Amantea - Linguaggio - Parole desuete

Amantea - il linguaggio
Dizionario delle parole desuete

Oltre 500 parole non più usate o solo raramente e da anziani

Parola

Significato

Sinonimi

Contrari

cucchjata

significa COPPIA. Usata in prevalenza per quantificare esseri umani o animali; per esempio: a) per dire che una donna ha partorito due gemelli si diceva "n'ha fattu na cucchjata); b) per dire che in una stia (caggia) vi sono due polli "vida ch'intr'a caggia c'è na cucchjata i galli".

na cucchja

 

mmera a

Significa semplicemente "verso". per es. a) un gruppo di persone va al lungomare, incontrano una persona, uno di loro si ferma a parlare e dice agli altri "vua jati mmera a rotonda ca ni truvamu la"; b) due donne si danno appuntamento al municipio per andare insieme alla novena della chiesa matrice; arriva una delle due e dopo aver atteso un pò chiede ad una amica di passaggio "Minichè, avissi vistu a 'Ndonetta?";  Minichella risponde "se l'è vistu ca jivi mmera a gghiesia".

   

vucata

E' il bucato; era procedimento laborioso per ottenere (si fa per dire) quello che oggi si ottiene senza alcuna fatica premendo un bottone della lavatrice.
In un pentolone (
quadara) si bollivano insieme acqua e cenere;
nel frattempo in un cesto grande (
a cista) si collocava un pezzo di lenzuolo vecchio, come a voler tappezzare la superficie interna del cesto, facendo fuoriuscire dall'alto i lembi;
nel cesto venivano adagiati i panni dopo che gli stessi erano stati impregnati di sapone ma non bagnati; i panni non venivano pressati ma posti in modo arioso;
una volta riempito il cesto sulla superficie si collocava un panno a chiudere il cesto tipo tappo di un barattolo; i lembi del panno avvolgente e quello a tappo si arrotolavano lungo il boro del cesto;
a questo punto, lentamente, si versava l'acqua con la cenere sul panno che sprofondava e attraversava i panni; la reazione chimica tra sapone
stricatu sui panni, acqua calda e cenere, provocava una reazione pulente e sbiancante.
Dopo qualche ora si sollevava delicatamente il panno su cui era depositata la cenere, si estraevano i panni che venivano sottoposti a risciacquo e si stendevanoad asciugare.

   

picata

Viene definita una quantità modica di prodotto commestibile a sottolineare un risentimento. Per esempio: a) una cena tra familiari a base di coniglio o pollo, vengono distribuite le porzioni, a qualcuno ne è toccato poco e di una parte non prelibata; inveisce "..m'aviti datu sa picata". B) la figlia a Natale porta un po’ di dolci alla mamma che si lamenta poi col marito: “sa figlia tugua ha purtatu propiu na picata i turdilli”.

'mpacchiatina

 

prica

Si definisce una patina sulla pelle dovuta a sporcizia, sudiciume, tartaro. In ambiti di scarsissima igiene è ricorrente nei bambini. E' simile a scarlattina, scabbia.

sivu, lordia

 

shchinu

Schiena del maiale; esempio :”’u shchinu tene tri jiriti i grassu

   
 

ELENCO GENERALE

   

Parola

Significato

Sinonimi

Contrari

abushcari

Procurare, lucrare, guadagnare; usato anche con significato negativo, per es. "s'è abushcatu ‘na bella murta" o ‘na bella paliata"; dallo spagnolo buscar. Parzialmente usato ancora da anziani

   

accitatu

Acquietato, tranquillizzato, zittito. Deriva dall'avverbio latino cito  usato con atto imperativo per far tacere presto. La prevalenza dell’uso riguardava la fine del pianto di un bambino: “aqqannu aqquannu s’è accitatu”. In altri casi imporre il silenzio: “ma vi vuliti accitari?!)

ammutatu

 

addubatu

Termine polivalente maggiormente usato per indicare un avvenuto accordo; In passato si indicavano gli accordi familiari per un matrimonio, si diceva :”si su addubbati” oppure “hanu addubbatu ‘u matrimuoniu”. Se da un lovoro si ottiene qualche risultato: "ha addubatu ancuna cosa".  Anche la variante addobatu

   

ammammatu

Il primo istinto umano di sicurezza è appagato dallo stare avvinghiato alla mamma (anche per le bestie nella fase iniziale della vita). Crescendo questo concetto si estende ai luoghi che danno comfort e sicurezza, per esempio il salotto di casa. Una persona accusata di non uscire mai, di essere un pantofolaio, si giustifica dicendo "..me 'ncrisciuto, mi signu ammammatu davant'a televiona e m'è vistu nu firmu".

