Nicotera, Immacolata in mare

nicotera immacolata mare
nicotera immacolata mare-2
Uno straordinario rito religioso di Calabria
A Nicotera la statua con portatori parzialmente immersi in mare con gli abiti - al seguito dell'Immacolata anche tanti fedeli camminano in acqua; un rito secolare per la Madonna arrivata dal mare in una cassa alla deriva 
di Antonio Cima

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Nicotera 08-12-2014 
Nel 2009 appresi dell’esistenza di questa processione durante un corso sulla privacy tenuto in una scuola di Nicotera paese. Nelle ricorrenze successive c’è sempre stato un motivo che ha impedito la partecipazione. Quest’anno il verso giusto per esserci.
Mi capita spesso in feste e giorni comandati di andare da qualche parte.

Come sempre, prima di partire mi sono documentato sul web e con qualche telefonata di verifica.
Valuto essere una cosa impegnativa e lunga, vado da solo. Mi avvio poco dopo le sette, il tempo incerto, non c’è un’anima in giro.
Quando mi reco da quelle parti preferisco fare la litoranea da Pizzo lungo tutta la costa degli dei. Ricordando i moniti di mio nonno paterno oggi si va ‘a ligni quindi lascio stare i vurzi: vado dall’autostrada fino a Rosarno, poi un po’ della SS18, e la Sp35 per complessivi 115 km circa.

L’autostrada praticamente deserta, solo qualche auto mi ha sorpassato e ancor meno ne ho superate. Arrivato al bivio di Nicotera vado a sinistra verso la marina; mi fermo a metà della discesa per fotografare il bellissimo panorama del paese arroccato sull’ultimo lembo del Poro, nel territorio vibonese.
Continua dopo le foto


Foto della processione in mare

  
Foto della processione in paese

Il paese lo conosco bene, è molto grazioso; tra i tanti elementi culturali/architettonicinicotera-1/paesaggistici di rilievo spicca l’imponente castello del sec. XI che domina la vista per tutta la Piana di Gioia Tauro, la Costa Viola, lo Stretto e la costa tirrenica della Sicilia comprese le Eolie vicinissime. A ridosso del castello, sulla parte terminale della spianata, uno spazio verde lussureggiante con un sentiero panoramico di grande suggestione. In uno dei precedenti viaggi di lavoro mi sono attardato fino al calar della notte per osservare e
fotografare la piana di Gioia Tauro in notturna: ne valse la pena.


