San Pantaleone di Limbadi 2019

limbadi-s-pantaleone-processione-2019-043 SAN PANTALEONE DI LIMBADI (vv)
CON RITO DEGLI SPARACARI E BAMBINI DENUDATI

Domenica 28 luglio 2019 ci porta al rito di San Pantaleone Medico e Martire di Limbadi (VV), dalla chiesa Madre intitolata al santo. Processione Chiamata “ricca” per lo sfarzo, diversificandosi da quella “povera” dell’ultima domenica di maggio.
Non è un rito ordinario, del semplice scorrimento per strada, che in breve riporta in chiesa. Un accadimento religioso che coinvolge una moltitudine di calabresi anche da altre province, moltissimi nativi residenti altrove ritornano.
E’ una festa di grande rilevanza regionale, con le specificità processionali del luogo. Lungo il percorso non esistono gli altarini per le fermate, né bracieri accesi e incensati. Dai balconi praticamente inesistenti damaschi e lenzuola ricamate, ma tantissimi foulard, pannelli, plastici con l’effige del santo. La banda musicale cittadina, costantemente impegnata per quasi tutta la durata, oltre tre ore. Non sono presenti confraternite in abito cerimoniale, in testa il gonfalone della parrocchia, una moltitudine di portatori senza elementi di distinzione ad alternarsi nel portar la statua. Tante donne, con amorevole portamento, si adoperano brevemente con le assi di legno sopra le spalle, un vero gesto di devozione.


bambini denudati

processione


Un gruppo di religiosi officianti, alcuni impegnati anche in azioni organizzative e di coordinamento. Preghiere e canti per tutto il tempo in cammino; una prolungata litania per voce e banda in uno spiazzo centrale. Tante le fermate davanti alle porte di anziani e malati o di gruppetti in attesa per l’offerta al santo. Ho osservato un numero rilevante di fedeli che hanno donato banconote significative. Ma ciò che contraddistingue la processione di San Pantaleone sono due elementi specifici: gli SPARACARI e i BAMBINI DENUDATI.

Gli SPARACARI ci portano alle funzioni ex-voto. Nella tradizione locale, come da consuetudine, chi si sottopone a tale ritualità lo fa con la dedizione “secondo la promessa fatta”. Si tratta di una cupoletta di spine (sparacogna – asparago spinoso) normalmente raccolta nel periodo pasquale per le corone indossate dai confratelli il Venerdì Santo. E’ composta da un telaio con un diametro medio di 60-70 cm e un’altezza media di 40-50 cm, in genere fatto di canne, sul quale vengono fissati i ramoscelli di spine. E’ un voto di comportamento non di donazione, ma i due aspetti spesso coesistono. Simbolo delle umane sofferenze accettate con umiltà. Ad inizio processione, poco dopo le ore 18, gli sparacari (oggi tutte donne) si aiutano a vicenda nel posizionare la cupoletta sulla testa avvolta da un panno a più pieghe. Camminano in testa al corteo dopo il crocifero e lo stendardo della parrocchia San Pantaleone.
Si dispongono su due file laterali con al centro un parroco in continua recitazione di preghiera. Sono sostenuti da affini e amici per le necessità emergenti lungo il corteo, specie per l’acqua da bere.
In questo spazio geografico regionale vari sono i riti con gli Spinati (Palmi, Cinquefrondi, Dinami, San Pierfedele, ecc.), che sono affini ma di portata contenuta. Ciò che nella circostanza ho visto a Limbadi forse avviene solo in questo luogo.
Il secondo aspetto che connota tale rito di Religiosità Popolare è quello della DENUDAZIONE DEI BAMBINI. La storia dell’umanità è colma delle particolari presenze di bambini e giovani agli altari delle divinità. Tante ne annotano i libri di storia, d’ogni fattezza e interpretazione.
Qui si tratta di una elevazione del sentimento genitoriale, meglio definirlo parentale, verso un neonato che viene presentato al santo, nudo com’è venuto al mondo. E’ un gesto di grandissima emotività dei genitori affiancati dai nonni e altri affini. Il concetto che si eleva dal gesto è la speranza di un futuro del bambino affidato alla vicinanza del santo.
Si tratta di una ritualità emozionale, condivisa dal popolo presente che affianca la propria esultanza alla commozione dei familiari. Padre e madre si avvicinano alla statua, il padre sale sulla sedia, la madre apre il panno che avvolge il bambino affidandolo al marito; l’uomo eleva il corpicino del piccolo (in genere entro il primo anno di vita) addossandolo alla statua, poi gira il bimbo verso la folla che acclama il pargolo. Un grande applauso si eleva al ritorno del bimbo tra le braccia della madre che lo riavvolge nel panno bianco. Intanto un anziano parente, quasi sempre nonno, si avvicina alla statua, tende il braccio verso il cassetto delle offerte depositando una banconota di sostanza. E’ una emozione popolare, che non toglie niente a nessuno, neanche alla dignità, né alla moralità, nè al buonsenso comune, nei dettami di una tradizione identitaria che coesiste con tutti i parametri nella normale civiltà corrente.
Trattasi di un evento pubblico in cui i naturali e civili tutori dei bambini, in piena volontà, si affacciano con i piccoli alla visibilità diffusa che oggi vuol dire anche la molteplicità dei meandri della rete web. E’ un contesto popolare che emana solo buoni e sani sentimenti senza alcun aspetto che possa essere interpretato come invasivo sulla riservatezza, questa è la indiscutibile decisione dei genitori.
Lungo la processione ho contato circa venti bambini alzati al cospetto del Medico e Martire onorato in paese. Per ognuno di essi, alcuni addetti, accoglievano i fagotti contenenti i panni dei piccoli, legandoli alla base della statua del santo. Alla fine della processione, in chiesa, sono stati restituiti ai genitori che li conserveranno tra le cose più care.
La processione riscontra il momento apicale di presenze davanti alla chiesa, con una folla oceanica, con il ringraziamento del parroco e l’arrivederci al prossimo anno. Il santo viene ricollocato sulla basamento di sostegno ai margini del presbiterio. La chiesa lentamente si svuota dopo il passaggio dei fedeli per il bacio della statua. Per le strade scorazzano i giovani tamburinari con i giganti Mata e Grifone, altra realtà simbolo territoriale. Tra un po i diversivi del programma civile con cantante.
Antonio Cima 28-07-2019

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