   

ammasunatu

Parola di chiara origine francese (da maison = casa) veniva usata esclusivamente per indicare il rientro del pollame nella stia (caggia), ovvero nella loro casa; per esempio "va chjud'a caggia ch'i gallini si su ammasunati".
L'espressione era usata metaforicamente anche per esseri umani, a mò di sfottò, indirizzata a persone poco propense a star fuori casa; per esempio: quando un gruppo di ragazzi giocava per strada ad oltranza, se qualcuno rientrava anticipatamente si diceva "
se jutu ad ammusanari cumu ‘i gallini".

'ncacanatu, ‘ngrupatu

 

apisu

Così veniva chiamata a scuola la classica matita;   dal latino lapis haematitas ovvero pietra di ematite.

   

appricaturu

E’ persona prentenziosa; egoista,  che non si accontenta mai. Termine usato generalmente in ambito familiare quando qualcuno esige un coinvolgimento per qualunque cosa avvenga nel parentado.

appricatusu,
malu cuntentusu, zingrellusu, pretennenziusu, liticastuortu

 

banchèra

Usato esclusivamente al femminile, sta per fannullona, perditempo, buona a nulla, ecc. Il caso più ricorrente d'uso è nei rimproveri di una madre ad una giovane figlia: "circh'i ti ricogliri alla casa..unn'ha finitu i fari a banchera?"

Ciala, zocculella

 

burriquesta

Procurarsi qualcosa come riserva da usare all’occorrenza. Esempio: occorre fare le bottiglia di pomodori; mamma e figlia passando dal negozio comprano i tappi; si prevede di fare 50 bottiglie; la figlia chiede al commerciante 60 tappi; la madre interviene e dice "è mieglju ca ni pigljamu 100 a burriquesta".
E’ sicuramente una trasformazione linguistica di "A BUON RICHIESTA" ovvero
quando ve ne sarà bisogno.

   

cacarunu

Chi ha paura nel cimento, vile, vigliacco, pusillanime, (farsela addosso)

spagnaturu

 

caminiatu

Significa disseminare pastura di pesce in un tratto di mare per attrarre i pesci in quella zona. Termine  poco usato anche in ambito marinaro, quasi sconosciuto in altri ambiti. Usato come metafora quando si vuole indicare l'architettazione di una trappola.

   

carnabeffa

Nell'immediato dopoguerra, sull’onda del piano Marshall, arrivarono gli aiuti americani compreso beni alimentari. Nei refettori scolastici veniva consumata una carne in scatola americana dialettizzata con il nome carnabeffa (dall'inglese beef  'manzo’ ovvero carne di manzo inscatolata").

   

carracchja

Piccola botte. Termine usato prevalentemente in ambito contadino.

   

cataletta

Andare in catalessi, intorpidirsi, assopirsi; si dice "c'è pigliatu a cataletta".


Papagna, sustaria

 

cazzuminnardu

Rassicuriamo: non è una parolaccia anche se l'assonanza sembra essere scurrile. Viene usata per sminuire la valenza di una località pur non conoscendola. Per esempio:
a) in periodi molto pescosi una ciurma si divideva in due per ampliare le possibilità di pesca. I due capibarca delle mezze-ciurme chiedevano ad amici di aggregare persone per la pesca, ma raccomandavano “
’un mi purtati gent’i cazzuminnardu”;
b) una persona viene a vivere ad Amantea; non è brillante eppure si atteggia con fare di superiorità; di lui si dice "
..ma chin’è su tiziu venutu i cazzuminnardu";
c) un Amanteano pensa di aver fatto un buon matrimonio e va a vivere nel paese della moglie; le cose poi non vanno bene; si dice di lui: "
..ma china cci'ha fattu fari a sinni jiri a cazzuminnardu".

