:38
prima i ricogliri i vrasci da cucina a ligni ni facijmu frissurati i patati nzati nzati doppu tutti alla vrascera
Citazione
 
 
#4 filopanto 2013-11-18 17:01
Io non la uso più da svariati anni però la vedo tutti i giorni perchè mi fa da ornamento in una stanza e mi ricorda tante cose una tra tante: una volta sono caduto con una mano nella cenere ancora molto calda ed ho visto le stelle.
Citazione
 
 
#3 PER EGIDIO 2013-11-18 12:17
La tua è proprio una bella provocazione. oggi stiamo più o meno tutti bene ma il paradosso, in qualità di genitori,è che noi siamo più preoccupati per i nostri figli, pur avendo essi di tutto e di più rispetto ad un periodo dove i rischi, la sera, erano solo se si bruciavano davanti al braciere. Nello scherzare c'è sempre, alla fine, un pizzico di verità. Saluti
Citazione
 

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