Raffaele Frangione commenta Salman Rushdie

frangione raffaele Raffaele Frangione
Commento sull'ultimo romanzo di Salman RUSHDIE, Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights

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Carissimo Antonio, buongiorno e buona domenica. La pubblicazione dell'ultimo romanzo di Salman RUSHDIE, Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights, di cui troverai in allegato ampio e circostanziato commento, mi ha dato la possibilità di ritornare su alcuni temi di grande attualità e di seguire con interesse e accuratezza l'evoluzione della carriera letteraria del suo autore, uno dei più grandi scrittori viventi.

 Tutto ha origine da una sinistra e sciagurata data, il 14 febbraio 1989, quando l'imam Khomeini, padre della rivoluzione iraniana e  la più alta carica spirituale a Teheran, pronunciò la fatwa contro Salman RUSHDIE, autore del testo The Satanic Verses (1988) considerato eretico, un'offesa a Maometto e alla comunità dei credenti; un libro che secondo i paladini dell'islamofobia ridicolizzava la figura del Profeta la cui verità era ritenuta unica, definitiva e intoccabile, in un mondo caratterizzato da menzogne e da dannose illusioni. Accusa di morte che costrinse lo scrittore angloindiano a cambiare la sua identità, le sue abitudini, le amicizie e moglie e a vivere sotto scorta giorno e notte per molti anni. Al di là degli effetti sicuramente nocivi che questa vicenda ebbe sulla sua famiglia, sulla sua scrittura e sulla visione del mondo, c'é da osservare che le accuse avanzate dalla teocrazia iraniana contro il libro di Rushdie procedono da una sostanziale incomprensione della definizione del termine di "romanzo", cioé da un modo sostanzialmente errato di leggere un testo di fiction.

 Fedele alla definizione di Mikhaïl BAKHTINE del nostro tempo come epoca di linguaggi messi a confronto, il romanzo inteso da Salman Rushdie é l'arena privilegiata in cui i linguaggi in conflitto possono incontrarsi, riunendo con il dialogo personaggi opposti, ma anche civiltà, epoche storiche lontane e distanti, livelli sociali e altre realtà della vita dell'uomo. Nel romanzo, realtà generalmente separate possono incontrarsi grazie al dialogo e come in un dialogo nessuna ha completamente ragione, nessuno possiede la verità assoluta. Nessuno é padrone della Storia. Niente di definito, d'immutevole. Per sua natura il romanzo indica che noi siamo degli esseri incerti, incompleti e che non abbiamo l'ultima parola. É ciò che Milan KUNDERA esprime quando propone di vedere nel romanzo una ridefinizione costante degli esseri umani come problemi, mai come verità chiuse, definite, uniche. Ma é precisamente ciò che i mullah non possono tollerare. Per loro la realtà é stata definita dogmaticamente una volta per tutte da un testo sacro. Ora un testo sacro é per definizione un testo completo e esclusivo. Un testo a cui non si può aggiungere nulla, un testo il cui carattere dogmatico é da accettare, da rispettare. Un testo dogmatico significa contrastare coloro la cui certezza consiste nel cercare la verità, non nel possederla.

 Il famoso cineasta spagnolo Luis Buñuel diceva:" Io darei la mia vita per un uomo che cerca la verità, ma io ucciderei un uomo che crede di aver trovato la verità". Questa affermazione buñueliana conosce, invece, un'attualità drammatica ne "l'affaire Rushdie". Un autore che cerca la verità é stato condannato a morte da una gerarchia religiosa che pretende di possedere la verità. Tuttavia, i mullah iraniani hanno reso un grande servizio non all'Islam ma alla Letteratura, hanno portato la distratta attenzione del mondo sul potere delle parole, della Letteratura e dell'immaginazione. Paradossalmente l'intolleranza degli ayatollah che mirava ad offuscare pubblicamente la grandezza letteraria di Salman RUSHDIE ha finito, invece, per valorizzare l'intera sua opera creativa. Denunciando l'immaginazione dell'autore come cosa talmente pericolosa da meritare la pena capitale, il settarismo fondamentalista ha obbligato tutti a chiedersi ciò che può dire la Letteratura che la renda così potente e anche così pericolosa.

