Vibo Valentia, Festa di Maria Ausiliatrice 2019

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In corteo i neo-comunicati e bambini in costume

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VIBO VALENTIA, I BAMBINI CON ABITI TRADIZIONALI E FIORI IN MANO
NELLA RICORRENZA DI MARIA AUSILIATRICE 2019
Più volte mi sono espresso sulla differenza tra le processioni di città, quelle di paese, quelle di contrade. Sono decisamente cose diverse che producono sensazioni e trasporto variegati. Ma esistono anche quelle che diventa difficile catalogare, che si svolgono in centri maggiori non propriamente rilevanti città, che non sono paesi pur ricorrendo in essi aspetti da paese.
Un rito che rientra in tali considerazioni e quello che ricorre a Vibo Valentia il 24 maggio; si tratta della processione di Maria Ausiliatrice, che si svolge nella zona centrale della città, nell’area della parrocchia Santa Maria del Soccorso, iniziando la Festa nella omonima chiesa. La celebrazione 2019 si avvia con la messa delle ore 18, con tanti religiosi affiancati al parroco officiante, nel magnifico presbiterio sovrastato da una grande immagine della Madonna. Navata affollata, fuori la banda musicale di Curinga in attesa, le mamme indaffarate a preparare le bambine. continua dopo le foto


La liturgia trova compimento poco dopo le ore 19, iniziando i preparativi per la processione. Un coordinatore al microfono dispone l’ordine d’incolonnamento e per le ore 19,30 inizia il corteo. In testa vari ragazzi nel ruolo di crociferi, poi un nugolo di bambini e adolescenti, maschi e femmine, a comporre una magnifica coreografica. Disposti su due file ai lati della strada, giovanissimi del Gruppo Folk di Vibo hanno sfilato con i costumi tradizionali, le ragazze con in mano un folto mazzo di fiori. A loro accodati tutti i bambini che quest’anno hanno ricevuto la prima comunione. Le due ordinate colonne di giovanissimi hanno dato al rito un significato oltre la religione, di eleganza e bellezza.
A seguire adulti incolonnati con collari confraternali o sciarpetta di Don Bosco, un trio con un ragazzo con chitarra, una ragazza a cantare inni alla madonna e il coordinatore per un continuo fraseggio religioso. Seguono i confratelli del SS Rosario, i prelati, la statua portata esclusivamente da portatori con abito confraternale del SS Rosario e subito dopo la banda. Chiude il lungo cordone umano una significativa folla di fedeli.
La processione si è snodata per le vie centrali con attraversamento di zone perimetrali popolari. Su pochi balconi damaschi della ricorrenza, senza altarini o banchetti con incenso per fermate votive per strada. Alcune brevi soste in punti di rilievo sociale tra cui un istituto sanitario con prolungata preghiera per gli ammalati. Alle ore 21 circa si arriva nei pressi della chiesa di Don Bosco per la conclusione della processione. La statua viene fermata a circa duecento metri di distanza. La gente si porta davanti alla chiesa e si addensa ai lati lasciando libera la strada. Quando il priore dà il segnale, i portatori, con la statua ben sistemata sulle spalle, iniziano una corsetta fermandosi in direzione della porta della chiesa volti verso la folla. E’ un momento molto atteso che stimola un entusiasmo misurato. La statua sale i pochi gradini restando addossata alla porta della chiesa, sotto la grande statua di Don Bosco, il santo fondatore dei salesiani, grande apostolo della devozione della Madonna del Soccorso.
Gli immancabili fuochi d’artificio si elevano sopra la chiesa, con meritato applauso finale. La statua fa il suo ingresso in chiesa, viene adagiata sul piedistallo sul lato destro della navata, con l’irrefrenabile costume del fiore da staccare dal basamento per portare a casa, e con quello che è il gesto conclusivo di tutte le processioni: la carezza e il bacio alla statua.
Sono le ore 21,20, mi avvio verso l’auto per arrivare a casa alle ore 22,30 da dove ero partito alle ore 16. Lungo il viaggio di rientro mi attraversavano la mente quelle dolci figure di bambine con i fiori, con i vestiti folk, con gli abiti della prima comunione, e tutto quel popolo incolonnato con civismo senza alcuna osata esternazione di modi della religione praticata, e mi assale un rigurgito procurato dal pensare ad un ministro della Repubblica miseramente esibizionista con quel Rosario imbrattato per sporche finalità di numeri elettorali.
Antonio Cima 25-05-2019
 

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