Amantea, Madonna del Carmine 2019 nel borgo antico

amantea-madonna-carmine-2019    AMANTEA – PER IL BORGO ANTICO IL SENTIMENTO POPOLARE DIETRO LA STATUA
LA MADONNA DEL CARMINE NEL 2019 RITORNATA NELL’ANTICO PERCORSO
QUANDO SI PUO’, A RAGION VEDUTA, PARLARE DI TURISMO RELIGIOSO

  Da anni, ormai, il turismo ha abbandonato i vecchi palinsesti del banale intrattenimento (circoscritto agli specifici luoghi di sballo) assecondando le propensioni dei turisti ben orientati a vivere il territorio. Chiamatelo esperienziale, motivazionale, ispirazionale o altro, comunque di paesaggi, ambienti, gente ed eventi tradizionali si tratta. Tra questi sempre più spazio occupa il turismo religioso.
E’ un concetto ampio che riguarda cammini verso santuari, escursioni in grotte vissute da eremiti, visite a monasteri e conventi, musei di specie, biblioteche monastiche, case native di santi, ecc. Una forma ampiamente praticata è andar dietro alla statua in processioni maestose come la Varia di Palmi, il Caracolo di Caulonia, il S.Andrea di Avellino di Monasterace, i Vattienti di Nocera e Verbicaro, e tante altre. Poi esistono quelle particolari che immergono nei territori: boschi, pinete, fiumi, sentieri, scogliere, rade, borghi, ruderi, castelli, manieri, ecc.



Ad Amantea potrebbero occupare un significativo spazio le Varette del Venerdì Santo.
In passato, fino a oltre metà ‘900, quasi tutte le processioni attraversavano la parte alta del borgo in via Cavour, anche in largo Pianura. C’era poi quella molto suggestiva sul mare il 3 maggio con il Crocifisso.
Delle antiche usanze la confraternita SS Rosario (dei pescatori) ha costantemente dialogato con i parroci di San Biagio. L’idea, da tempo, nei limiti del possibile, è ripercorrere gli antichi passi.
In questa idea ha creduto Padre Rocco Predoti, parroco in itinere di San Biagio, facendola sua, riportando la Madonna del Carmine sul vecchio percorso. E così, il 16 luglio 2018, la processione è ritornata su via Cavour. La cosa è stata accolta con favore dai fedeli che si sono moltiplicati a dismisura nella processione dell’anno dopo, martedì 16 luglio 2019. Tanti amanteani per la prima volta nella loro vita hanno attraversato questa parte cittadina.
Alle ore 19,30 la messa nella chiesa del Carmine, invece che nel piazzale del Calvario (causa forte vento); inizio processione alle ore 20.15, rientro in chiesa alle ore 21.15.
Attraversamento di Corso Umberto, ingresso in via Cavour dall’arco est di Paraporto, salita alla Chiazzetta con un momento di preghiera e il contatto emozionante della statua con l’anziana signora Veritiero dal balcone. Proseguimento verso la Rina, poi l’inizio della salita San Francesco, le mura del Pizzunu, le rocce della Pinta, via Indipendenza, le case Sciullate, chiesa Matrice, passaggio davanti al Comune, rientro in chiesa.
Un percorso magico, di una suggestione scenica fuori da ogni fantasia. Palazzi, portali, ruderi, spiazzi, vicoli, balconi, spiragli marini, scorci, panorami, un caleidoscopio di forme e colori impossibili da descrivere. Un itinerario abitualmente percorso da chi vuole visitare l’antico quartiere amanteano, che in un corteo celebrativo amplia la “fascinazione” del luogo, a prescindere dal credere o no.
Allora la domanda che, a tal punto, appare scontata: non può essere considerato ciò un esempio propositivo, seppur misurato, di turismo religioso?
Ovviamente ciò dovrebbe far parte di un progetto di rivisitazione complessiva dei concetti dell’accoglienza del turista. E’ un argomento da tempo sollevato da più parti a cui non si riesce a dare risposta. La svolta obbligata dovrà necessariamente essere quella della graduale mutazione degli spazi delle banalità, mantenendo il meglio, pensando ad un palinsesto turistico basato su luoghi, tradizioni, cultura, linguaggio, mirata enogastronomia: quello che abbiamo, quello che siamo, quello che facciamo, quello che diciamo, quello che mangiamo. Sto dicendo ciò (e per quanto posso mi adopero) da quasi tre lustri, spero di non doverlo dire per il resto della vita.
Antonio Cima 18-07-2019

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