   

ciala

Dal punto di vista zoologico è una cornacchia; dal punto di vista umano è una ragazza di facili costumi. Le nonne dicevano ai nipoti: "jetta buonu l'uocchiu...t'avissi i mintiri ccu na ciala!"; oppure "..sa figlia i Minichella sinni va sempri cialiannu". l'accostamento della ragazza "facile" alla ciala sta nei modi propri dell'uccello che per sopravvivere va "pizzuliannu" dappertutto.

banchera, zocculella

 

duntatu

Significa unto, imbrattato. (Gennaio 2013, trovare un politico regionale/nazionale che non si sia duntatu nell’aberrazione di privilegi e/o ruberie è pressoché impossibile)

   

facciatostella

E’ il vezzeggiativo di facciatosta che non viene usato da vari decenni

   

filigrata

immobilizzata, costretta - dicesi nei casi in cui, per vari motivi, una persona è impossibilita o limitata nei movimenti; per esempio: sopraggiunge una malattia o un incidente che costringe a stare a letto, si dice "poverella è filigrata allu liettu".

stivalata, stennicchjata, scuffunnata

 

foritani

Erano così definiti abitanti del circondario contadino di Amantea (S.Procopio, Colongi, Camoli, Cannavina, Fiumara). Intuitivamente si deduce "gente che viene da fuori". Un altro termine per definire tali persone era "turrisi"; si può ipotizzare una etimologia da "abitanti delle torri", ovvero di abitazioni isolate sparse nelle campagne.

turrisi,  campagnuoli

 

galima

Benificio, giovamento, piacere; termine di antichissimo uso, già desueto da molti decenni; esempi:
a) Mangiare un cibo di alta qualità e non poterlo gustare in pieno a causa di qualche disturbo,
si diceva .. un m'ha fattu galima;
b) somministrare ad un bambino malaticcio qualche "intruglio" ritenuto medicamentoso e non veder migliorare il bambino,
si diceva un ci'ha fattu galima.
c) sentire dire: “
ogni tantu ‘na cosicella bona fa galima”.

Beni mija

Tuossicu e ciancu

gallijari

fare il galletto, fare il gradasso, lo sbruffore; avvantaggiarsi di una situazione di favore;

   

graciamaglia

moltitudine di ragazzi, ragazzaglia, ciurmaglia, in senso dispregiativo. dal latino Graecia magna in senso cattivo, come Graecia fides significa malafede greca. I latini  cosi definivano i greci ma con significato offensivo. In effetti anche oggi metaforicamente si puo' defininire "nobil donna" una donna di infimi costumi.

   

imbelisi

Significa prendersela con comodo; in genere il termine viene attribuito a persone poco affidabili. Per es. si può dire "un ci mannari a chillu ca si ricoglie all'imbelisi"

sa muscie

 

jiruospulu

Sinonimo di rospo, ranocchio usato metaforicamente con il significato bonario di moccioso. Prevalentemente in ambito familiare per definire bambini esuberanti che invadono gli spazi degli adulti. es.  un bambino porta in casa amichetti; la nonna, assalita dalla vivacità dei piccoli, dice alla figlia "a china apparteninu si jiruospuli?".

piciuocculu, picuozzi,

 

juppunu

Significa Giubba, giubbone dal francese Jupon; in realtà veniva utilizzato in passato  per indicare un indumento per neonati.

