Madonna del Carmine e Cunfrunta a San Pietro Apostolo

san-pietro-apostolo-carmine-cunfrunta San Pietro Apostolo (CZ)
La particolare processione estiva
Madonna del Carmine e Cunfrunta

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Buona parte della mia vita, che non è propriamente breve, nei tempi extra lavorativi, l’ho dedicata all’osservazione della Calabria. I luoghi, le tradizioni, gli eventi ed in particolare le usanze religiose che più d’ogni altro aspetto raccontano i territori e la gente, soprattutto dei piccoli centri. Mi capita di pensare spesso che il più è stato fatto. Poi, invece, devo convenire che non è così.
 La Calabria è come un grande e articolato palazzo antico, circondato da vaste distese di terreno e casali, posseduto da ricchi tenutari di raffinata cultura, amanti dell’arte e dei saperi trasversali.
Se ne diventi tu proprietario ti adoperi in vari modi per ridargli vigore; ciò ti porta a scoprire i valori in esso contenuti dei quali ripassi lo splendore. Fai ciò con impegno fino a quando pensi di aver assolto in modo esaustivo ai bisogni dell’esistente. Poi ti capita di entrare in una stanza trascurata, in un ripostiglio evitato, in una soffitta rimandata e di scoprire che il tuo compito non è finito perché ben altro è custodito nei meandri non percorsi di quella proprietà: un arazzo, un quadro, una enciclopedia, in un cassonetto ornato, in un vecchio baule del corredo e tanto altro. continua dopo le foto

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Questo mi capita ogni volta quando, ritenendo di aver attraversato i significativi valori regionali, devo convenire che il mosaico è ben più grande e vari tasselli si affacciano alla bellezza regionale.
 Nel mio personale programma dei solchi calabresi da percorrere, per il 16 luglio 2018 annoto San Pietro Apostolo, nel catanzarese pre silano, per la processione della Madonna del Carmine durante la quale si svolge la Cunfrunta estiva. A parlare di processioni religiose corri sempre il rischio (in realtà è certezza) di annoiare l’interlocutore, specie se soggetto stanziale congenito non aduso ai camminamenti di territori altrui. Verrà giorno, spero, di tempi utili a ciò raccontare.
La Cunfrunta, detta prioritariamente Affruntata, ma anche Cumprunta, Svelata, ‘Ncrinata, si svolge la Domenica di Pasqua nella Calabria meridionale (un tempo Ulteriore o Greca). In tutti i comuni reggini, in quasi tutti i comuni vibonesi, in alcuni comuni catanzaresi e crotonesi. Tante ne ho fatte negli ultimi dieci anni. Ma tale ricorrenza nel periodo estivo è  pochissimo praticata. Una di queste, appunto, si svolge a San Pietro Apostolo.
L’Affruntata è la rappresentazione del dramma di Maria che perde il Figlio sulla Croce. Aiutata da Giovanni incontra per strada Gesù resuscitato con tripudio dei fedeli. Nelle versioni estive cambiano le figure coinvolte, nel caso di San Pietro Apostolo si tratta di Maria SS del Carmelo e di San Giuseppe.

Conosco il comprensorio del paese, quasi tutte le località, ma non sono mai stato a S.Pietro. E’ un motivo in più. Mi documento quanto basta, parto alle ore 16, la SS18 fino a Falerna, la A3 (che ora è diventata A2) fino a Lamezia, su per la SS 280 dei due Mari che lascio a Settingiano, dopo un po Castaneto, a seguire Tiriolo, alle ore 17,25 arrivo a San Pietro. Trovo il tratto cittadino della SS19 delle Calabria (che qui prende il nome via V.Emanuele II) colma di luminarie essenziali che formano un lungo e aggraziato tunnel. Lascio a bordo strada a poche centinaia di metri dalla chiesa del Carmine ove mi accingo ad entrare.

