Rito ortodosso di S.Giovanni Theristis

bivongi monaci ortodossi Antico rito bizantino del Santo "Mietitore"
Festa di S.Giovanni Theristis a Bivongi

Da tutta la Calabria fedeli ortodossi
La vasta articolazione liturgica dei cristiani d'oriente

Da anni, convinto che per capire significativamente una piccola comunità occorra seguirne le usanze religiose, ricorre in modo consistente la mia presenza in chiesa e alle processioni in una molteplicità di ricorrenze. In Calabria, in tutti i mesi dell’anno, sulle coste e all’interno, si svolgono riti di estrema semplicità e passionali e tumultuosi cortei (specie nel Reggino e nel Pollino). Partecipo sempre ad azioni sacrali della chiesa di Roma; solo tre volte al seguito di cristiani ortodossi e oggi, 19 febbraio 2017, per la quarta volta si verifica.
Nelle espressioni abituali siamo usi a definire bizantinismi situazioni eccessivamente formali e ridondanti nei modi. Di ciò ne prendi atto quando partecipi ad un rito religioso ortodosso. Un trionfo dell’estetica, degli elementi coreografici, una diffusa iconografia, lunghe e ripetute preghiere, canti di singoli, cori prolungati. Tutto metodicamente esteso e continui segni della croce.
Un’accentuazione di tutto ciò ho rilevato al rito annuale di San Giovanni Theristis che si svolge nel monastero ortodosso di Bivongi intitolato al santo “Mietitore”. La conduzione del monastero è stata affidata nel 2008 a monaci della chiesa ortodossa rumena e per tal motivo i presenti all’evento odierno sono in prevalenza cittadini rumeni provenienti da tutta la Calabria.
continua dopo le foto


Il monaco officiante, coadiuvato da altri tre impegnati nel coro e da due giovani in tenuta da suddiaconi, ha iniziato la celebrazione intorno alle ore nove del mattino per concluderla oltre le ore dodici. In tale lasso di tempo varie situazioni si susseguono nella navata e nella stanza d’accesso che ha una funzione di sacrestia.
I lavori di restauro deformano la struttura che non presenta le componenti nartece e vima, ma solo la navata delimitata da una parete di tavole su cui è fissata l’iconostasi.
Lo spazio esiguo interno non consente a tutti di partecipare, alcuni rimangono fuori, altri nella sacrestia ove si svolgono varie usanze.
Il lungo periodo del rito è sostanzialmente diviso in due fasi.
La prima parte è uno spazio temporale di meditazione, e contemporaneamente preparatorio (detto Pròthesis, cioè "Preparazione"), mentre i tre monaci co-celebranti cantano lunghi cori fortemente identitari della ritualità ortodossa, alternando, a volte, la lingua italiana alla loro.
La parte successiva è dedicata alla Divina Liturgia (messa) che comprende ritualità a seguire evidenziate.