   

liccamiccia

Parola usata per inveire contro qualcuno che si dimostra incapace nello svolgimento delle attività, ovvero riesce a fare solo cose prive di difficoltà come quella di bagnare con la saliva uno stoppino (miccia). E' una delle parole con maggior numero di sinonimi (anche di zona).

cemala, galla, cioncia, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, 'ntumbita, mamozia, tampolia

sperta, spertazzuna

maccaturata

Quantità di cose che può essere contenuta in un maccaturo (fazzoletto); in Calabria è prevalentemente chiamato muccaturu; dal latino muccus;

   

mafrunu

indica un soggetto intraprendente, dinamico, furbo, intuitivo. Termine usato sia in positivo che in negativo in relazione alle finalità delle azioni intraprese

spiertu, fricunu, 'ndrillazzaturu

mamoziu, cemalu, galla, cionciu, chionzu, 'ntro 'ntro,  'nchjametta,  liccamiccia, tampoliu

mamoziu

Intontito, incapace, inetto, impacciato. Parola usata per inveire contro qualcuno che si dimostra incapace nello svolgimento delle attività. E' una delle parole con maggior numero di sinonimi (anche di zona). Al femminile mamozia.

cemalu, galla, cionciu, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, 'ntumbitu, liccamiccia, tampoliu

 

‘mburracciatu

Ubriaco; dallo spagnolo borrachear; indica una persona che si è fatta vincere dalla borraccia

   

mmatadomini

La versione integrale è mmatadomini signuri; è una esclamazione di meraviglia, di stupore, di sorpresa. L’espressione pare derivare da mater domini. Non viene usata da molti decenni.

bonu sia

 

'mpuciri

invogliare; per esempio: un ragazzo va male a scuola per svogliatezza, il papà dice alla mamma "circamu du 'mpuciri sinnoccu perde l'annu".

   

'mpurri

Sono i ramoscelli delle viti a struttura porosa che venivano fumate nella impossibilità di avere sigarette. E' un termine per dire che qualcuno è arrivato al limite delle possibilità. per es. "povariellu Micuzzu è arrivatu a si fumari i 'mpurri"

   

muorzu

Un pezzetto, un pochino, un boccone; quantità di cibo che può essere staccata con un morso. Probabile etimologia dal francese morceau.
Aver lavorato senza guadagnare niente: “
’un s’abbushscatu mancu nu muorzu ‘i panu”.

   

'nchjametta

Valutando qualcosa o qualcuno e ritenendolo di scarso o nessun valore si dice "è na 'nchjametta"; per esempio: a) qualcuno chiede ad un amico se può indicargli chi sappia aggiustare una porta; l'amico indica tizio; chi ha fatto la domanda conosce già tizio del quale non ha stima quindi dice "un mi parrari i chillu ch'è propiu na 'nchiametta". b) il padre chiede al figlio di procurargli uno attrezzo per fare un certo lavoro; il figlio s'interessa e porta al padre un attrezzo; il padre vede l'attrezzo e ritenendolo inadeguato dice "va vida addua le jettari sa cosa ch'è propiu na 'nchiametta".
erroneamente veniva ritenuta una parolaccia per l'assonanza ad un termine volgare di origine siciliana

se persona: cemalu, chionza,  'nchjametta galla,cionciu,
'ntro 'ntro, tampolia

 

'nchjurmari

Termine di esclusivo uso marinaro significa: comporre una ciurma. In genere le ciurme sono precostituite mediante un patto di alleanza tra pescatori e padrone della barca. La difficoltà a formare una ciurma si ha: a) in situazioni di scarsa pescosità; b) in situazioni di elevata pescosità. Nel caso a) dovuto alla ritrosia dei pescatori restii ad affrontare battute di pesca con poca speranza di pescato. Nel caso b), siccome le ciurme precostituite vanno per conto loro, persone che sperano nel buon momento cercano di formare ciurme occasionali.

   

'ndracchja

o 'ntracchja - erba selvatica vagamente grassa; raccolta e mangiata con continuità fino agli anni 60.

   

'ntantaviglia

Significa "dormiveglia".  es. "stanotta unn'è dormutu i nenti, è vutu ‘na 'ntantaviglia chi!". Questo termine è scomparso da molti decenni usato ancora solo da ultra ottantenni.

   

'ntùmbita

Intontita, incapace, inetta. Parola usata per inveire contro qualcuno che si dimostra non idonea nello svolgimento delle attività; Parola praticamente sconosciuta nel centro abitato (Chjazza e Taverna) usata nelle zone di campagna prossime al centro urbano.

cemala, galla, cioncia, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, tampolia, ‘mpacchja

sperta,

ogljularu

Fino a qualche decennio fa esisteva la figura romantica di chi, oltre a produrre l'olio, girava nelle case per venderlo. Questo era l'ogljularu". Tale figura non esiste più da vari decenni con rammarico della poesia popolare.

