Mito, leggenda, storia del Pettoruto

san-sosti-pettoruto-2014 Santuario di San Sosti - grande rito della montagna
La Madonna del Pettoruto

Usanze religiose secolari della vallata del fiume Rosa

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E’ un contesto religioso antichissimo con una notevole valenza antropologica; sulle origini e sulla consistenza territoriale si rimanda alle pagine web di cui a fondo pagina; si procede con il racconto dell’evento del 7 settembre 2014.

Quando vado per la prima volta in un posto mai visitato parto presto. Sono arrivato che c’era pochissima gente, ciò ha consentito di osservare agevolmente il contesto. Considerando che il santuario si trova nel Parco del Pollino, versante cosentino, nella gola del fiume Rosa (o gola del Pettoruto) immaginavo un ambito ristretto come a Polsi, Visora, Cerchiara (altri importanti siti di Madonne della montagna della Calabria); mi ha sorpreso l’ampio spazio con parcheggi, una imponente costruzione annessa al santuario, una significativa presenza di negozi di oggettistica sacra, una casa di riposo per anziani, locali di ristoro. Il luogo è accogliente, curato (a parte quei lavori fermi, iniziati nel 2008 con durata prevista un anno, solita Calabria).
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Lato est del santuario una fitta vegetazione che scende fino a toccare il corso del fiume Rosa a fondo gola. La vegetazione nasconde alla vista la strada asfaltata che dal santuario riporta in paese costeggiando il fiume. Tale strada, dal paese fino al Santuario, prima della processione, viene percorsa a piedi dai fedeli in preghiera, accompagnati dal Vescovo, iniziando il cammino dal grande arco ai confini dell’abitato che segna l’ingresso nella gola del fiume.

Sapevo di questa usanza, mi sono aggregato al corteo nei tornanti finali che dal corso d’acqua conducono all’ampio piazzale del Santuario.

Per tutta la mattinata, in vari punti degli ampi spazi circostanti, gruppi festanti impegnati in canti e balli tradizionali accompagnati da strumenti popolari calabresi. Col passare dei minuti la folla prende consistenza disponendosi nella grande piazza. In tanti arrivano con cesti colmi di ciambelle (cullurielli) ed entrano direttamente in chiesa per la benedizione del tradizionale alimento. La cosa mi sorprende perché ciò avviene abitualmente con il pane. Dopo la benedizione le ciambelle vengono consumate sui muretti che circuiscono la piazza; chi lo fa in stretto ambito familiare/amicale, altri le distribuiscono casualmente ai presenti, credo per una sorta di voto.

Alle ore 11,30, con la piazza affollatissima, autorità religiose (tra cui il vescovo Mons. Leonardo Bonanno), civili e militari disposte, la banda posizionata, la statua esce dalla porta centrale e va ad occupare la posizione stabilita. Il corteo prevede il giro esterno della chiesa, il raggiungimento della casa di riposo per anziani (alcune centinaia di metri) e il rientro in chiesa attraversando la piazza. Lungo il corteo, frammisti ai fedeli, prendono posto i gruppi di suonatori folk che suonano e cantano per tutto il tempo; a metà percorso formano un gruppo consistente e si posizionano davanti alla statua suonando e cantando una canzone vernacolare dedicata alla Madonna. Si percepisce chiaramente nei volti dei presenti l’esaltazione del rapporto Madonna del Popolo, Popolo della Madonna.
Al completamento del corteo religioso, con la piazza gremita, il Vescovo si affaccia dal balcone del Santuario per impartire la benedizione papale.
Al rientro in chiesa la statua viene riportata direttamente in sagrestia e rimane esposta la copia contenuta in una teca avvolta da considerevole quantità di catenine d’oro.
Un’altra particolarità di questo evento chiude la festa religiosa; entrano in chiesa zampogne, tamburelli e fisarmoniche per una gioiosa armonia di suoni e canti dialettali con la partecipazione dei fedeli ancora presenti. La chiesa lentamente si svuota, la cerimonia religiosa si conclude.

E’ tempo di rientrare, ma la cosa non è propriamente semplice, una quantità inverosimile di auto si tuffa a fondo valle a costituire una colonna chilometrica. Gli abituali, previgenti, fanno diventare il momento una occasione da pic-nic. Chi sotto un albero, chi all’ombra di una tettoia, chi al bar, tanti lungo il corso del fiume, prendono posto accanto a prelibatezze gastronomiche locali che di ogni festa religiosa costituiscono il tradizionale complemento.
Gradualmnte ognuno prende la via di casa per ripetersi il 7 settembre dell'anno successivo.
Antonio Cima 08-09-2014

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Commenti  

 
#1 calabresi 2014-09-09 11:21
complimenti a webiamo.it per averci raccontato e mostrato un sito, un evento, dei luoghi e delle persone che fanno parte della cultura religiosa della nostra regione e che la stragrande parte di noi non ha conoscenza
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