Cardeto (RC), San Sebastiano

cardeto s sebastiano Cardeto (RC) - San Sebastiano
Nelle colline aspromontane tirreniche
Il tradizionale rito del ballo della statua

Com’è mia abitudine cerco di documentarmi quanto basta sull’avvenimento e sul luogo. Trovo un video su youtube che mostra sufficientemente la processione, senza alcuna nota scritta come si riscontra in quasi tutti i video amatoriali di paese. Sul sito comunale un po di descrizione sulla storia cittadina. E’ una lacuna di quasi tutti i siti comunali calabresi la carenza di informazione sul territorio e sugli accadimenti. Sulla rete poche foto, una in particolare che mostra il paese visto frontalmente dal pendio sud della vallata della fiumara di S.Agata. Un panorama inconsueto che suscita curiosità. Chiamo al Comune, mi dicono che il rito inizia alle ore 10,30. Ad ogni uscita faccio in modo di arrivare qualche ora prima, specie per riti pomeridiani/serali. Parto alle ore 7, all’uscita Spirito Santo alle 7.30, a Cardeto alle 9,10. Parcheggio nello spazio accanto ai Carabinieri e procedo a piedi. continua dopo le foto


Per chi è uso alla frequentazione di località, la prima e immediata osservazione è il decoro urbano. Decoro non è assenza di carte ed erba dalla strada, ma un complesso di cose come le panchine, marciapiedi, lampioni, fiori, prati, fondo stradale, muretti, segnaletica, cestini, fontane, ecc. La prima impressione e di un decoro a modo, quasi da avanzato comune turistico, ma qui non v’è turismo.
Cardeto è un paesino con 1500 abitanti, a 700 m di altitudine, distribuiti tra capoluogo e una moltitudine di contrade e piccole frazioni.

Ciò che ben dispone è la piazzetta ad inizio di V.Milite Ignoto ben strutturata, fondo lastricato geometricamente, una consistente costruzione con ampie colonne aperte e un tetto di qualche metro arcuato si affaccia verso il pendio. Procedendo a piedi si apprezza per tutta la via il decoro generale compreso pza Cesare Battisti, incluse le abitazioni senza segno di decadenza. Entro nel bar della piazzetta ove apprezzo antichi proverbi riportati su asse di legno levigate e fissate alle pareti.
Lungo la strada è posta una piccola chiesa che la targa accanto alla porta indica essere quella di San Sebastiano. La chiesetta è vuota, dall’altare manca la statua del santo che, come avviene in tanti luoghi, il giorno prima della festa viene trasferito con breve processione nella chiesa principale del paese per essere riportata il giorno dopo. A seguire ciò riscontro anche qui a Cardeto.
La strada finisce davanti alla chiesa principale della parrocchia dei SS Pietro e Paolo, accanto alla chiesa l’edificio municipale. Entro in chiesa completamente deserta, ciò favorisce le foto del contesto essenziale, con alcune statue di santi alle pareti su minuscoli piedistalli. Le fattezze indicano una consistenza di recente ristrutturazione.

