Pasqua a Verbicaro: Il Rito dei Flagellanti

verbicaro-vattienti-flagellanti verbicaro-vattienti-flagellanti b Riti Pasquali di Verbicaro
Il Rito del Sangue dei Flagellanti
I Vattienti nella notte tra Giovedì e Venerdì Santi

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Riti Pasquali di Verbicaro:  il rito del Sangue dei Vattienti 2014
Nel bacino del Mediterraneo, in vari paesi, vengono praticati riti del sangue come espressione di credo religioso. Alcuni di essi sono simbolici, altri hanno una pratica reale. In Calabria tali eventi si svolgono in due località: a Nocera Terinese (CZ) nella serata del Venerdì Santo e nella mattinata del Sabato Santo, e a Verbicaro (CS) alla mezzanotte del Giovedì Santo.
I due riti, che possono apparire identici, in realtà divergono in vari aspetti. Se è concessa una similitudine sono come prosa e poesia che appaiono due insiemi di parole, ma sappiamo bene la differenza.
Tra il pomeriggio del Giovedì Santo e la susseguente mattinata del Venerdì si svolgono i maggiori riti pasquali di Verbicaro. In questa pagina viene raccontato e mostrato il rito dei Vattienti ricorso tra la mezzanotte di Giovedì 17 e Venerdì 18 aprile 2014.
Nel pomeriggio (alle ore 16) e in serata (alle ore 20) sono state replicate le liturgie dell’Ultima Cena e della Lavanda dei piedi in due diverse chiese.
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Alle ore 22 circa si sono tenuti i due banchetti che anticipano e introducono l’uscita dei Flagellanti.
Quest’anno sono stati composti due gruppi di Vattienti formati da 4 persone ciascuno.
Per tradizione i ritrovi conviviali corrispondono, in numero, ai gruppi di Vattienti che usciranno. Poco prima della mezzanotte nei catoj (*) dei ritrovi arrivano i Vattienti di riferimento che completano le operazioni di eccitazione ematica degli arti inferiori (avviate in altri locali) fino al sanguinamento e si avviano per le strade del paese per circa un’ora.

A differenza di Nocera Terinese ove molti Vattienti girano da soli (naturalmente con l'Ecce-Homo) e qualche volta in gruppi numerosi, a Verbicaro si gira in piccoli gruppi (abitualmente in quattro o sei). Si differenziano anche per l’abbigliamento; hanno in comune lo strumento di percussione detto cardillo a Verbicaro e cardo a Nocera.
A Verbicaro, restando in gruppo, percorrono il tragitto cittadino tre volte. L’uscita pubblica si conclude nel vecchio lavatoio pubblico per il lavaggio degli arti flagellati.

I punti di maggiore esternazione della flagellazione sono le chiese, restando sulla porta.
Due dei Vattienti avanzano, s’inginocchiano sulla soglia, fissano l’altare protendendo mani e braccia come a cercare un contatto; segue la flagellazione della parte superiore delle cosce favorite al sanguinamento per la postura in tensione; ciò per la durata di circa due minuti.
Nel frattempo gli altri due restano indietro di qualche metro, con atteggiamento compunto, con la mano vuota afferrano il dorso della mano occupata dal cardo, si chinano leggermente verso l’altare, e si muovono avanti e indietro con passetti brevissimi.
Ne segue un'alternanza di posizione delle due coppie e un successivo indietreggiando del gruppo con testa china e figura volta alla chiesa per alcuni metri.
Oltre alle chiese i punti di flagellazione sono calvari, altarini, edicole votive e punti di particolare significato sociale e personale.
La quasi totalità degli astanti arrivati a Verbicaro per assistere al rito si ferma davanti alle chiese in attesa del triplice passaggio dei gruppi.
E’ risultato personalmente utile andar dietro ad un gruppo per un intero giro del paese.
I contenuti propri di questo evento assumono un rilievo ancor più forte nella straordinaria struttura architettonica delle innumerevoli scale esterne del borgo.

La flagellazione in piedi è variegata ed è collaborata, quando occorre, dal portatore del vino che a volte versa il liquido sugli arti sanguinanti, altre volte (su richiesta del Vattiente) si riempie la bocca di vino e lo spruzza con veemenza sulle cosce flagellate.
Lungo il percorso può verificarsi che, per un breve tratto, i Vattienti si disperdano per battersi in determinati punti che hanno una valenza personale. Su alcuni muri lasciano l’impronta della mano cosparsa di sangue.
A sostegno del grande sforzo fisico profuso è allestito lungo il tragitto un piccolo banchetto con disponibilità di bevande: the, aranciata, e simili che in pochi secondi assumono riprendendo immediatamente il cammino.
Il battersi in determinati punti con valenza personale mi ha fatto associare tale contesto al canto della Ninna di Natale di Amantea che in passato i cantori dedicavano (al mattino prestissimo), sotto il balcone, ad una famiglia coinvolta in qualche particolare situazione.

L’uscita dei vattienti si conclude nel lavatoio pubblico (non più in uso ovviamente) ove si evidenziano le condizioni degli arti flagellati e la gran quantità di sangue intrisa sulle carni.
Nelle operazioni di lavaggio sono aiutati da qualche congiunto davanti ad una folla di curiosi e operatori mediatici. Seguono in locali privati, nella riservatezza del caso, le ulteriori fasi di trattamento igienico-sanitario.
Cala il silenzio sui Vattienti.
L’orologio segna qualche minuto oltre l’una di notte, ancora due ore e inizierà la processione notturna dell’Addolorata e dei misteri che dalle ore tre alle otto del mattino coinvolgerà gran parte del paese a rappresentare un altro spaccato tra religione, tradizione e cultura popolare di notevole rilievo. Antonio Cima 19-04-2014

Per approfondimenti sui Vattenti di Verbicaro leggi qui

(*) il Catoijo (detto anche “catuvu”) è un vecchio locale deposito, cantina, ripostiglio nel quale vengono accatastate cose vecchie e arnesi per usi occasionali; vi trovano posto anche il vino e le riserve alimentari.

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Commenti  

 
#1 polemico 2014-04-26 18:11
Non ho letto l'articolo, il sangue umano e troppo importante per essere versato inutilmente. Il Cristo aveva una missione e l'ha fatto. Invece di questi riti pagani che servono solo a sentirsi protagonisti di niente potrebbero, in alternativa, fare qualcosa per chi di sangue ne ha veramente bisogno.
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