Matrimoni per procura tra '50 e '60

matrimonio procura I matrimoni per procura
Tra ragazze del Sud e italiani d’oltreoceano.
Molte ragazze della marineria di Amantea varcarono l’atlantico per incontrare un marito sconosciuto.
Fenomeno diffuso tra ’50 e ’60, tante donne amanteane furono coinvolte, oltre alla marineria le campagne.

Risalgono tutti allo stesso periodo, tra ’50 e ’70, i matrimoni di convenienza tra ragazze del Sud con italiani d’oltreoceano e coltivatori lombardo-veneti.
In altra pagina sono stati trattati i matrimoni combinati tra ragazze calabresi e agricoltori del nord-est, Mantova e Verona nello specifico. Tale spaccato non raccolse interesse in ambito della comunicazione e andò avanti con l’esclusivo coinvolgimento delle famiglie coinvolte.
Di tale controverso spaccato storico non v’è praticamente traccia documentale.

Ben altro spazio ebbe il fenomeno dei matrimoni per procura delle ragazze del Sud con altri italiani in giro per il mondo (avviato comunque da inizio '900).
All’origine di tale temporaneo costume sociale vi fu l’emigrazione post bellica che svuotò paesi e contrade meridionali in cerca di un futuro in Europa, nelle Americhe Nord e Sud, in Australia, Canada.
Le regioni meridionali furono interessate tutte, seppur in misura diversa; dei paesi oltre oceano prevalsero Venezuela, Argentina, Brasile, Australia.
Sull’argomento esistono una sufficiente letteratura e vari contenuti cinematografici.    

Il comprensorio di Amantea fu interessato a questo fenomeno in misura rilevante. Appare superfluo sottolineare che furono interessate ragazze dei ceti più disagiati, famiglie numerose con varie figlie femmine. Se ai matrimoni combinati con mantovani-veronesi furono orientate quasi esclusivamente le ragazze più avanti con gli anni e meno fortunate dal punto di vista della grazia femminile, i matrimoni per procura oltreoceano portarono via anche parte della meglio gioventù femminile.

Il contesto risulterà incomprensibile ai più giovani che, per seguirne le dinamiche, dovranno immergersi nelle condizioni generali dell’epoca, anche dal punto di vista tecnologico che emergerà più avanti. Un ruolo determinante ebbero le lettere e le foto.

Gli emigrati, è stato e così sarà sempre, avvertono una ovvia emarginazione ambientale (possiamo semplificarla in disorientamento) che fa sviluppare il mutuo soccorso; ritrovarsi in condizioni di disagio accomuna, affratella, cosi fù per i tanti meridionali. Per il tempo libero la vicinanza maggiormente inseguita è quella di possibili compaesani, poi quelli della provincia, della regione, del sud. Ciò che stabilisce rapporti solidi e duraturi è il lavoro che più di tutti determina le frequentazioni.

matrimonio procuraAd emigrare, oltre ad interi nuclei familiari, furono prevalentemente gli uomini, in parte scapoli e in parte con famiglie a carico rimaste in Italia. Si stabilirono così gruppi amicali variamente composti.
Per anni si ritrovarono in quei paesi lontani tanti maschi meridionali con pochissime donne. La modestissima istruzione, le difficoltà linguistiche, le ristrettezze economiche rendevano difficile un approccio con il genere femminile del luogo per poter formare nuovi nuclei familiari.
Queste furono le condizioni che innescarono il rilevante fenomeno dei matrimoni per procura.
L'alternativa al matrimonio per procura era un matrimonio con presenza; ciò voleva dire trasferimento del giovane in Italia, perdita del lavoro, costi insostenibili: tutto ciò era ovviamente impossibile
Ogni emigrato lasciava nel paese un consistente nucleo di parenti, affini, amici, tra cui tante ragazze da marito. Da cosa nasce cosa e il passo fù breve. Gli emigrati più anziani pensando alle ragazze da marito in paese, trovandosi a coesistere con italiani scapoli di età compatibile, avviarono il percorso. Succedeva così, per esempio, che un emigrato di Amantea, zio di una ragazza da maritare, proponeva la nipote ad un suo giovane compagno di lavoro che stimava “buon partito”. Se il giovane accettava scattava l’iter delle “trattative” che poteva durare un tempo rilevante come vedremo più avanti.