Ho abbastanza tempo a disposizione e inizio un giro per il paese; vado per istinto essendo nato e cresciuto in un borgo e tanti avendone visitati. Ho in mente quella foto che mi predispone per un alveare urbano, così è. Inizio a salire, immediatamente la consistenza urbana cambia dimensione; un groviglio di vicoli a fondo cementato, rigato per evitare scivoloni. La maggior parte delle case abbandonate, non poche in condizioni di rudere. Così è per ampia parte che sovrasta la centrale via Milite Ignoto. Noto una cosa non ricorrente. In genere i borghi abbandonati lo sono per intero, o per intero hanno le condizioni di sufficiente manutenzione. A Cardeto esistono case cadenti, in stato di ruderi, affiancate a case in stato di normalità. La visione d’insieme, per quanto inconsueta, si presenta come una caratteristica di particolarità.
Ritorno sul sagrato e inizio a percorrere la parte sottostante alla via centrale. E’ chiara una urbanizzazione ben più recente di quella sovrastante pur nella presenza di case abbandonate e ruderi. Mi sposto verso est per un sentiero sterrato che consente di tagliare rapidamente verso l’abitato inferiore. Passo davanti ad una antica fontana con lavatoio che una targa denomina “Fontana Vecchia”, è integra, restaurata di recente. Il pensiero va alla mia infanzia, alla Fontana Vecchia di Amantea ove andavamo ad attingere l’acqua.
Faccio il sentiero e finisco sulla strada provinciale asfaltata. Nel timore di far tardi mi avvio verso il centro, passo innanzi ad un interessante negozio dal nome romantico “Il tipico calabrese”; camminando intravvedo dal vetro della porta tanta merce delle nostre pieghe regionali.
Non percorro tutta la strada asfaltata risalendo da un vicolo che orienta verso il centro. In prevalenza case normali pur nella presenza del “non finito” che caratterizza la provincia di Reggio Calabria, specie nella fascia meridionale. Non riscontro palazzi nobiliari né strutture in quantità tale da far pensare ad un passato di consistente agiatezza patrizia.
Mi corrono nella mente le pagine di Corrado Alvaro che di questa terra ci fanno cogliere ogni limatura.
Termino la salita e mi ritrovo innanzi al municipio. La banda schierata frontalmente continua ad animare il pre rito con una sorta di matinè da fermo. La cosa che mi era sembrata strana all’inizio, mi è chiara ora visto il reticolo urbano.
Sono le ore 10.30, la gente arriva gradualmente, deduco che ci vorrà tempo ancora per la processione. I confratelli in abito rituale, della locale Confraternita di San Sebastiano, prendono sempre più consistenza. Ho modo di dialogare qualche minuto con il priore che, tra le altre cose, mi dice di aver fatto il militare con uno di Amantea. Quasi sempre, ovunque, in questi casi si riscontrano tali condizioni. Evidenzio che qui i confratelli arrivano portando l’abito in una busta di carta con manico mentre da noi viene racchiuso in un foulard variopinto.
C’è sempre il rito liturgico correlato, quasi sempre prima a volte dopo la processione.
Sulla porta c’è una figura che non manca in nessun paese, in nessuna processione. Personalmente propendo per la definizione di buontempone, rimasto a metà percorso tra l’espressione fanciullesca e la maturità adulta. Sono persone utili all’organizzazione della processione, sempre presenti, in prevalenza assolvono il ruolo di crocifero.
Ad Amantea, tra ’60 e ’90, ve ne furono due, uno nel rione antico (Rocchiciellu) e uno in quello moderno (Ventura).
Chiedo al simpatico e gioioso amicone se prima della processione c’è il rito liturgico. Mi guarda un po’ stranito, scuote la testa e risponde di no. Deduco che non sia pervenuto il senso della domanda. Dal numero di persone che prendono posto in chiesa deduco che ci sarà la messa, così è. Generalmente le messe pre processione del mattino sono essenziali, rimango stupito della lungaggine quasi come un rito ortodosso.
Sono circa le ore 12, finisce la messa, mentre la gente si porta sul sagrato i portatori allestiscono la vara con la statua di San Sebastiano. Pochi minuti e prende a scorrere il corteo processionale. Il lungo cordone umano va su nella parte vecchia ricalcando sostanzialmente lo stesso cammino fatto da solo poco prima. Gran difficoltà per i portati, non di meno per la banda che deve incunearsi sgomitando tra bandisti.
A conferma del quasi svuotamento della zona incrociamo solo tre donne anziane ad attendere davanti alla porta. Si ritorna davanti alla chiesa e si va verso la parte bassa, la stessa che avevo già fatto. Non ho riscontrato elementi decorati ai balconi, non damaschi, né lenzuola ricamate, né foto del santo, né alcuna forma ornamentale. Ciò mostra una matrice fortemente popolana priva di striature di consistenze di forma.
Fin dalla chiesa, per tutta la processione, ho osservato tre donne camminare scalze di cui una con le calze costantemente attaccata alla vara.
La struttura urbana del paese consentirebbe una rimodulazione meno faticosa del percorso, ma appare evidente il mantenimento di un cammino che ripercorre la storia della processione per come viene da lontano. Mi è sfuggito alla fine di verificare, ma questo ho dedotto.
Ritorniamo sul sagrato della chiesa alle ore 13,10, è il momento più atteso. La gente si dispone rapidamente ai lati addossandosi al muro formando nello spiazzo un vuoto a forma di ellisse. I portatori si posizionano presso la porta della chiesa intorno agli assi della vara. Al segnale del priore la banda inizia ad intonare la gioiosa marcetta d’accompagnamento, i portatori sollevano la struttura d’appoggio della statua e cominciano a percorrere il breve tratto circoscritto dai fedeli ondeggiando in sintonia con il brano che si eleva dagli strumenti della banda di Mesorrofa. Tre volte avanti indietro per una durata complessiva di tre minuti. Al cessare del ballo tutti si accodano alla statua, sindaco per primo, e si rientra in chiesa. La statua viene riposizionata sul lato destro della navata a ridosso del presbiterio, i confratelli per primi si avvicinano per il bacio conclusivo della statua. A tal punto arriva dalla corsia centrale, strisciando sulle ginocchia, l’anziana signora che per tutta la processione ha camminato scalza a contatto con la vara. Si alza a fatica, accarezza il santo, più volte lo bacia e conclude così il voto di oggi, la promessa fatta a San Sebastiano. Tale usanza è variamente ricorrente in varie zone nel Sud, nella zona aspromontana è maggiormente diffusa.
Qui inizia la fase conclusiva del bacio alla statua; i fedeli si dispongono in fila tra i banchi con la coda fuori dalla porta. Occorrono vari minuti e lentamente ognuno prende la via di casa. Si svuota la chiesa, un po di gente in piazza, altri per strada, anch’io m’incammino verso l’auto.
Non prendo la via del ritorno ma vado giù per la provinciale che va verso l'Aspromonte, attraversando il torrente per risalire il fronte collinare sud della vallata della fiumara S.Agata. Mi fermo sul particolare ponte di contrada Pantano che ha un aspetto quasi decorativo. Inizio a percepire le viste panoramiche riscontrate sul web; vado su per alcuni chilometri fermandomi più volte per diversificare gli scatti. Arrivo fino alla contrada Sant’Elia all’incrocio che segnala il Santuario della Madonna di Mallamaci, sono passate da poco le ore 14.
Se fossi in un film americano d’altri tempi in questo momento apparirebbe sullo schermo THE END, "apparirà" intorno alle ore 17 dopo la pausa panino, dopo la lunga strada di rientro tra l’apprensiva strada provinciale che porta a Reggio e il conodo tratto di A2 (così hanno ribattezzato la A3) fino a Falerna. Un’altra giornata nelle radici che ci appartengono, spesso complicate da condividere, ma non c’è altro sistema per esistere, mostrando il meglio, sforzandoci di migliorare il resto.
Antonio Cima 23-01-2018


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