Frangione commenta Georges PEREC

frangione raffaele Di Raffaele Frangione, approfondita un'analisi letteraria
al testo W ou le souvenir d'enfance di Georges PEREC
un capolavoro e comunque la migliore storia della Shoah in commercio.

Commento di Raffaele Frangione al testo  W ou le souvenir d'enfance di Georges PEREC, il suo testo più riuscito considerato a giusta ragione un capolavoro e comunque la migliore storia della Shoah in commercio.

GEORGES PEREC é lo scrittore francese più vicino a Primo LEVI. Sembra un paradosso ma non lo é. Perec spesso viene giudicato uno scrittore ludico, <<un jongleur>>, un po' troppo concettuale, ma non é così. Al centro della sua opera c'é un buco, uno spazio bianco su cui torna di frequente. Tutti i suoi libri hanno a che fare con una casella vuota attorno a cui ruotano le storie complesse, come in La Vie mode d'emploi (La vita istruzione per l'uso) o semplici, come in Espèces d'espaces (Specie di spazi).
Il libro chiave dell'opera perecchiana é certamente W ou le souvenir d'enfance (W o il ricordo dell'infanzia). Si tratta di un libro curioso in due parti: la storia dell'infanzia distrutta dell'autore e un racconto su di un paese utopico quanto misterioso. I due racconti apparentemente diversi s'intersecano e s'alternano.
Vale la pena ricordare alcuni fatti che mi sembrano assai importanti. L'infanzia che Perec racconta nel libro é quella di un bambino ebreo durante la Seconda Guerra mondiale che diventa molto presto orfano. Georges Perec ha quattro anni quando suo padre, arruolatosi come volontario nella Legione straniera, muore sul campo di battaglia; ne ha sei quando sua madre e tre dei suoi nonni sono inghiottiti nei forni crematori di Auschwitz; nel 1942 conosce l'abbandono di sua madre e la partenza con un convoglio umanitario della Croce Rossa da Parigi verso Villard-de-Lans, mentre per tre anni nessuno gli dirà ciò che ne é di sua madre. Insomma Perec vive gli avvenimenti di guerra in modo doloroso e visibilmente abbattuto attraverserà un periodo difficile ed infelice nell'esistenza del futuro scrittore.
É il caso di ribadire, altresì, che é sotto il peso di un'assenza insopportabile che Perec decide di scrivere. E la scrittura, come é stato ampiamente messo in risalto nel mio precedente commento al testo di Patrick MODIANO, Dora Bruder, non é mai data per scontato. Essa risponde alla volontà di conoscere le proprie radici umane e saciali e la ricerca dell'identità s'impone come una missione, un imperativo morale, un dovere. L'autore di W cerca Georges (bambino) e Perec (l'uomo). Al bambino chiamato Georges Perec la Storia ha cancellato i ricordi più intimi, allontanandolo dalla dolcezza di uno sguardo materno, dall'amore condiviso dei genitori e dalla scoperta del mondo.
W é certamente un testo dedicato all'Olocausto e più esattamente a tutti gli Olocausti passati e futuri, non soltanto un memoriale al solo martire ebreo ma la denuncia di tutti i totalitarismi, delle atrocità commesse nei campi di distruzione di massa che le accompagnano. W é un piccolo libro che riesce a raccontare lo sterminio ebraico senza retorica. Non contiene niente di sconvolgente, tuttavia é un libro inquietante: ci conduce con mano lieve attraverso un territorio angoscioso senza farlo pesare. Un libro indispensabile per il recupero della memoria collettiva.
prof. Raffaele FRANGIONE 05-07-2015

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