 E’ in corso la messa, la navata colma di donne prevalentemente anziane, pochissimi uomini. Tutto l’interno della chiesa addobbato per la festa. Adiacente al presbiterio sul lato sinistro una bellissima statua della Madonna con bambino, entrambi con una vistosa corona in testa, tanti fiori a fare da cornice. Sul lato destro San Giuseppe (lu vecchjariellu come si definisce nel canto della Ninna di Natale ad Amantea) con il bastone innestato in alto con fiori nella mano sinistra e il Fanciullo in quella destra, anche questa è decisamente una bella statua. L’officiante è Don Pasqualino Gualtieri, parroco cittadino, dal verbo accorto e dal tono conciliante. La liturgia termina alle ore 18, il tempo di assestarsi ed inizia la processione. Il corteo si avvia sulla SS accogliendo alcune centinaia di persone. Le donne sono distribuite in tutte le fasce d’età, gli uomini sono in prevalenza anziani.
 

 In testa al corteo una donna fa da crocifero (qui usano chiamarlo con il sinonimo di Cireneo da Simone da Cirene che si fece carico di portare la Croce di Gesù). Segue la banda musicale cittadina nella quale è “infiltrato” un bambino con uno strumento giocattolo che per tutta la processione soffia con insistenza. Poi le autorità cittadine, il parroco, la statua, i fedeli. Davanti alla statua accanto al parroco, portata per mano dal nonno, una bambina con il microfono in mano recita i versetti della prima parte dell’Avemaria, segue il coro dei fedeli con i versetti della seconda parte. Così è stato per tutto il tempo, cosa che vedo per la prima volta.
Si arriva all’obelisco che eleva la statua del Nazzareno all’incrocio con via Garibaldi. La statua di San Giuseppe viene fermata mentre quella della Madonna continua per alcune centinaia di metri sulla strada provinciale 38 e torna indietro ricomponendo il corteo. Ciò succede più volte lungo il percorso per motivi devozionali di alcune zone fuori dal percorso primario. Da via Garibaldi inizia la discesa che attraverserà tutto il paese per arrivare sul sagrato della chiesa parrocchiale intitolata a San Pietro Apostolo.

A questo punto delle processioni, ovunque, oltre ai contenuti specifici del rito, inizia la parte dell’osservazione propriamente territoriale, dei palazzi, degli spiazzi, dei vicoli, delle pieghe del tempo, di come un luogo è stato mantenuto, gli abbellimenti e le storture, le epoche, giardini, le speculazioni edilizie, balconi, terrazzi, colonnati, fondi stradali adeguati con piastrelle e sanpietrini o abbrutiti da pietre casuali di fiumare.
Ma questo è lo spazio urbano dei vari paesi, in realtà ciò che emerge di più è l’umanità che si dispiega lungo il percorso, l’accoglienza della statua, damaschi, lenzuola ricamate, icone, fiori dai balconi e davanti alle porte, le vecchine a sbirciare dietro ai vetri oppure osare all’aperto dal balcone, la donazione con banconota stretta nel pugno infilata con mano tremolante nella cassa sotto la statua.
Tutto ciò va perdendosi per l’incalzante spopolamento, terrificante spopolamento, soprattutto dei piccoli paesi interni, ancor più dei borghi di sofferente geografia.
Sempre più numerose in modo crescente le tabelle vendesi, qualche coraggiosa fittasi. Per la Calabria si prevede un vicino futuro complicato con una riduzione consistente di popolazione, tra vent’anni si prevedono 1,5 milioni di abitanti dei circa 2 attuali