   

par'inchjri

Riempire pari, ovvero pareggiare il contenuto di recipienti di liquidi (prevalentemente bottiglie). Quando da un recipiente grande si travasa in altri più piccoli la fase finale è quella di livellare con la stessa quantità tutti i contenitori, ovvero bisogna par'inchjri. Se si hanno varie bottiglie avviate par’inchjri significa riempirne alcune svuotandone completamente altre.

   

patanta

Fessa, sciocca, maldestra, incapace, timida, impacciata.

cemala, galla, cioncia, chionza, 'ntro 'ntro,  'nchjametta, 'ntumbita, ciavucca, tampolia, pastunaca

 

pisulu

Significa essere leggiadro, leggero, sfiorare le cose. per es. è stata sistemata una pavimentazione sulla quale occorre passare; si intima "mi raccumannu camina pisulu pisulu".

   

prema

Comunemente si dice:“a prima vota, a prima parola ca sientu, chissa è la prima e l'urtima vota, ecc. C'è un caso unico, nel quale, inspiegabilmente, si dice prema, ovvero "’i prema matina". Forma usata in prevalenza da anziani, ma resta pur sempre inspiegabile tale variante linguistica. Tra qualche anno ne resterà solo il ricordo.

   

pumasella

Venivano così definite le trottole (struommuli) che per effetto di una punta ben levigata roteavano in modo equilibrato facendola sentire leggera sul palmo della mano: Metaforicamente cosi veniva definito tutto ciò che nell’uso risultasse leggero, lieve, amabile, facile: "...è na pumasella".

 

gravunaru

puorficia

E' il termine con il quale molti decenni fa venivano chiamate le forbici. In genere da persone nate entro i primi decenni del 1900; persone nate dagli anni 30 in poi non usavano più questo termine.

   

putrunu

Significa: poltrone, fannullone, cialtrone.

   

ranunchjulu

Sembrerebbe indicare il sostantivo ranocchio ma non è cosi; veniva usato per definire, amorevolmente, bambini e adolescenti di forma, dimensione e fisionomia non propriamente armonica. Dal latino ranunculus (ranocchio) o ranuncula. A volte metaforicamente in forma di esaltazione di un bambino che si cimentava, riuscendo, in ambito di adulti: “all’anima ‘i su ranunchjulu”.

ristujunu, arrichitatu, zigrinu

 

rizza rizza

Radente il muro (o a ridosso) - esortazione proferita dalle mamme nei confronti dei figli piccoli; quando un bambino andava dalla nonna la madre ricordava al figlio "m’arraccumannu camina a rizza rizza du muru". Modo di dire sviluppatosi (presumibilmente) nel periodo iniziale della motorizzazione di massa quando per le strade cominicavano a circolare auto e moto.

   

salapprisi

Pesci salati soffritti con un pò di cipolla; era un piatto consumato prevalentemente nei periodi invernali da famiglie marinare nei lunghi periodi di maltempo che non consentiva la pesca

   

sbentari

uscita di un vapore/gas nauseabondo. Per esempio a) in cucina si fanno bollire broccoli che procurano un cattivo odore, qualcuno dice "rapiti a finestra ppe fa sbentari sa puzza"; b) in un gruppo di persone si sente improvvisamente un fetore "umano", qualcuno dice "chin'ha sbentatu?".

   

scolla

Un termine che usavano gli anziani per definire la cravatta.

   

sdrillazzatu

Sciolto. Parola usata in diversi contesti: a) quando si sciolgono spontaneamente i lacci delle scarpe si sdrillazzanu; b) quando si avvolge il laccio ad una trottola e si scioglie prima di lanciarlo "’u struommulu s'è sdrillazzatu".

sciogljutu, sdrillabatu

allazzatu

sgangulaprieviti

Gnocchi - considerando che "ganga" sta per "molare" l'intero significato dovrebbe essere: rendere sgangato un prete, ovvero far perdere i molari ad un prete. Tale definizione dialettale degli gnocchi trova notevoli riscontri in tutta la Calabria e anche nelle regioni confinanti e vicine (specie nella Basilicata ionica). L'origine di tali accezioni di avversione verso i preti dovrebbe derivare dalla valenza culinaria dello gnocco considerato un peccato di gola tale da istigare anche un prete al peccato che subirebbe, come "ritorsione divina", la perdita dei denti .
Alcune versioni di altri luoghi: affucapreuti, strozzapreviti, strangulaprievete, ecc.