Siamo negli anni ’50-‘60 epoca in cui il telefono esisteva solo come centralino di paese praticamente ignoto alle famiglie coinvolte in tali faccende.
Il tempo si riduceva se lo zio aveva già con se una foto della ragazza; dalla foto di lei il ragazzo decideva se andare avanti nel tentativo.
Il primo passo consisteva in una lettera che l’uomo proponente inviava alla propria sorella (madre della ragazza); in tale lettera accludeva una foto del ragazzo con dati anagrafici e di condizione, informazioni sulla famiglia e sul luogo d’origine (che poteva essere altra provincia o altra regione).
Se la lettera veniva spedita via aerea in 8-10 giorni arrivava; per via ordinaria (nave) non bastava un mese.
Arrivata la lettera in casa della ragazza si avviava un “concistoro”. In primis decidevano i genitori in base alla foto e alle informazioni pervenute.
Se la valutazione era favorevole (lo era quasi sempre) veniva coinvolta la ragazza.
Se le informazioni risultavano carenti i genitori chiedevano ulteriori lumi al congiunto che significava una lettera in andata e una di ritorno che poteva voler dire da uno a due mesi.
I genitori della ragazza cooptavano nella valutazione i più stretti parenti. Una volta deciso positivamente occorreva in consenso della ragazza. Se la giovane puntava i piedi in casa si creava un clima di tensione dovuto all’insistenza di genitori, sostenuti dagli affin,i in contrapposizione al diniego della ragazza.
Se la “tentata sposa”, guardando la foto di lui, aderiva alla iniziativa matrimoniale cominciava la seconda fase.

A questo punto occorreva inviare una foto di lei a lui.
Scrivere quanto segue in piena era Facebook produce smarrimento e imbarazzo. Siamo negli anni ’50, non tutti i paesi hanno il fotografo, occorre portarsi nel luogo con fotografo con treno o postalu. I fotografi di paese allora non stampavano le foto, le scattavano soltanto. Ogni 15 giorni passava un addetto dei laboratori di stampa di Salerno o Napoli per consegnare le foto e raccogliere i rullini. Per avere la foto dal momento dello scatto passava mediamente un mese circa.
Avuta la foto, accompagnata ad una lettera, veniva spedita al giovane oltremare che mediamente voleva dire 20-30 giorni. Il ragazzo si prendeva un po di tempo per decidere. Dopo la decisione, che fosse si o no, nuova lettera dello zio per i genitori della ragazza, altri 20-30 giorni.
Se il “promesso sposo” aveva deciso per il no la cosa finiva li: dalla iniziativa dello zio sono trascorsi almeno tre mesi per spedire due lettere e stampare una foto.
Se al si di lei faceva seguito il si di lui entravano in ballo le rispettive famiglie. I due nuclei familiari dovevano conoscersi scambiandosi una visita nei luoghi di residenza che spesso erano in altre regioni del Sud.

Anche in questo caso si va per posta; la famiglia della ragazza scrive alla famiglia del ragazzo chiedendo di essere ospitati in tal data per conoscersi. A tale lettera segue risposta con possibile conferma della data o diverso momento. L’accordo, insomma, avveniva per lettera con la possibilità che ciò durasse un paio di mesi. Finalmente le due famiglie s’incontravano presso la famiglia di lui. Potenzialmente da tale incontro potevano nascere contrattempi minacciosi per il buon esito (ma non accadeva mai).
Il successivo incontro avveniva nella casa della ragazza per ufficializzare il fidanzamento (l'addobbu).
Solito iter delle lettere e del tempo. Arrivava il giorno del fidanzamento ufficiale con  parentado di lei e il nucleo ristretto di lui.
Nella tradizione amanteana il fidanzamento ufficiale avveniva dopo la “contrattazione” della dote agli sposi e relativa ripartizione degli oneri annessi. Nei matrimoni con procura ciò avveniva in misura essenziale stante le condizioni di povertà delle due famiglie e l’incombenza dell'obbligato attraversamento oceanico che impediva trasporti rilevanti.
In verità chi ne aveva la possibilità spediva nella nuova dimora della sposa 'u bagullu con corredo e quanto di leggero era stato ricevuto alla richiesta.


Finalmente avviene il fidanzamento con la solita cerimonia in casa di lei con confetti, biscotti e rosolio; in tale circostanza si stabiliva la data del matrimonio che generalmente non era assai lontana. Capitava, però, che la ragazza fosse troppo giovane (14-15 anni) e che si rendesse necessario attendere qualche anno.
Durante gli anni di attesa i due promessi sposi comunicavano tramite lettera postale. Per i tempi di consegna sopra evidenziati in un anno la corrispondenza tra i due consisteva in una decina di lettere. Se il fidanzamento durava due anni la conoscenza e “l’intimità” della coppia era affidata al massino a due dozzine di fogli. La “relazione” era ancor più contenuta nei casi in cui la ragazza fosse analfabeta (capitava anche questo); in tal caso aveva bisogno del sostegno di una parente o amica in grado di sostenerla.

Nei tempi stabiliti arrivavano promessa e matrimonio. Si svolgevano ovviamente nel paese della ragazza, con l’osservanza delle tradizioni del luogo. In casa della sposa arrivava un nutrito gruppo di familiari dello sposo, ciò creava immensi problemi di accoglienza arrivando presso famiglie con modestissime case (spesso catuoi). Anche in presenza di eventuali alberghi nel paese tale possibilità veniva esclusa e i parenti di lui venivano ospitati in casa di lei e dei propri parenti.

Le famiglie degli sposi, spesso, appartenevano a realtà territoriali e lavorative nettamente diverse, per esempio una marinara calabrese e l’altra montanara lucana. Si verificava un ibrido socio-culturale intenso con confronto di costumanze diversissime affiancabili ma non sovrapponibili.
I due contesti di essenzialità si scambiavano le tipicità proprie con grande appagamento reciproco.