Arrivo a Nicotera Marina poco dopo le otto e trenta, vado in nicotera-2chiesa per accertarmi del programma della mattinata. C’è molto tempo a disposizione, mi organizzo fino all’inizio della processione.
Dedico un pò di tempo a foto e riprese all’interno della chiesa della SS Immacolata, piccola, con unica navata, veramente bella con pregevoli opere lignee, marmoree e affreschi. La statua della Madonna sul lato sinistro della navata su un baldacchino di sfarzose fattezze.
Da informazioni assunte so che i pescatori sono determinanti nello sviluppo del corteo, mi porto sulla spiaggia per saperne di più. Attraverso un pò di lungomare dove sono in allestimento poche e scarne bancarelle; tante palme lungo il percorso e alcuni lidi ben fatti ed accoglienti alla vista; sul lato interno della strada una urbanizzazione decisamente più confacente rispetto a quella interna con tante case che mi paiono disabitate e varie strutture da restaurare.
Dalla spiaggia guardo a nord e sud senza vedere gente. Osservo in fondo al lato nord varie barche e mucchi di reti intorno, sicuramente troverò qualche pescatore in quel punto alli spirardi (ai margini) del lungomare. Percorro tutto il marciapiedi e intravvedo in fondo cinque persone, mi avvicino a quei volti che distinguerei in piazza S.Pietro la domenica di Pasqua: la mia gente.
Volti rugosi scuriti dal sole (non abbronzati), capelli increspati, figure variamente inclinate, occhi spesso socchiusi come per guardare lontano. Sono seduti uno accanto all’altro, tre sul muretto e due sul ferro della ringhiera. I pescatori non stanno mai seduti sulle panchine, ma sempre nel punto più prossimo alla spiaggia: un muretto, una staccionata, un cumulo di pietre, o altro.
”Buongiorno” , “buongiorno” rispondono due di loro, gli altri tre fanno cenno con la testa. Mi presento e avvio un dialogo utile ad evidenziare il mio arrivo e le finalità. Mi danno tutti i ragguagli su come si svolge il rito; ho esperienza quanto basta per intuire che la cosa migliore è andare su una barca, uno di loro è disponibile ad assecondare la richiesta.
E’ ancora presto per la processione e m’intrattengo con loro; lamentano della marineria locale in dissolvenza per mancanza di un porto, replico che così è già successo ad Amantea.
Dalla quantità di barche e accessori sulla spiaggia deduco che una discreta presenza di pescatori esiste ancora, loro dicono che ben altra cosa era in passato.
Il più anziano racconta che negli anni ’60 è venuto ad Amantea per acquistare attrezzature per la lampara. Nel frattempo è arrivato un giovane, figlio di pescatori, che fa il commerciante di casalinghi e dice di rifornirsi ad Amantea da storici commercianti del settore.
Chiedo se qualcuno può raccontarmi com’è nata questa particolare processione nel mare.
Due cominciano a parlare a ruota libera accavallandosi. Li fermo chiedendo se posso registrarli, ovviamente si è stata la risposta. I due raccontano in sequenza quello che sanno per tramandata testimonianza degli avi.
nicotera immacolata terra-17397Si narra che nel dicembre di alcuni secoli fa, in una giornata di sostenuto vento da nord-ovest, un gruppo di pescatori seduto sulle dune nella parte alta della spiaggia, a ridosso delle tamerici (vruchi), osservò al largo, in direzione di Stromboli, una grande cassa di legno alla deriva verso la costa Viola.
Gli uomini sulla spiaggia si allertarono sperando in consistenti e allettanti contenuti nella cassa spinta dalla corrente. Immediatamente si organizzarono per recuperare l’inatteso dono della buona sorte.
Misero in mare la più grande delle barche e una ciurma mista si affrettò a recuperare il voluminoso recipiente in legno. Con non poca fatica il cassone fu portato a riva ove, nel frattempo, tanta gente si era raggruppata. La cassa fu adagiata poco più in alto del bagnasciuga e immediatamente alcuni si adoperarono per aprirla. Quando il lato superiore fu divelto, e il contenuto si mostrò con chiarezza, coloro che stavano operando con ascia e martello restarono per un po come pietrificati; uno di loro gridò “La Madonna, la Madonna”. Fu visibile a tutti che quella cassa conteneva la statua della Madonna. Quella sacra figura diventò il simbolo religioso del luogo e da allora quel memorabile giorno viene rievocato l’8 dicembre con la particolarissima processione dell’Immacolata nel mare e non sul mare come varie altre in Calabria (Tropea, Roccella, Marina di Gioiosa, ecc.).

I pescatori sono i chiari protagonisti della processione; esclusivamente a loro è riservato il diritto di portare la statua ed indossare la maglietta identificativa; tale diritto si tramanda da padre in figlio.
Altri soggetti non pescatori, in caso di voto alla Madonna, possono chiedere di partecipare; il Consiglio degli Uomini di mare decide se accordare il consenso che, ragionevolmente, è sempre favorevole. Tali fedeli si uniscono ai pescatori, ma non possono indossare la maglietta.

