Gioia Tauro, Madonna di Portosalvo

gioia-tauro-madonna-portosalvo Gioia Tauro, Madonna di Portosalvo
Processione tra le strade colme di addobbi
Uscita in mare lungo la costa cittadina
Conclusione con la strabocchevole FUJITINA
Un evento come le fieste spagnole raccontate da Hemingway

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GIOIA TAURO, PROCESSIONE di Maria SS. di Porto Salvo
Un evento che somiglia alle fieste spagnole raccontate da Hemingway
Il giorno 8 settembre, nella provincia di Reggio Calabria, ricorrono tante Feste e Processioni religiose, tra esse la Madonna della Consolazione nel capoluogo che è considerata la più importante della Calabria. In tal giorno si svolge a Gioia Tauro la Festa di Maria SS di Porto Salvo nella chiesa che porta il nome della Madonna del Mare. Nonostante la concomitanza con Reggio, si tratta di un evento che richiama una folla oceanica da tutta la provincia e da altre zone. Il rito avviene nel quartiere marino con coinvolgimento di tutta la città. Dalle ore 16 arrivano i componenti del comitato “Portatori della Vara Maria SS di Portosalvo” che occupano il piazzale davanti alla chiesa.
Intorno alle ore 16,30 inizia la consegna delle fasce alle tre componenti di portatori. Fascia azzurra ai nuovi aderenti che avranno il privilegio di portare la statua fin dalla chiesa; la fascia giallo/blu ai sostenitori lungo il percorso; la fascia bianco/blu ai portatori durante la Fujitina. Un verso esercito di circa 300 portatori che caratterizzano la festa; non solo portatori, ma anche servizio d’ordine agli incroci, durante la fujitina, servizio d’imbarco/sbarco per l’uscita in mare. continua dopo le foto

