Il Caracolo di Caulonia

caulonia-caracolo-2016  Antichi riti pasquali calabresi
Il Caracolo di Caulonia di origini spagnole
Nella piazza centrale una girandola di statue e pennoni

Il periodo pasquale è certamente il momento dell'anno più atteso in Calabria, come nel resto del Sud. Ogni piccolo e grande comune meridionale ha una significativa rappresentazione della Passione, Morte, Risurrezione del Nazzareno.
Le varie dominazioni che si sono alternate nel Sud Italia, specie in Calabria, oltre ad averne influenzato il linguaggio e le produzioni hanno inciso anche negli usi e costumi, in prevalenza su quelle religiose. Sicilia e Campania mostrano tante omologazioni, poco meno la Calabria.
Le usanze religiose, ovunque nel mondo, stanno sempre più occupando spazi significati nel turismo. In tale direzione si sta esprimendo da anni il comune calabrese di Caulonia che della Settimana Santa ne sta facendo un elemento identitario in ambito culturale, sociale, storico e naturalmente turistico. In questo periodo il comune dell’alto Jonio reggino è molto frequentato da visitatori calabresi e vacanzieri che arrivano da altre regioni.
Ciò che maggiormente distingue la Pasqua di Caulonia è il Caracolo, rito di origine spagnola del Sabato Santo.
La ricorrenza del Sabato Santo, nel suo complesso, va dal pomeriggio alla fine della messa di Liturgia della Pasqua di Risurrezione oltre la mezzanotte. La parte puramente correlata al Caracolo va dalle ore 18 alle ore 21.
Nel primo pomeriggio nella chiesa del SS Rosario avviene l’asta pubblica per l’assegnazione dei portatori delle statue. continua dopo le foto


 Le otto statue che fanno parte della processione sono disposte:
-nella sottostante chiesa dell’Immacolata: Cristo all’orto, Cristo alla colonna, Cristo che porta la Croce, Crocifisso;
-nella sovrastante chiesa del S.S. Rosario: Ecce Homo, Cristo Morto, SS Vergine Addolorata, San Giovanni.
Ognuna delle due chiese ha una confraternita, denominata come la chiesa, che governa la partecipazione della propria appartenenza.
Alle ore 18 circa dalle due chiese si avviano due distinti cortei con le specifiche statue; arrivano in centro paese disponendosi incolonnati nelle due strade che confluiscono al Buveri.

Alle ore 18,40 circa si allinea l’incolonnamento delle statue, delle confraternite, dei gonfaloni, cantori, ecc. Provvede a ciò un addetto che dal microfono invita ad accodarsi secondo l’ordine predisposto. Intorno alle ore 19 inizia lo scorrere della processione per le vie del paese.

E’ un corteo di grande suggestione per la bellezza delle statue, la magia del luogo, il canto accapponante del Miserere davanti alla statua di Gesù Morto, l’armonioso stridore dei piccoli e grandi caracoli (strumenti in legno roteanti) in mano a bambini e adulti, i visi riflessivi delle tante signore che portano le statue, gli sguardi materni delle anziane donne che dai balconi dei vicoli attendono di toccare le statue al passaggio.
La processione scende giù fino alla chiesa dell’Immacolata, attraversando la piazzola che regala sfondi panoramici all’ora del tramonto in totale sintonia con l’atmosfera del momento. Tutte le statue fanno il loro ingresso in chiesa con le sole persone ad esse correlate funzionalmente, la gente aspetta fuori ricomponendo rapidamente il lungo corteo.
Risale il lungo cordone religioso per strade, spiazzi, vicoli ossequiando l’antico percorso, anche in spazi completamente disabitati.
Il momento esaltante di questo antico evento inizia intorno alle ore 20, arrivando in tale ora in piazza Mese la grande folla che partecipa al Caracolo. Questo spazio centrale è di approssimata forma quadrangolare con un lato tra i 65/70 metri.

Nel rigido ordine d’incolonnamento tutte le componenti del corteo fanno accesso in piazza Mese iniziando dal lato più alto disposto a sud. Scorrono in direzione est-ovest in una serrata serpentina che porta ad attraversare la piazza numerose volte fino ad arrivare alla estremità nord ove c’è la chiesa matrice. Il flusso nella piazza è una vera esaltazione di caos armonico, un dolce fluire di statue, confraternite, portatori, figuranti, cantori. Tanti cittadini appostati nelle posizioni più alte dell’agorà, balconi colmi di spettatori e operatori tv, parte della folla frammista nella magica sinusoide. Tutto ciò dura circa mezzora, poco dopo le ore 20.30, a cominciare dai pennoni d’inizio corteo, tutti accedono lentamente nella chiesa matrice, senza fermarsi, uscendone per ricomporre il cordone umano che lascia la piazza procedendo verso il punto in cui le statue procedono separatamente per le chiese di appartenenza. Nella chiesa del SS Rosario confluisce un piccola folla per un canto melodioso che dura circa 10 minuti. E’ un testo dedicato a Maria; in alcuni tratti parole e melodia ricordano il canto dedicato all’Immacolata nella serenata della notte dell’8 dicembre a Fiumefreddo Bruzio.
Sono le ore 21, si conclude qui il Caracolo di Sabato Santo.
Dalle ore 23 la chiesa matrice si affollerà di residenti per la liturgia relativa alla Risurrezione.
Ma non è ancora concluso il periodo pasquale perché nella mattinata di Domenica altro grande appuntamento della tradizione attende caulonesi, cittadini del comprensorio e turisti: la Svelata.
Un evento molto praticato in Calabria nelle province di Reggio e Vibo, parzialmente nelle province di Crotone e Catanzaro, completamente sconosciuto nella provincia di Cosenza.
Per compiutezza documentale si evidenziano le differenti denominazioni utilizzate nella regione per il rito della Domenica di Pasqua: Affruntata, ‘Ncrinata, Svelata, Cunfrunta, Cumprunta.
Antonio Cima 28-03-2016

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