Monasterace, in giro per un giorno intero con il Santo

monasterace territorio Monasterace
Dalle 8 del mattino alle 8 di sera
In giro con il Santo per spiagge, prati, sentieri, fiumi, ruderi archeologici
 , aree coltivate
Ogni tre anni migliaia di persone con S.Andrea d'Avellino

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Monasterace (RC) - Il Territorio 12 maggio 2017

Se qualcuno del luogo, persona o soggetto giuridico, si attivasse presso l’Unesco per chiederne la valutazione e se questo evento diventasse patrimonio immateriale dell’Umanità non mi meraviglierei, anzi mi chiedo perché non sia stato ancora fatto.
Nella mia personale peregrinatio vitae per strade e luoghi di Calabria avevo appena sentito parlare di questa manifestazione. Programmando il fare dei mesi primaverili 2017 decido di approfondirlo e sul web ne percepisco la natura.
Decido di esserci venerdì 12 maggio per la parte pomeridiana.
La processione religiosa di Sant’Andrea di Avellino si svolge ogni tre anni. Chiamarla processione è una diminutio d’ingrata misura.
Continua dopo le foto
(a fondo pagina video)


Per averne contezza occorre tener presente l’ampio suolo cittadino che va da nord dalla fiumara Assi a sud fino alla fiumare Stilaro per circa 10 km; parimenti rientra per circa 4 km; il borgo antico dista poco più di 3 km dalla costa ove negli ultimi decenni è sorto un consistente abitato marino. E’ il paese più a nord della provincia di Reggio confinando con Guardavalle, a sud confina con Riace; gli abitanti tra paese e marina sono circa 3500.
Il rito, per lo sviluppo che ha, non poteva non chiamarsi Territorio visto che di esso ne attraversa gran parte. Si sviluppa in due fasi.
Quella del mattino inizia dalle ore nove muovendo dal duomo nel centro storico, attraversando i terreni della parte disposta a sud dall’asse borgo/marina; si conclude intorno alle ore 12 alla Marina nella chiesa di S.Giuseppe Lavoratore ove si celebra la messa fino alle ore 13 circa.
La parte pomeridiana inizia alle ore 15 da San Giuseppe per rientrare al duomo intorno alle ore 21. Oltre al popolo di fedeli, ne fanno parte vari religiosi, la banda musicale, suonatori di tamburi, alcuni confratelli delle tre congregazioni cittadine, il sindaco con la fascia tricolore, vari autorità civili e militari, il reliquario contenente un tessuto del santo che per portarlo si alternano in continuazione centinaia di persone.
Vengono attraversati i territori lato nord dell’asse attraversando il fiume Assi e risalendo la collina adiacente al corso d’acqua. Generalmente le processioni con valenza rurale hanno una significativa partecipazione in un frangente ridotto sminuendo lungo il percorso arrivando in pochi nella chiesa di conclusione.
Il Territorio di Monasterace anche da questo punto di vista è un prodigio; è un crescendo progressivo e smisurato lungo la spiaggia, al passaggio dell’Assi (che appare come un orgoglio di massa), alla risalita tra campi di grano e d’ogni infiorescenza che il momento regala copiosamente. Oltre dieci ore della statua sulle spalle di uomini e donne che avviluppano il gruppo dei portatori ansiosi di prestarsi al trasporto.
Lungo il cammino continui punti di sosta organizzati da volontari che rifocillano con bevande di vario tipo. In vari punti di preminenza la fermata per la litania cantata e suonata in una straordinaria sintonia tra cantori e banda.
La consistente fatica farebbe pensare a persone di fattezze fisiche adeguate, invece ci sono tutti, dalla tenera età -portati a spalla e braccia dai parenti- a figure anziane che non demordono neanche nei punti di maggiore impegno.
Per tutta la durata è una continua suggestione di superiore bellezza, ma il momento entusiasmante (per qualcuno addirittura commovente) è il guado del fiume Assi che avviene poco dopo le ore 16,30.
Tanti che non partecipano al Territorio attendono sul ponte sulla SS106 solo per guardare. Dei partecipanti una parte risale la rampa aggirando il corso d’acqua dalla strada.
Ma la maggior parte il fiume lo guada entrando in acqua. Chi togliendosi scarpe e calze, chi togliendo solo le scarpe, alcuni facendosi portare sulle spalle o sulle braccia, ma la maggior parte entra in acqua con tutto addosso, soprattutto i portatori che in tal punto aumentano.
Quasi tutti restano con panni e scarpe bagnati addosso fino alla fine senza alcun cenno di disagio; questo momento -in misura di ridotta enfasi- si ripete sullo stesso corso d’acqua intorno alle ore 19.40 in prossimità del sentiero che immette nel paese. In questo punto è disposta una passerella per chi vuole evitare l’acqua.
Si arriva nell’abitato alle ore 20 circa, si fa una breve processione tra i vicoli ove alcune donne molto anziane attendono davanti alle porte di casa per il bacio della reliquia e la benedizione del prete. L’atto conclusivo sul piazzale che guarda la vallata dell’Assi con l’ultima litania, la benedizione del parroco, i fuochi d’artificio che illuminano la vallata.
Si rientra in chiesa che sono ormai le ore 21; gl’immancabili ringraziamenti di rito di varie figure civili e religiose. Si conclude con il bacio di massa della reliquia che dà appuntamento al 2020 per il prossimo Territorio.
Sono le ore 21.30, un amico di Scilla mi da un passaggio fino al museo archeologico dove ho lasciato l’auto stamane alle ore 10. Salgo in macchina per percorrere in due ore il tragitto che in mattinata ha richiesto meno tempo; arrivo a casa che manca poco alla mezzanotte, "stranamente" fuori è buio, ma la mente è ancora avvolta da un caleidoscopio di colori e di figure che a tal punto non so descrivere, meno male che ci sono le foto.
Antonio Cima 14-05-2017
 

 

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