Dopo la consegna delle fasce, tutti in chiesa, disposti alle pareti, per la messa che inizia alle ore 17. Con l’officiante, parroco Don Gianni Gentile, tanti altri religiosi del comprensorio. In prima fila le autorità civili e militari, tra cui il Commissario Prefettizio in carica al Municipio. La processione inizia alle ore 18,20, attesa sul piazzale da una folla straripante. Uomini e donne d‘ogni età, da anziani in età molto avanzata a bambini portati nelle carrozzelle. E’ incredibile il numero di persone con addosso l’icona della madonna: un foulard, una sciarpa, una maglietta, una camicetta da marinaio.
In testa al corteo una giovanissima crocifera, seguono ai margini della strada due lunghe file di giovani mamme con i bambini nel passeggino. Si accodano i portatori di gonfaloni e stendardi, un folto gruppo di portatori, i religiosi presenti, la statua avvolta dalla parte consistente dei portatori, la banda musica e tutto il popolo dei fedeli. E’ inusuale la non presenza di confraternite. Per una città calabrese di 20.000 abitanti non avere confraternite al seguito è un fatto inconsueto, credo unico. Forse ciò è spiegato dal fatto che le confraternite sono state costituite vari secoli fa quando Gioia Tauro era un piccolissimo agglomerato.
La processione attraversa gran parte della zona marina, strade centrali e periferiche, larghe e sinuose. Mi sorprende, e ancor più mi affascina, la presenza stratificata di addobbi d’ogni misura e natura in ogni interstizio del territorio. Porte, finestre, balconi, serrande, pareti, marciapiedi, in un caleidoscopio di arazzi, lenzuola, damaschi, filamenti, merletti, ricami, icone. Interi palazzi ammantati dall’azzurro mare, strade totalmente ricoperte da filamenti tra balconi a formare un tunnel, sui davanzali statuine della Madonna affiancate a barchette ed ancore. In tanti anni, in tanti eventi di specie, mai avevo visto cose di tale portata.
Altro particolare, mai visto prima, è l’affissione lungo il tragitto di grandi immagini di persone scompare a ricordarne la figura. Il parroco più volte ha evidenziato aspetti della vita di questo sfortunati gioiesi.
Lungo il percorso, in continuazione, qualcuno della folla grida: "1 2 3" e quelli che gli stanno intorno replicano  "Viva Maria", alcuni fanno ciò per tre volte consecutive.
Si arriva sulla spiaggia alle ore 19,30 circa. Dalla battigia al lungomare, per centinaia di metri, la spiaggia colma di fedeli. I più animati occupano il lungo molo in posizione panoramica sull’ampio spazio teatro dell’accadimento. In mare, a poche decine di metri dalla spiaggia, una moltitudine di barche in attesa di accompagnare la statua. Un insinuante moto ondoso complica un pò le operazioni d’imbarco della statua, autorità, portatori, fedeli. Sul natante con la statua, salgono le autorità e alcuni portatori per le operazioni di manovra; su altra barca il parroco, tanti portatori, alcuni fedeli, fotografi e operatori tv. La barca con statua va in testa, si accodano tutte le altre. Non si snoda un vero corteo marittimo lungo la costa cittadina ma una specie di serpentina in un breve tratto dal punto d’imbarco che è anche punto di sbarco.
Alle ore 20 circa la statua ritorna sulla spiaggia, sbarcano tutti e si accodano. La processione riprende sul lungomare con passo spedito portandosi al punto d’inizio della Fujitina. Si posiziona in via Tripodi presso l’Ufficio Postale, i portatori con fascia bianco/blu prendono posto sotto le lunghe barre (oltre venti metri) che reggono il piedistallo con la statua. La folla si addossa ai lati della strada, coordinata dai portatori non impegnati nella corsa. Balconi, finestre, ballatoi, scale esterne, ed ogni spazio disposto alla vista, colmi di gente. Il tratto rettilineo di via Tripodi è di circa duecento metri, svoltando poi a destra attraversando via Porto Salvo, confluendo e concludendo in Piazza Giovanni Paolo II che fa da sagrato alla chiesa.
La Fujitina prende il via intorno alle ore 20,15, dura in paio di minuti scatenando un entusiasmo senza pari. Colori, suoni, rumori, incitamenti, armonia delle forme, creano una vibrazione collettiva che sembra provenire da una fiesta spagnola raccontata da Ernest Hemingway.
I portatori ansimanti si fermano davanti alla chiesa, sudati, esaltati in una sorta di trans momentanea, si abbracciano, si baciano, qualcuno s’asciuga le lacrime. Gradualmente ritorna la gioia contenuta, espressa solo con gli occhi e con i sorrisi. Alle ore 20,30 circa i portatori alzano la statua incanalandosi nel corridoio che dalla piazza scende nella navata che è più bassa rispetto al piano strada. Nella parte superiore delle pareti che formano il corridoio, tanti fedeli, con torce accese e sventolio di fazzoletti, inneggiano alla SS di Portosalvo che i portatori ricollocano alla destra del presbiterio per l’immancabile rito conclusivo del bacio della statua. Prima i portatori, poi anziani, poi tutti gli altri. Chi tocca e bacia, chi accarezza e bacia, chi striscia il fazzoletto prima del bacio, chi un santino d’ambo le facciate, chi sfila una rosa suscitando il rimprovero degli altri, tutti trovano il personale compimento alla giornata tanto attesa, ritornando nelle loro case nella pienezza del sentimento della fede.
Chi scrive, che non ha fede religiosa, si avvia lentamente verso l’auto, attraversando un po di lungomare di Gioia, incontrando i Giganti della zona Mata e Grifone che allietano i bambini. La serata, ormai in pieno buio, è chiara; guardando a nord si vedono gli agglomerati di San Ferdinando, Nicotera, Joppolo, Coccorino, fino alla punta magica di Capo Vaticano.
Un’ora e mezza di strada tra quella interna, la SS18 fino a Rosarno, la A3 -oggi A2- fino a Falerna, ancora la SS18 fino ad Amantea, rientrando, vagabondo calabrese tra Ultra e Citra, nel natio borgo stanziale.
Antonio Cima 11-09-2018

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