Son passate le ore 12 e inizia la processione che porterà la statua della madonna dalla chiesa fin sulla spiaggia, nel punto in cui si ritiene sia stata recuperata la cassa.
La banda cittadina si dispone dietro la statua, non esistono confraternite in tenuta né altre forme tipiche di alcune processioni (cinte o altro), non c'è nessuno con fascia tricolore perché non trattasi di festa patronale che è Maria SS.ma Assunta ricorrente il 15 agosto.
Resto nel corteo alcuni minuti poi mi distacco per raggiungere la spiaggia e salire sulla barca.
In mare ci sono solo il barcone ufficiale organizzato per i fuochi dal mare e una piccola barca di legno che, ovviamente, è quella che mi riguarda.
Tolgo scarpe e calze mettendole nello zaino, mi rimbocco i pantaloni fino alle ginocchia, mi avvicino alla battigia facendo segno al pescatore che s’avvicina. C’è un pò di maretta trasversale che sballotta il piccolo natante, ho due zaini sulle spalle che irrigidiscono i movimenti, salto sulla piccola poppa bagnandomi fin sopra le ginocchia, il minimo che potesse succedere in tali condizioni.
Dispongo gli zaini e gli attrezzi sul paiolato e prendo posto a poppa avvinghiandomi alle murate.

Intanto la spiaggia si è affollata di tanti che parteciperanno alla processione.
Arriva la statua sulla spiaggia ove i pescatori la prenderanno in carico a piedi scalzi con addosso pantaloni e maglietta, tra i portatori due aggregati per voto.
Incolonnati sotto le assi del piedistallo gli uomini si portano in acqua immergendosi fino all’altezza media del ginocchio. Durante i vari movimenti alcuni si trovano in acqua fino al collo.
Davanti al corteo, in acqua fino alle ginocchia, due donne in completa tenuta nera; l’amico ai remi mi dice che lo fanno per voto.
Dietro ai portatori molti fedeli che decidono di partecipare camminando nell’acqua; tanti altri accompagnano la statua sulla spiaggia, altri sul lungomare.
La battigia viene attraversata da nord verso sud per oltre 300 metri in circa mezz’ora.
Ogni tanto l’avanzamento della statua viene fermato gridando “musica” e si riavvia solo quando la banda riprende a suonare. A rotazione quasi tutti i portatori incitano per l’esclamazione collettiva di esultanza per la Madonna gridando “uno due viva Maria” e tutti ripetono in coro “Viva Maria”. A volte gridando “Viva Maria” alzano anche un braccio.
In acqua vanno a finire non solo i portatori, i fedeli e quelli che fanno voto, ma anche fotografi e video operatori.

Dal barcone in mare, distante dalla battigia, s’alzano i fuochi che si uniscono a quelli lanciati dalla spiaggia.
Più ravvicinata alla statua scivola la barchetta nella quale mi trovo seduto a poppa a piedi nudi, con pantaloni bagnati fino alle cosce, con una gamba sulla murata esterna e l’altra dalla parte interna come una pinza per contrastare il consistente rollio causato dalla spessa ondulazione da nord/ovest.
Fotografi ed operatori sulla battigia mi guardano con stupore, forse con invidia, in tanti mi fotografano: deduco che non è consuetudine documentare l’evento da una barca. Ciò mi pare ovvio considerando che l’8 dicembre non è propriamente in luglio, appunto.
Provo uno strano disagio a trovarmi in condizione di privilegio ìmpari; effettivamente dalla barca si ha ben altro risultato con foto e video camere. Devo anche ammettere solo per completezza che, a non essere avvezzi a tali contesti con insinuante maretta, risulta essere prudente non osare.

Dalla barca, vista l’eccessiva instabilità, per garantirmi un risultato sufficiente, ho scattato almeno 200 foto e ripreso per oltre 20 minuti. Dal risultato constatato mi ritengo soddisfatto.