   

staturata

Fa parte delle misurazioni del tempo: Jurnata, nuttata, matinata, simanata, misata, staturata, stagiunata, vernata, annata. si sentiva dire: “staju passannu na mala staturata”.  Si nota che delle stagioni non esiste indicazioni su primavera ed autunno

   

strifazzuli

Con questo termine vengono generalmente indicati stracci variegati e malconci. Viene esteso anche ad oggetti disordinati e poco utili.

   

suppappulu

Significa semplicemente CEFFONE, SCHIAFFO, SBERLA dati con veemenza

shchaffu, manemmersa, fantalata, paccarunu, sgrugnu

 

tagana

Ampio cesto di vimini intrecciati con aste di legno, di forma tonda, di sezione trapezoidale, alto circa 30 cm, diametro circa 70 cm, di portata più grande del cesto, generalmente usata per trasportare ortaggi al mercato. Parola usata spesso in modo gergale e in senso metaforico per dare la sensazione di una cosa ampia, per esempio:
a) una persona per ben rappresentare uno sforzo sostenuto dice "m'è fattu 'u culu quantu na tagana";
b) volendo minacciare un bambino irrequieto che sfugge "si t'acchjappu ti fazzu ‘u culu quantu na tagana".
c) Juve - Inter finisce 4-1 tra tifosi Juve: "cci'hamu fattu 'u culu quantu na tagana"

   

ticchjlli

I capelli lunghi delle bambine spesso vengono raccolti in due codine laterali sopra le orecchie; tali codine si chiamano "ticchjlli".

   

tristi

La parola triste, sappiamo, significa depresso, malinconico, affranto, ecc., evocando una situazione cupa e di avvilimento. Nel dialetto amanteano, paradossalmente, significa pressochè  l'opposto, ovvero dicesi di bambini iperattivi che manifestano grande vivacità e gaiezza. Il caso più classico si ha dalla nonna che ha custodito i nipoti e che dice alla figlia appena arrivata: "portatilli si guagliuni...hoj cumu su tristi..m'hanu fattu desciri pazza".

   

tummatu

Significa caduto; termine di uso quasi esclusivo delle zone di campagna; è probabilmente una reminiscenza dal francese tomber (cadere)

   

tuppitisa

Parola composta dal sostantivo tuppo e dall'aggettivo tisa; tuppu sta per tupè naturale (capelli raccolti in treccia arrotolata dietro la testa tra il collo e la nuca; tisa sta per teso, rialzato.
Alcune donne con manie di esibizionismo e vanità, rialzavano e allungavano
"'u tuppu" fino a portarlo interamente sopra la nuca, quasi sulla parte posteriore della scatola cranica. Tale impostazione risultava appariscente rendendo la donna, inevitabilmente, vistosa.
Il termine era ordinariamente utilizzato per definire qualunque forma di narcisismo femminile.

Vrocculusa, jacchera, fanatica, vavusa, si ccià sente

 

veddumannu

Significa semplicemente NOMINANDO. Termine non usato nel centro urbano (Chjazza, Taverna) ma nelle campagne circostanti.

addiminannu

 

zassi

Elementi umani e materiali di disturbo e/o disordine. Esempio: a) una giovane madre porta tre piccoli figli dalla nonna; dopo un po la nonna sopraffatta dalla vivacità dei nipotini, intima alla figlia "vatinni, portatilli si zassi"; b) una madre affida alla figlia il compito di riordinare una stanza e si allontana; quando ritorna e vede che la figlia non ha ordinato la riprende stizzita "chi ci fanu ancora 'nterra tu si zassi".

piciuocculu, picuozzi, jiruospuli

 

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