Le Cinte e l'Infiorata di Santa Domenica Talao

s-domenica-talao-s-giuseppe-2018 Cinte e Infiorata di Santa Domenica Talao
Nell'ambito della festa patronale di San Giuseppe
L'ultima domenica di luglio, armonioso spazio di turismo religioso

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Siamo sulla Riviera dei Cedri, domenica 22 luglio 2018, alle spalle di Scalea, ai limiti nord della vasta spianata chiusa a sud dai ruderi e dalle scogliere di Cirella che però fa parte del comune di Diamante. Quel tratto nord tirrenico della Provincia di Cosenza, fortemente premiato da un turismo avveduto che ha saputo valorizzare tutte le risorse ambientali e culturali esistenti.
I paesini collinari calabresi, prossimi alla costa, hanno subìto da metà ‘900 un significativo spopolamento perché fagocitati dai centri costieri vicini. Questo è successo solo parzialmente nella corona collinare della piana di Scalea a cavallo degli anni ’80. In tale periodo sono confluiti su Scalea in misura apprezzabile cittadini da Santa Domenica Talao, Santa Maria del Cedro, Marcellina; meno da Grisolia e Maierà, pochi da Orsomarso, Verbicaro, Tremoli che sono più interne. Le popolazioni sono ormai assestate da decenni tant’è che Scalea da quasi trent’anni è posizionata sulla fascia dei diecimila abitanti. continua dopo le foto
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  Quanto sopra sembra essere in distonia con il racconto di un evento religioso, direi turistico religioso, precisamente della festa patronale di San Giuseppe nel magnifico centro storico di Santa Domenica di Talao, che si svolge l’ultima domenica di luglio, nella quarta se, come quest’anno, luglio ne contiene cinque.
Il prologo tende ad accomunare tale contesto geografico, a renderlo quasi unico, pur diversificandosi in località spiccatamente marine, specificatamente montane, consistentemente agricole.
Questo è quanto ci mostra la modernità con le sue pieghe dei tempi che corrono, con le specificità imposte dai giacimenti lavorativi dei territori.
Ma se vuoi scoprire le radici di un luogo, le rughe delle loro origini, i sentimenti accomunanti, c’è solo un modo: partecipare, osservare, confonderti nei riti della fede, primariamente nelle processioni religiose. Se questo fai nell’Alto Tirreno cosentino, da Buonvicino a Tortora, vedrai un solo costume sociale, un medesimo comportamento, un’assonanza di modelli comportamentali.
Stiamo parlando di un territorio con una emergente consistenza del mare, in realtà le radici evidenziate dalle usanze religiose ci fanno risalire la costa fino al Pollino, si proprio fino alla montagna del confine nord calabrese, perché più che somiglianza c’è una netta sovrapposizione nei costumi religiosi della fede cristiana cattolica.
Ho partecipato a tanti riti del vasto comprensorio pollinare del versante occidentale ed ho negli occhi e nella mente modi e sostanze troppo simili da farmi ritenere accomunanti le origini. Addobbi, fiori, durata, organizzazione, sono fortemente identitari della compostezza della gente della terra, della collina, della montagna, diversi dalla indisciplinata costumanza dell'humus costiero. L’elemento che assimila primariamente è la realizzazione delle cinte, ma anche i canti devozionali, lunghi ed appassionanti, hanno un unico filo conduttore. Ogni località ha sviluppato un modello proprio di abbellimento della cinta, pur nella unicità della struttura. Si tratta di un cubo o di un cilindro formato da ceri poggiati su una base. Una dimensione media di 50x50 cm di circa 15 kg, ma esistono delle varianti. Un’armonia decorativa di superiore bellezza che richiede grande dedizione, creatività, finezza del fare. E’ dedicata alla Santa o Santo festeggiato, per adempimento di una promessa ex-voto. Viene portata sulla testa poggiata su corona di stoffa per assorbire il contatto. Nasce come coinvolgimento femminile ma è ormai ordinariamente acquisita la partecipazione maschile. Esistono vari accorgimenti per la conservazione in casa e per i successivi riadornamenti confacenti allo spirito vocazionale motivante.
La processione di Santa Domenica, oltre alle cinte, è connotata dalla essenziale Infiorata disposta nella stradina accanto alla chiesa, corso Umberto I. Ma tutto il borgo è una sorta di festa del fiore. Oltre ai balconi, ai davanzali, agli spazi pubblici, la presenza floreale, del verde in genere, è di elevata consistenza.
Alle ore 18,10 inizia la messa, la navata colma, anche il presbiterio e il transetto accolgono tante presente. Il parroco officiante di Bova Marina coadiuvato dal Parroco cittadino Padre Ernest Majaliwa Kaombwe e da altri religiosi del luogo. Presente la confraternita di San Giuseppe di Verbicaro. Un coro di grande personalità accompagna costantemente il rito liturgico che si compie in un’ora seguito da un lungo saluto e ringraziamento del parroco.
Nel mentre i portatori dispongono la statua sul piedistallo alcune donne avviano un canto devozionale come si usa da queste parti. Alle donne si aggiungono altri fedeli.
Inizia la processione alle ore 19,25 secondo l’ordine dettato dal parroco. Il corteo si avvia sulla stradina con l’Infiorata camminando ai lati. La statua, portata da fedeli in gran numero che si alternano continuamente, attraversa l’infiorata secondo i dettami della ricorrenza.
Inizia il giro del paese con un saliscendi che permette di apprezzare la bellezza del luogo, i tanti palazzi, pregevoli portali, tutti documentati con appropriate tabelle realizzate con fondi europei.
Dai balconi una moltitudine di damaschi e lenzuola ricamate.
La banda musicale di Verbicaro, composta da tanti giovani in prevalenza donne, alterna brani di un composito repertorio.
Ma la cosa più bella che caratterizza la processione, come tutte quelle di origine culturale del Pollino, sono le cinte, tra le più belle che ho visto finora. Si alternano varie donne, anche ragazze, solo una è portata costantemente da un uomo che cammina scalzo, che all’arrivo in chiesa prima di posare la cinta intona lo stesso canto che all’uscita hanno cantato le donne.
Si arriva al margine est del paese ove tutto è disposto per la consegna delle chiavi al Santo e per i fuochi conclusivi.
Le cinte disposte su tavoli con al centro un corridoio. In attesa del buio il parroco che conduce la processione interviene sulla valenza del rito religioso, sui principi che legano fede e sociale, sul ruolo decisionale della politica, si proprio così. Seguono l’intervento del sindaco e la consegna delle chiavi della città.
Alle ore 20,50 iniziano i fuochi in fondo alla strada, con vista tra le arcate dei luminari. L’ultimo botto alle ore 21, si ricompone il corteo per rientrare in chiesa in meno di dieci minuti.
La statua riposizionata a destra della navata, il parroco saluta e conclude la festa religiosa, i fedeli iniziano il rito finale del bacio della statua, intanto qualcuno avvia il canto della giornata, tanti si uniscono al coro, finisce così lo spazio di fede dell’ultima domenica di luglio che raccoglie tanti intorno alla statua di San Giuseppe.
Seguirà in piazza la festa civile con la band già in postazione al passaggio della statua.
Antonio Cima 23-07-2018

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