la meravigliosa Infiorata di Potenzoni

infiorata-potenzoni-2014 Infiorata di Potenzoni, il solito capolavoro
nella località vibonese da tutta la Calabria

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Edizione della ricorrenza del Corpus Domini del 22-06-2014

Nel 2010 per la prima volta
sono andato all’Infiorata di Potenzoni nel giorno in cui ricorre il Corpus Domini. Tranne che nel 2013, per assistere a quella di Campora, tutti gli anni sono stato nella frazione di Briatico per la straordinaria manifestazione floreale. Ciò mi ha costretto ad ignorare la processione di Amantea fin dal 2009.
Si tratta di una processione religiosa, ma la valenza è straordinariamente artistica, sissignori artistica. Oltre ai grandissimi contenuti di bellezza e armonia estetica rappresenta un esempio poco consueto dalle nostre parti di fattiva collaborazione di una intera comunità finalizzata ad elevare l’immagine del luogo di appartenenza.
I lunghissimi tempi operativi si concludono tra la serata del 21 giugno e la mattinata del 22.
Un’intera nottata di gran parte della popolazione del piccolo borgo chinati sui selciati a comporre le figure floreali e ad ornare tutto il contesto urbano. continua dopo le foto


Ho visto dal vivo alcune infiorate nazionali e altre le ho osservate sulla rete: non fatico a definire quella di Potenzoni una delle più belle d’Italia.
Non ha il risalto che meriterebbe come tutto ciò che di bello si fa in Calabria perché di tale regione solo il negativo emerge (In vili veste nemo tractatur honeste).
E’ inspiegabile come i tanti governi regionali degli ultimi 22 anni (tante sono le edizioni) abbiamo completamente ignorato questa manifestazione che dovrebbe essere un vanto regionale con relativo sostegno come succede ad altre di luoghi più fortunati.
Va detto, per completezza informativa, che Potenzoni si connota per la essenzialità complessiva di un territorio senza particolari riferimenti architettonici, storici, ambientali, ma forse ciò ancor più dovrebbe avvalorare l’ammirevole continuità a migliorarsi di anno in anno.
La manifestazione si basa sulla sana competizione rionale. Quattro sono gli ambiti urbani che si contendono il titolo: Acacia, Agave, Chiesa, Torre.
Nell’ambito del programma generale ogni zona sviluppa gli elementi creativi giudicati da un’apposita commissione che determina il vincitore.
All’ingresso delle quattro zone un cartello ne indica il nome affiancato ai gagliardetti degli anni in cui sono risultati vincitori.
La visita alle opere realizzate inizia nella mattinata della festività che, come la Pasqua, cambia ogni anno. In realtà l’afflusso maggiore inizia nel pomeriggio. Le creazioni floreali occupano larghi e vicoli lasciando ai lati stretti corridoi di scorrimento dei visitatori.
Il primo ad avere il privilegio di calpestare le figure composte sul selciato è il parroco officiante, senza ombrellino, con l’ostensorio elevato sotto il baldacchino portato da confratelli. Alla sue spalle tutti possono passare sulle composizioni, ma in realtà viene fatto solo dalla folla a ridosso dell’officiante.
Nei tratti stretti le figure sul selciato risentono del calpestio, ma nei tratti più larghi i fedeli incolonnati evitano di calpestare i disegni floreali passando a ridosso dei muri.
Incuriosito da ciò ho chiesto a due anziane signore in coda al corteo; una delle due mi ha risposto: “è costato tanto impegno, dobbiamo rispettare il lavoro che è stato fatto”.
Come ogni anno quando la processione si allunga verso la periferia lascio la festa per rientrare.
Prima di partire sono ripassato da uno spazio alle spalle della chiesa, ove vengono allestite le figure più significative, per fotografare le composizioni già calpestate sul selciato. Su un muretto ai lati di quello slargo erano seduti un signore dalla evidente età avanzata e una ragazza.
Per arrivare all’altarino da cui fotografare ho calpestato la maggiore delle figure del Redentore già attraversata dal corteo. Dalle mie spalle è arrivato un urlo rauco e tremolante in strettissimo dialetto vibonese che ho tradotto: “come ti permetti”. Ho provato un grande imbarazzo, sono andato più avanti girando da un vicoletto senza voltarmi a guardare il volto dell’anziano risentito per ciò ch’egli ha legittimamente interpretato come oltraggio.
Antonio Cima 23-06-2014

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