Torniamo alla processione di S.Pietro Apostolo.
Scendendo con le statue per i vicoli del paese percepisco l’esistenza di moltissime case vuote. Si capisce dall’assenza di panni stesi, la mancanza di fiori ai balconi, porte e finestre serrate. Non vi sono damaschi nè lenzuola ricamate ai balconi, pochissime anziane davanti alle porte.
Ma il luogo è suggestivo, qualche palazzo, tante case popolane, decoro diffuso. Non è un contesto propriamente turistico ma merita di essere visitato, anche di essere vissuto per chi cerca un modello di vita aderente alla radici. Passiamo davanti a delle lapidi, su una leggo “Da questa casa il 30 agosto 1860 Giuseppe Garibaldi mosse alla volta di
Soveria Mannelli”. Si tratta del Palazzo Tomaino importante edificio cittadino. Su un’altra si legge: ”Questa piazza ha ospitato il 30 ottobre 2007 la coppa del mondo vinta dalla nazionale di calcio ai mondiali 2006”, non c’è niente di male a citarlo.
Più avanti sulla facciata di un edificio un dipinto su parete che raffigura il Santo Protettore. Si va ancora giù, arriviamo un uno spiazzo centrale lungo via Matteotti, si mostra come gradevole centro cittadino, la statua al Milite Ignoto, una grande planimetria cittadina di marmo, panchine, alcuni negozi, il bar. Si continua a scendere, alle ore 19,30 siamo in piazza Roma che è anche sagrato della chiesa parrocchiale dedicata al Patrono. E’ uno spazio urbano logisticamente disposto all’accoglienza, ampio, con una gradinata che lascia supporre feste di piazza.
La statua di San Giuseppe viene portata all’ingresso della chiesa, quasi come nascosta alla vista; quella della Madonna, parimenti “nascosta” all’imbocco di un vicoletto dal lato opposto. La gente si dispone sulle gradinate ed ai margini della piazza lasciando un ampio corridoio centrale. Assestata la folla si alzano in cielo i fuochi che danno il via alla Cunfrunta. Dall’ingresso della chiesa i portatori si lanciano verso il centro, così anche dalla parte opposta la statua della Madonna. Pochi secondi per percorrere i venti metri e le due state sono di fronte, si conclama la Cunfrunta tra Giuseppe e Maria. Applausi e commozione, contenuti rispetto alle edizioni pasquali. Le due statue congiunte si dispongono frontalmente alla folla, gli fanno cerchio le autorità civili e militari, i portatori e le portatrici. Per tutto il bucolico tragitto ho osservato una presenza quasi esclusiva di donne portatrici della Madonna. Anche durante la Cunfrunta a correre con sulle spalle la statua della Vergine del Carmine sono state donne, mai vista cosa simile.
Siamo alla fine, il parroco impartisce la benedizione, le due statue vengono portate in chiesa e disposte sui banchi. Don Pasqualino ringrazia quanti si sono adoperati per la buona riuscita della festa e con i saluti chiude la manifestazione religiosa. Segue l’immancabile rito del bacio che nella circostanza impegna la navata per le due statue poste ai lati. Una coda finale coinvolge il parroco per la donazione ai bambini di un collarino di spago con l’effige della Madonna. Finisce qui lo spazio quotidiano contiguo all’osservazione della Pietà Popolare, ma la giornata non è ancora finita.

San Pietro Apostolo ha una connotazione urbana non consueta, che poche località hanno. Generalmente i luoghi collinari arroccati o spalmati su un pendio hanno avuto origine nella parte alta espandendosi verso il basso. Per antonomasia è cosa abituale trovare in alto la chiesa principale, il castello, la torre, il palazzo di governo, i palazzi nobiliari e in basso la moderna urbanizzazione.
Esistono in Calabria alcuni paesi nati all’incontrario, cominciati dal basso e risaliti gradualmente. Ne ho visitati alcuni, sono pochi, in questo momento ricordo solo Castrovillari e San Giovanni in Fiore.
Sono le ore 19.45, l’automobile è in alto vicino alla chiesa del Carmine. Scendere un pendio consistente è arta leggia si dice ad Amantea, risalirlo dopo un faticoso pomeriggio è altra cosa. Ed è proprio altra cosa decidere se risalire dalle strade asfaltate con lungo percorso o tagliare per vicoli e gradinate perpendicolari. Faccio un po e un po. Arrivo nei pressi dell’auto alle ore 20,10, per strada ho scattato qualche foto, soprattutto panoramiche con il disorientamento scenico all’incontrario.
Sulla SS le luminarie accese, non c’è nessuno in giro, pochi nello spazio attrezzato per le culinarie della festa, arriveranno più tardi.
Salgo in macchina alle ore 20,20, rifaccio la strada del ritorno ma evito Settingiano deviando per Marcellinara. L’abitudine fa compagnia alla stanchezza sostenendola, è ormai buio, il pomeriggio scorre nella mente, ogni particolare, quasi tutto in positivo, alcune cose di sempre altre nuove, come sempre succede vivendo il territorio e la gente di Calabria da dentro e non da come la raccontano gli ignavi della comunicazione, ancora in circolazione non essendo riuscito Dante a
collocarli tutti nel vestibolo dell’inferno.
Sono arrivato a casa poco prima delle ore 22; la doccia, un panino, un'ora davanti al computer per le pagine previste per domani, alla via così.
Antonio Cima 18-07-2018
 

 

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