Il corteo sulla battigia si conclude dopo circa mezz’ora e prende a risalire la spiaggia portandosi sul lungomare. Mi trovo sulla barca con zaino, accessori, piedi scalzi. Sono oltre le ore 13, la maretta è aumentata (maru ‘i menzijuornu si dice ad Amantea) e rende più difficoltoso sbarcare. Decido per la soluzione più rapida che garantisca alla barca di non andare ‘i chjattu (di traverso sulla battigia), evito che la chiglia arrivi sulla sabbia e salto dove s’immergono completamente gli arti inferiori, spingo la barca verso il largo salutando l’amico Franco (detto Gaetano) che mi ha concesso tal privilegio.
A questo punto mi ritrovo bagnato come tutti gli altri avvertendo un inconscio senso di espiazione del “peccato originale” dovuto al privilegio ìmpari.
Sulla spiaggia faccio in fretta a “strizzare” l’acqua da dosso, scuotere la sabbia dai piedi, infilarmi le scarpe senza calze, recuperare il distacco dalla processione.
Raggiunta la statua sul lungomare osservo il corteo fermo, il parroco officiante sul balcone di un palazzo con tutti i terrazini addobbati con tumashchi, vari canti e preghiere prolungano la sosta. A saperlo potevo procedere con adeguata calma. Tale spaccato somiglia alla fermata ai Cappuccini durante le Varette di Amantea con Don Filippo sul balcone, ora non più praticata.
Il corteo riprende il rientro verso la chiesa, "durerà poco" pensavo, e invece un prolungato ghirigori tra le stradine del borgo marinaro che ci ha fatto arrivare in chiesa dopo le ore 14.
Per le strade nessun altarino di sosta ma tanti fregi in moltissimi balconi e finestre: vari elementi decorativi creati con nastro dal celeste all’azzurro, frasi dedicate alla madonna, immagini dell’Immacolata incorniciate e altre forme espressive di vario tipo.

Arriviamo in chiesa con un nucleo di presenze significativo considerando l’ora. La statua sosta brevemente sulla porta rivolta ai fedeli sul sagrato, entra in quella posizione per essere ricollocata sul fastoso baldacchino. Il parroco conclude con varie orazioni e l’invito finale alla cristiana solidarietà. Avrei voluto dire al sacerdote che la solidarietà non ha timbro, sarà per un’altra volta.
Tanti dei fedeli si avvicinano alla statua per il saluto finale. Questa conclusiva prassi in ogni luogo viene svolta in vari modi: accarezzando con palmo nudo, strofinando un fazzoletto bianco, toccando e baciando più volte, alzando bambini per un contatto protettivo, e altri approcci.
Qui viene adoperato il metodo più semplice ovvero quello di toccare brevemente la statua portandosi la mano alla bocca.
Sono circa le ore 14,30, esco dalla chiesa e mi porto sul lungomare; le bancarelle sono nel momento di minore affluenza, percorro il litorale fino alle barche senza presenze.
All’orizzonte il gigante nero offeso da nuvole grigie senza forma, ma più a sud, staccate dalla costa siciliana, un groviglio di nuvole michelangiolesche avvolge il sole per un tramonto che si preannuncia superbo, che fare?
La giornata prevede varie attività ancora e decido di rientrare; sosto per un po’ alla stazione di servizio di Lamezia est quanto basta per arrivare a Falerna poco prima del tramonto.
Mi fermo a Falerna sulla SS18 alle 16,25, giusto per ammirare le "sculture" odierne del genio di Caprese.
Antonio Cima 8 dicembre 2014

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Commenti  

 
#4 Riconoscimenti 2014-12-13 12:01
Che stupenda pagina di storia popolare!
Un sentito grazie ad Antonio Cima che me l'ha fatta conoscere.
Citazione
 
 
#3 Nino Buffone 2014-12-11 18:37
Visto con gli occhi della realtà il mare è acqua. Visto con gli occhi della immaginazione il mare è Madre: colei che dona la vita! Mito e religione trovano ancora conferma nelle tradizioni della nostra gente. Grazie Antonio!
Citazione
 
 
#2 Opinione 2014-12-11 09:06
Quando si fa qualcosa con impegno disinteressato, con spirito di conoscenza e tanta passione il risultato non puo' che essere positivo. un ringraziamento a webiamo.it per questo interessante articolo.
Citazione
 
 
#1 A CIMA 2014-12-11 01:09
Complimenti per questa magnifica pagina che ci racconta di un evento calabrese che evidenzia un sentimento religioso, misto al folclore, basato su radici popolari di una comunità.
Belle le foto e la descrizione.
Citazione
 

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