San Basile (CS), il paese, il verde, il decoro

san-basile-calabria-pollino-albanese-2018-paese   San Basile, nel Pollino calabrese
Per le vie del paese avvolto da verde e decoro

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Se avete intenzione di vedere castelli, torri, bastioni, grandi palazzi, negozi ampi e luminosi e alla moda, strade affollate da vibrante movida, neon sfavillanti ed echi metropolitani, ebbene si, andate altrove.
Se amate ciò che è nella natura delle cose, serio, giusto, appropriato, misurato, che è nella grazia delle forme, e dei colori, e dei profumi, e dell’elevazione del decoro, ebbene si, andate a San Basile, in provincia di Cosenza, alle pendici del Pollino calabrese.
Giratelo tutto il paese, dal
Monastero basiliano Santa Maria Odigitria, alla chiesa di San Giovanni Battista e ammirate a fondo le iconostasi e gli elementi sacri del rito bizantino. Andate su e giù per i vicoli e per le strade ampie e sarete accompagnati dal verde costante davanti alle porte, sui gradini, dai balconi, nei prati, nelle aiuole, sui muretti.
Troverete alcuni immensi alberi di ulivo secolari in centro paese, una bella vasca circolare nella piazza dedicata all’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg (o Skanderbeg).
Ma troverete soprattutto loro, gli albanesi calabresi. Li sentirete parlare un po in albanese antico, un po in calabrese, un po in italiano e capirete. Capirete le virtù di un territorio che accoglie e coinvolge, perché se così non fosse, non trovereste (dopo cinque secoli) le Vallje, lo Ngandi, le iconostasi, i meravigliosi costumi e i canti e le melodie e l'inarrivabile Bukuria albanese. Antonio Cima 29-05-2018



Il testo che segue rilevato sul sito comunale di San Basile

La storia di San Basile è subordinata a quella dell’antico Cenobio Bizantino di San Basilio Craterete attorno al quale sorse, verso la fine del X-XI secolo il nucleo originario del borgo ad opera dei padri del Monastero

per dar comodità ai contadini addetti alla coltura delle terre del cenobio. Il piccolo borgo era costituito da popolazione latina ebbe un notevole incremento alla fine del XV secolo in seguito alle migrazioni albanesi

verificatesi per sfuggire alla conquista turca dei Balcani e della Grecia dopo la morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg.

Il primo documento che testimonia la presenza di albanesi a San Basile sono i “Capitoli " concessi agli esuli dal vescovo di Cassano Marino Antonio Tomacelli nel 1510 alla cui mensa vescovile il nostro monastero e il borgo ad esso annesso, era stato unito con l’approvazione definitiva di Papa Giulio II il 17 dicembre 1508. Il Tomacelli favorì l’insediamento dei profughi per far fronte al progressivo spopolamento del casale e al decadimento dell’ordine monastico che stavano avendo luogo. I profughi vennero, inizialmente, impiegati nel dissodameto e nella coltivazione delle terre abbaziali e, successivamente, il Tomacelli diede loro la possibilità di abbandonare i tuguri attigui al monastero e spostarsi nella zona in cui ha sede l’odierno abitato dove edificarono le loro case e la Chiesa

Parrocchiale Matrice trapiantando così usi, costumi, lingua,convenzioni sociali e rito religioso ossia la loro cultura.La storia del nostro borgo è controversa e irta di difficoltà; San Basile faceva parte del territorio della città demaniale di Castrovillari cioè dipendeva direttamente dal re. Il re, infatti, esercitava la giurisdizione criminale su Castrovillari e i suoi territori mentre il vescovo di Cassano quella civile. Quando Castrovillari, nel 1519, fu venduta iniziarono i problemi anche per il nostro borgo poiché si innescò un’annosa lite tra il potere baronale e quello ecclesiastico circa la giurisdizione civile. Il nostro casale arbëresh subì, quindi, il dominio di diversi padroni fino al 1643, quando fu venduto definitivamente con tutti i suoi diritti-azioni, aziende, vassallaggi e angherie per 2500 ducati ai Principi Spinelli di Scalea che ne divisero la giurisdizione con il Vescovo di Cassano al quale dovevano versare 6 ducati e 1 tarì annui.
Fu un periodo di abbandono e miseria che fecero di San Basile uno dei borghi più poveri tanto da essere annoverato come fucina di briganti. Il riscatto dell’onore e della propria sorte avvenne quando nel 1790 le giurisdizioni furono assunte da governatori regi. La situazione si stabilizzò durante il periodo francese(1806-1815) quando furono abolite le vecchie denominazioni di città, terre, casali, e feudi e vennero istituiti i Comuni governati da Sindaci. Da questo punto il casale subì profondi cambiamenti sia dal punto di vista architettonico che culturale e sociale. Il nostro borgo fu partecipe dei vari periodi storici, nazionali e internazionali, contribuendo sia materialmente che culturalmente alla storia della Calabria e d’Italia.
Gli Arbëreshë di San Basile furono, infatti, in prima fila durante i moti del 1848 che scoppiarono violentemete in tutta Europa contro l’impero Austro-Ungarico. Furono 78 i giovani processati , condannati e fatti marcire all’interno delle carceri Borboniche fino al 1860 quando giunsero i garibaldini a liberarli. Anche dopo l’Unità d’Italia un numero cospicuo di giovani fu annoverato tra le file brigantesche prendendo parte attivamente alla guerra civile contro il governo piemontese che investì tutto il meridione e che passò alla storia con il nome di brigantaggio postunitario. Il XX secolo fu un periodo di grandi cambiamenti durante il quale il nostro piccolo borgo subì trasformazioni talvolta radicali.
Furono pose in opera diverse costruzioni infatti fu realizzata la prima fontana pubblica con annesso lavatoio e successivamente la rete idrica; fu realizzata l’illuminazione pubblica e la prima parte del secolo, riguardò anche i lavori di ampliamento dell’antico monastero di San Basilio Craterete (adesso di Santa Maria Odigitria). Fu inoltre dotato di un palazzo municipale e della pavimentazione delle strade. Un periodo di stasi si registrò durante le due guerre mondiali quando i giovani uomini furono chiamati al fronte. Negli ultimi anni del secolo scorso il paese ha subito altri cambiamenti che ne hanno modificato e migliorato l’aspetto. Importantissima fu, negli anni ’80, la bonifica del burrone (Përroj) al centro del paese che, da discarica , è diventata una comodissima strada di collegamento tra la parte est e la parte ovest del paese. Furono realizzate strutture scolastiche adeguate nonché (negli ultimissimi anni) strutture sportive e culturali.

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Commenti  

 
#1 sergio ruggiero 2018-05-30 09:06
Decenza, decoro, senso della misura. Cose alla quale noi abbiamo abdicato da tempo.
Citazione
 

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