Grisolia, San Rocco 2019

grisolia-san-rocco-2019 GRISOLIA, SAN ROCCO 2019
Con grande coreografia delle cinte o cirij
Una festa identitaria dell'alto tirreno cosentino 

Ogni zona della Calabria ha le sue propensioni attitudinali dietro la statua del santo. Nella zona del Pollino, insieme al fuoco e alle zampogne, prevale la composizione delle cinte (detti anche ceri, cirij). Sono strutture a forma di cubo con lato di circa mezzo metro. Sono composte da candele di cera legate e infiocchettate, addobbate con fiori e vari elementi ornamentali, con molteplici tipologie estetiche. Vengono portate durante la processione sulla testa (prevalentemente dalle donne), poggiate sopra una ristretta corona di stoffa. E’ un rito devozionale, spesso ex-voto, che richiede un impegno realizzativo e uno sforzo prolungato per tutta la durata della processione. Alcune donne, impossibilitate a sostenere la cinta, portano in processione un fascio di ceri da donare alla parrocchia. A fine rito i ceri restano in chiesa nel catasto di quelle finalizzate all’accensione con offerta.
E’ un elemento identitario della montagna del Pollino, sia calabrese che lucano. La cosa che non t’aspetti è la rilevante presenza nei riti della costa tirrenica cosentina da Praia a Mare a Grisolia. Ciò dimostra, cosa che solo la pratica religiosa è in grado di fare, che quelle località della Calabria hanno avuto origine dallo scivolamento sulla costa dall’interno, portandosi dietro le radici. Tante ne ho documentate, l’ultima è stata la ricorrenza di San Rocco di Grisolia 2019. Un rito di vasta articolazione del 16 agosto, durato oltre tre ore, nella chiesa di Sant’Antonio di Padova. Una straordinaria coreografia di bellezza paesaggistica e floreale. continua dopo le foto

Alle ore 18 un breve corteo scende giù nella cripta delle reliquie rientrando in chiesa con il busto del santo da affiancare alla statua. Inizia la liturgia con una navata affollata di fedeli e di varie autorità civili e militari. A fianco al sindaco Antonio Longo con fascia tricolore, il sindaco di Verbicaro Gennaro Licursi; è una consuetudine della zona la compartecipazione di altri Amministratori vicini. Il coro sulla destra della navata, ai lati del presbiterio i confratelli delle congreghe di Grisolia e di Verbicaro.
Sulla sinistra della navata , sotto il grande Crocifisso, circa trenta cinte sul pavimento. Fuori dalla chiesa tanti fedeli che non trovano posto nella navata, la banda musicale di Verbicaro, alcuni suonatori di zampogna e organetto. La celebrazione eucaristica, dilungata dai tanti ringraziamenti di rito e dalla consegna di pergamene ai rappresentanti istituzionali, si conclude che son quasi le ore 19,30. Il tempo che le donne posizionino le cinte sulla testa ed inizia la processione.
Grisolia ha una struttura urbana affascinate, fatta di vicoli e scorci di grande suggestione. Il rossore del tramonto e le luminarie danno al luogo una rilevanza caleidoscopica. Ove ciò non bastasse, si aggiunge la magia delle cinte, disposte su due lunghe file ai lati degli spazi attraversati. Dalle figure giovanili, e dagli accenti intercettati per tutto il tempo, deduco trattarsi prevalentemente di donne quantomeno cresciute nel vasto arco settentrionale dalla Liguria al Veneto. Ciò riscontro in chiesa, al bar, per strada, Tanti accenti del Nord. Questo mi capita ovunque nelle manifestazioni di massa estivi, specie nei piccoli paesi interni.
Per circa tre due il lunghissimo cordone umano, con le due statue portate con continui cambi di portatori, percorre vicoli, spiazzi, strade centrali, accolto da innumerevoli segni sui balconi: damaschi, lenzuola ricamate, manifesti con l’icona del Santo, piccoli striscioni, bandiere, ornamenti con fiori e merletti d’ogni colore. Si rientra in chiesa intorno alle ore 21,20, ulteriori saluti e ringraziamenti, il finale bacio alla statua di gran parte dei presenti. Le donne adagiano le cinte sul lato destro della navata, così fanno anche le altre donne che in processione hanno portato solo le candele.
Ma in mezzo alla navata resta immobile un gruppo misto, alcuni uomini e varie donne, per la conclusione del canto che per tutta la processione è stato intonato dagli stessi. Una donna con in testa la cinta, con voce solista, lancia una strofa con tono imperioso; la donna si zittisce e immediatamente si erge la voce dei coristi con alta tonalità. Poi riprende la solista e si va avanti con questa alternanza per almeno dieci minuti. Per le due ore di processione un vasto gruppo ha partecipato a questo canto.
Sono le ore 21,30 circa, anche oggi è andata; resta da fare la SS18 fino ad Amantea, che il 16 agosto non è esattamente un’arteria deserta. Alle ore ventitre deposito lo zaino accanto al computer, il necessario tempo ci vorrà ma il servizio troverà compimento.

Antonio Cima 18-08-2019
 

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