Nel locale è disposto un banchetto con oggettistica a valenza religiosa che si può acquistare.
Su un ripiano tante candele esili e rosse asportabili con offerta a piacere. Tali candele fanno parte di varie pratiche che coinvolgono tutti i partecipanti.
Fuori, a ridosso della porta d’ingresso, un contenitore metallico a forma di cubo, aperto davanti e con la base forata, accoglie le candele accese, chi una chi varie, chi con tempi rapidi chi con fare assorto e prolungato.
Ad un angolo interno sono appese al muro due icone, una di Gesù e l’altra della Madonna con Bambino. Su una base metallica di forma rotonda e forata vengono poste tante altre candele accese. Anche qui alcuni sostano a lungo con movenze d’inchino e numerosi segni della croce.
Il gesto simbolico di tutta la cristianità viene svolto in maniera vistosa. Le dita vengono allungate e congiunte formando un cuneo; il braccio viene arcuato e distanziato da busto; con gesti rapidi vengono toccati la fronte dall’alto, l’addome, l’estremità delle scapole. In relazione al contesto, al momento del rito, e credo al trasporto personale, il segno della croce viene ripetuto più volte. Lungo l’arco dell’intero rito ognuno esegue molte decine di segni di croce.
pane rito ortodossoSu un piccolo tavolo, in un cesto, piccoli pani avvolti in un tovagliolo (detto in greco pròsphora, cioè "offerta"); ognuno ne prende uno e insieme ad una candela li consegna al monaco officiante posizionato a ridosso dell’altare ma non ancora in azione celebrativa. La candela viene posta in una cassetta mentre il panino viene consegnato ad uno dei due giovani suddiaconi intendo a tagliuzzare minutamente i piccoli pani in una bacinella di plastica; il pane sminuzzato servirà alla fine. Su tutti i panini è impressa una simbologia costituita da un quadrato con al centro una croce e nei quattro angoli delle sigle in alfabeto cirillico (
vedi pagina).
Ad un certo punto più persone cominciano a scrive su un foglio fermandosi, riflettendo, guardando nel vuoto come per ricordare. Chiedo ad una donna e mi dice che su quel foglio vengono elencate persone care, sul lato sinistro i vivi e sul destro i morti. Quel foglio, alcune candele e una banconota in offerta vengono consegnati al monaco officiante che ad un certo punto della celebrazione leggerà quei nomi ricordando i morti e invocando la protezione per i vivi.
Le persone che trovano posto in chiesa si dispongono per genere, le donne sul lato sinistro e i maschi su quello destro.
A ridosso dell’altare su due piedistalli a mò di leggio sono poggiate tre icone racchiuse in cornice con vetro. A sinistra una Madonna con Bambino a destra un’articolata raffigurazione con molteplici divinità e una icona di Gesù. Tutti coloro che entrano, prima di prendere posto a destra o sinistra si portano davanti alle icone baciandole, inginocchiandosi più volte, facendosi ripetutamente il segno della croce.
Quando comincia la Divina Liturgia (messa) la navata colma, la sacrestia anche, fuori altri a ridosso della porta. Si va avanti con tempi che per i cattolici sarebbero insostenibili.
Mi assento per osservare altri particolari del contesto esterno. Nel giardino adiacente un certo tramestio intorno ad un lungo tavolo che mi pare da convivi bucolici. Alcune persone vanno nelle auto ritornando con pentole e tegami d’ogni dimensione e forma ricoperti con carta stagnola, posandoli sul lungo desco. Non v’è alcun bisogno di chieder deducendo per ovvia visione che alla fine vi sarà un grande banchetto. Mi allontano per un po verso sporgenze che consentono la vista su avvallamenti del territorio.
Rientro in chiesa con il rito in corso; dopo un po vedo agire il religioso officiante con fare analogo ai momenti eucaristici cattolici. Arriva il momento della distribuzione eucaristica che mi lascia un po stupito.
L’Eucaristia viene celebrata con pane di frumento fermentato e vino rosso mescolato con acqua tiepida all’interno del calice e può essere amministrata anche ai bambini molto piccoli dopo il Battesimo.
La sostanza da porgere è contenuta in un calice vistosamente ornato. Dall’officiante viene imboccata a ciascun fedele con un cucchiaio da comunione come si usa nei riti ortodossi. Ha un manico sottile di circa 20 cm con paletta concava tipo caffè. Per tutti viene usato lo stesso cucchiaio senza accorgimenti di sorta. La somministrazione inizia dai più piccoli (anche bambini di pochi mesi) procedendo per fascia d’età.
Una signora, in perfetto italiano, evidenzia che l’uso dello stesso cucchiaio è un punto indiscusso per la chiesa rumena mentre altrove è elemento di diversificazione.
Dopo l’Eucarestia tutti passano davanti al giovane suddiacono che coadiuvato da un monaco distribuisce a ciascuno, in un tovagliolo di carta, un pugno di pane tagliuzzato nella fase iniziale della celebrazione.
Altra fase della liturgia è l’unzione con olio santo dei giovanissimi.
Il rito religioso trova compimento con il bacio di una piccolissima reliquia di San Giovanni Theristis con le stesse modalità d’ambito cattolico.

Chi è abituale dei riti della chiesa di Roma nota la grande differenza con le liturgie ortodosse. La vasta articolazione di forma e contenuti ha aspetti estetici e coreografici apprezzabili e i tempi della chiesa d’oriente trasportano la mente a luoghi ed epoche della storia mediterranea.
Antonio Cima 21-02-2017
   

I contenuti della pagina mirano a raccontare l'evento di cui trattasi per quanto osservato nel contesto e verificato su fonti di merito. Certamente più ampia è la consistenza del mondo culturale e sociale di appartenenza per la quale si rimanda a specifici spazi conoscitivi.

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