Nella tradizione amanteana le due feste coniugali, Richiesta e Matrimonio, servivano (e servono) a costituire una consistenza per gli sposi. In passato con la richiesta arrivavano dagli invitati gli accessori domestici e con il matrimonio la busta dispensatrice del “gruzzoletto” sempre determinante per avviare il nuovo nucleo familiare.
Il rito della Richiesta di un matrimonio con procura si differenziava e invece dei regali si riceveva la busta con soldi. E’ chiaro che la sposa non avrebbe potuto portare tanti doni con la nave nella nuova destinazione. 
Il padre, o un fratello, accompagnava la sposa in chiesa; sulla porta cedeva il braccio della giovane a colui che dallo sposo aveva ricevuto delega a rappresentarlo. In genere era il genitore o un fratello di lui. Faceva sensazione vedere sull'altare spose quasi adolescenti affiancate a canuti e rugosi procuratori.
I parenti dello sposo restavano in casa della sposa solo il giorno dopo il matrimonio, per le ottemperanze del caso, e il giorno successivo partivano.
In qualche caso, per esigenze legate alla tradizione del luogo dello sposo, la famiglia di lei doveva recarsi nel paese di lui per l’immancabile festa matrimoniale in casa. Partecipare a tali riti di altri contesti territoriali arricchisce le conoscenze su usi e costumi dei popoli.

Arriva il giorno della partenza. Varie incombenze burocratiche per i documenti matrimoniali e per il viaggio in nave. Quasi sempre il padre accompagnava la sposa al porto di Napoli (in qualche caso anche a Genova). Se il padre aveva scarsa dimestichezza in tali ambiti gli faceva da guida un parente o amico destro.
Arrivava la nave sulla quale la sposa s’imbarcava dopo un fiume di lacrime e singhiozzo sulla banchina.
La ragazza per la prima volta nella sua esistenza si distaccava dalla famiglia, da sola, senza alcuna esperienza di vita, verso un mondo da scoprire. Per il viaggio (10-15 giorni di mare) era fortunata se qualche paesano si trovava sulla nave, altrimenti con grandi disagi doveva autodeterminarsi per i giorni di navigazione.

Ma il peggio doveva ancora venire.


I 10-15 giorni in mare trascorrevano in un tumulto di sensazioni e timori per la giovane sposa. Cosa poteva aspettarsi una ragazza che mai era uscita di casa, mai fidanzata, con una vita alla finestra o sull’uscio o nei vicoli circostanti? Fuori dal quartiere solo per le processioni, per la fiera, per S.Antonio e S.Rocco?

La nave arrivava al porto di sbarco ove l’ignoto Romeo attendeva la sconosciuta Giulietta. A volte succedeva che lo zio promotore del matrimonio nel frattempo fosse rientrato in Italia e la sposina si trovava ad affrontare una situazione irreale.
Durante la navigazione, succedeva sempre, lo spaesamento della ragazza veniva notato da qualcuno che la aggregava ad un gruppo rassicurante. Con queste persone, sulla nave diventate amiche, sbarcava verso quello sconosciuto del quale aveva già acquisito il cognome.
Al primo sguardo tra i due il corpo di lei s’irrigidiva e il respiro si fermava, lui sorrideva tremolante.
Questo momento decideva come sarebbe andato il primo anno coniugale.
Durante il periodo di fidanzamento, basato su una foto mezzo busto che mostrava il solo voto dei due, i ragazzi avevano fantasticato sulle rispettive figure creandosi una immagine ideale.

Come risulta essere nel riscontro? Alto o basso, grasso o magro, grazioso o sgradevole?
La piacevolezza della figura poteva aiutare l’avvicinamento, poi contava tutto il resto.
Da questo momento la coppia si formava, ma per avere reale vita coniugale poteva occorrere tempo, molto tempo; si raccontano casi in cui sarebbero trascorsi addirittura quattro mesi per il primo atto d’intimità.
Erano mesi tumultuosi con lui a provarci continuamente e lei a ritrarsi infastidita.
Stiamo parlando degli anni ’50; com’è possibile che una ragazza dai costumi così riservati, priva della pur minima esperienza, possa concedersi ad un uomo, per quanto legalmente suo marito, appena visto per la prima volta.
Così trascorreva la quotidianità di due coniugi non coppia, e passavano anche le settimane e i mesi, e, giorno dopo giorno, l’intesa cresceva, le affinità emergevano, e finalmente arrivava il giorno che i due coniugi erano anche coppia.

Dal momento che la ragazza era salita sulla nave, 10-15 giorni di mare, la prima lettera altri 15-20 giorni, i genitori avevano notizia di lei non prima di un mese.
Oggi se una ragazza, pari età di quella che nel ’50 si sposò con procura, va in gita scolastica per un giorno, tra le chiamate della mamma e gli sms e gli approcci FB della figlia si può arrivare anche a 20 contatti.
Antonio Cima agosto 2014
P.S. esistono foto reali del contesto narrato ma, per ovvi motivi, non vengono pubblicate. La foto generica presente fa parte del circuito web.

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