 Nella fiction s'incrociano destini individuali e collettivi, destini abbozzati e incompleti, ma esprimibili e comprensibili se, innazitutto, abbiamo capito che nella letteratura la verità non é che la ricerca della verità e la conoscenza non é che quella che lo scrittore e il lettore sono capaci d'immaginare. Non c'é altro modo per esplorare liberamente e proficuamente le possibilità della nostra incompleta umanità. Non c'é altro modo per rifiutare la morte del passato che rendendolo presente con la memoria, nessun altro modo di dare effettivamente vita al futuro che manifestandogli il nostro desiderio, oggi. Che queste attività essenziali dell'animo umano siano rifiutate in nome di un cieco dogmatismo, é per RUSHDIE una farsa ma anche un crimine e imporre un linguaggio unico e di parte é uccidere il romanzo e anche uccidere la società. La fiction non é uno scherzo.É una manifestazione della diversità culturale, personale e spirituale dell'umanità. Essa non può manifestare questa diversità se manifesta soltanto una verità. In un mondo multipolare e multiculturale in cui viviamo non c'é posto per una filosofia unica, una fede unica o una soluzione unica che possa sacrificare l'estrema ricchezza delle culture umane.

 Da qui l'elogio dei valori messi a punto dalla filosofia dell'Illuminismo: la tolleranza, l'uguaglianza dei sessi, la libertà di espressione, la laicità e la netta separazione tra l'ambito temporale e la parola, l'educazione alla libertà e non l'indottrinamento all'oscurantismo, la costruzione di un individuo post-islamico, la scelta di un modo di vivere edonista nel quale i piaceri del corpo non siano considerati altrettante vie di accesso alla dannazione. Salman RUSHDIE parla nel segno di Voltaire, con una chiarezza e una trasparenza che non provoca nessuna sfida, nessun insulto o disprezzo per il Profeta, nessuna inutile incitazione all'odio; semplicemente un lavoro da filosofo, un'analisi e uno studio della realtà e della condizione umana come facevano i pensatori dell'Illuminismo in un secolo in cui bisognava far avanzare le idee in nome delle quali si contribuiva ad aumentare la libertà, l'uguaglianza, la fratellanza, la solidarietà. l'equità, la giustizia: una battaglia che permane crudamente attuale.

 É vero che le ultime opere di Salman RUSHDIE possono sembrare "inferiori" a quelle precedenti, in particolare a The Satanic Verses e a Midnight's Children, ma é altrettanto vero che il suo più recente lavoro Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights ha contribuito a correggere quel malinteso di fondo sorto all'indomani del pronunciamento della condanna a morte dello scrittore britannico. Più che un martire o personaggio simbolico Salman RUSHDIE é un grande intellettuale e scrittore tra i più geniali e creativi della Letteratura mondiale.

 Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights sono esattamente mille e una notte e Salman RUSHDIE riprende questo modello narrativo per portare la sua attenzione sulla natura umana. Salman RUSHDIE vuole essere la Sheherazad del notro secolo. In questo ultimo libro racconta la storia dell'epoca delle anomalie, la tirannia dei jinn e la Guerra dei Mondi. Il narratore (Rushdie) da un futuro molto lontano racconta ciò che é successo in queste mille e una notte, periodo in cui il mondo degli umani e quello delle Fate entrano in conflitto e appaiono fenomeni insoliti quanto straordinari.

 Il libro dello scrittore britannico parla di noi, del mondo in cui viviamo, delle turbolenze della Storia, dei problemi etici e della condizione umana. Alcuni anni fa si parlava di "romanzo totale", di un genere narrativo che non si limitava ad approfondire un solo aspetto della realtà ma che voleva comprendere tutte le sue sfaccettature: El Quijote di Miguel de Cervantès, Guerra e Pace di F. Dostoïevski, Cien años de soledad di Gabriel Garcìa Marquez, La guerra del fin del mundo di Mario Vargas Llosa. Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights si pone sulla stessa linea. Affronta una molteplicità di temi quali l'integralismo islamico, il consumismo, il fanatismo, il femminismo, l'omosessualità, le nuove forme di comunicazione, la nostalgia, l'aristotelismo, le gelosie e la promiscuità, la violenza, la credenza religiosa e anche l'organizzazione politica. Insomma tutto un universo senza limiti dove abbondano tracce e simboli volterriani. In questo libro tutto é possibile ma ci sono due argomenti centrali che Rushdie sviluppa con maestria. Il primo é uno dei temi preferiti dall'autore: la lotta tra la fede e la ragione, tra il dogmatismo e la tolleranza. Rushdie osa predire la "morte degli dei" e anticipa un'epoca nella quale la paura é vinta e i templi si trasformano in palazzi adebiti a luoghi per esposizione o a centri commerciali. Il secondo é uno dei temi eterni: il potere della fiction, dell'immaginazione, della magia. Con questo libro Salman RUSHDIE dimostra almeno tre cose:1. che per essere moderni non c'é bisogno di ricorrere ai Tweet, che la modernità é uno "status" dell'intelligenza; 2. che l'ironia o il senso dell'humour é una delle migliori e eterne armi letterarie; 3. che, come i bambini, vogliamo ascoltare sempre la stessa storia ma che ce la raccontino con parole che ci inducono al sogno.
 P rof. Raffaele FRANGIONE
 

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