Stilo, corteo del Monumentu con il pane

stilo-processione-pane-pasquale Stilo, riti Pasquali
la Processione del Monumentu, ovvero il Sabato Santo con le ciambelle di Pane Benedetto
(i guccedate) in corteo sulle croci di canne.
 

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In provincia di Reggio Calabria, di Vibo Valentia e nella parte meridionale della provincia di Catanzaro, i riti pasquali sono pregnanti di trasporto in totale sintonia con la Passione della ricorrenza religiosa, di chiara ispirazione catalana. Dalla partecipazione popolare emerge il forte sentimento verso la figura che assume la corporeità del divino. Nelle esternazioni rituali sono impegnati esclusivamente adulti, uomini e donne.

Se vai a Stilo il Sabato Santo, e aspettando l’inizio del rito del Monumentu rimani sui gradini della porta del Complesso Monumentale S.Giovanni in Theristis del 17° sec., vedi arrivare tanti bambini con i genitori. Ogni adulto porta per mano il proprio piccolo e nell’altra mano stringe la ciambella di pane necessaria per la processione.
Capisci immediatamente che non assisterai ad una sfilata religiosa delle fustigazioni e dei canti passionali, a volte strazianti.  continua dopo le foto 


La presenza di tanti bambini, in prevalenza femminucce, ti fa pensare ad un contesto necessariamente privo di esternazioni apprensive.
In realtà il corteo è composto da due parti contigue, ma distinte: davanti i bambini disposti su due file con accanto i familiari, seguono il portatore della Croce con testa coperta e piedi scalzi, i confratelli in abito cerimoniale, la statua di Gesù morto disteso sulla bara adornata come un baldacchino funereo, la banda musicale cittadina, la statua dell’Addolorata, la popolazione.
Il contesto delle statue è totalmente compunto con frequenti preghiere, a volte con un canto abbinato ad una marcia che fa da base musicale.
Ma i bambini sono davanti, abbastanza distanziati, e vivono la processione con garbo, portando la croce con il pane (gucciadate) inforcato nella parte superiore.

Quelli che partecipano alla processione portando il pane arrivano in chiesa con le gucciadate benedette il Giovedì Santo, trovano a ridosso dell’ingresso le croci fatte con canne, di varie misura e consistenza. Ognuno sceglie la croce confacente alla dimensione della ciambella; in genere gli adulti una grande e i bambini una piccola.
In sagrestia i componenti della confraternita SS Immacolata indossano il costume confraternale da rito e scelgono la corona tra le tante che l’addetto della stessa confraternita ha prodotto nei giorni precedenti con jettuni di ogghiastru (ramoscelli spinosi che avvolgono ulivo selvatico).
Il corteo si compone nell’ampio piazzale della chiesa; appena l’Addolorata esce dalla chiesa la porta viene socchiusa con la ritualità del lutto ordinario.

La processione si avvia alle ore 9,30 circa per rientrare poco dopo le ore tredici. Il sindaco con la fascia per tutto il tempo accanto alla bara di Gesù morto. In testa alla colonna una signora avanti con gli anni con due voluminose ciambelle sulla croce e con i piedi scalzi; le ho chiesto il perché di ciò, mi ha risposto:”mi vutaji”.

Si percorre inizialmente la parte pianeggiante passando davanti alla chiesa di S.Francesco, girando dal belvedere, inerpicandosi per il meraviglioso borgo.
Se pensi che in questo luogo ebbe i natali Tommaso Campanella un pò di emozione ti prende. Si passa davanti alla Fontana dei Delfini, più avanti l’antica facciata del Duomo o Chiesa Matrice del XIV secolo con un portale maestoso, a seguire archi, palazzi, facciate, vicoli che rendono il viatico religioso anche una escursione culturale, storica, turistica.
Da metà percorso in poi i bambini iniziano a rosicchiare la loro personale ciambellina mantenendone l’integrità strutturale per evitare che caschi per terra; qualcuno si spinge oltre con morsi di fanciullesco appetito irrefrenabile.
Noto qui una particolarità mai riscontrata: per fermare il cammino del corteo qualcuno pronuncia “Ave Maria”, mentre per riavviarlo “Processione”.
Lungo la strada anziane signore, in attesa sull’uscio di casa, si avvicinano alla bara per accarezzare la statua, baciandola, poggiando sopra dei fiori; la gran parte ritorna sul davanzale piangendo.
La varetta con Gesù morto viene portata quasi esclusivamente da donne anziane con fare materno che si alternano con consumata intesa.
Ma di ciò i bambini che sono ben più avanti non hanno contezza.

Nella parte alta dell’abitato la sosta al Calvario, a due passi dalla celeberrima Cattolica, chiesetta bizantina del X secolo, con uno spettacolare panorama che ti distrae dal contesto religioso.
La sosta al Calvario, più o meno all’ora di pranzo, per il rito della condivisione del Pane Benedetto e per canti e preghiere.
Alcuni portatori delle gucciadate mettono a disposizione l’unica ciambella, altri una seconda forma di pane finalizzata per tale uso. I bambini finalmente possono usufruire del pane liberamente senza alcuna limitazione.
Un gruppo di cantori intona due canti di cui uno in lingua italiana con speditezza e uno in dialetto con qualche smagliatura.
Un altro aspetto di questa processione che riscontro per la prima volta è stato il veder consumare salsiccia con il pane. Un signore di robuste fattezze affetta salame su un muretto e i presenti ne prendono qualche fetta da mangiare con il pane.
La cosa mi ha un pò sorpreso considerando le ristrettezze che in genere si vedono altrove.
Il sindaco, con il quale avevo più volte dialogato lungo il percorso, vedendo il mio stupore mi fa cenno d’avvicinarmi offrendomi pane e salame. Mi guarda dicendomi:”questa è la nostra tradizione”; non ho esitato omologandomi al costume.

La sosta al Calvario è durata circa mezz’ora; è ripreso il cammino che porterà al cimitero prima e poi in chiesa a completare la processione.
Mi distacco dal corteo, torno indietro per una salto alla Cattolica. Numerose volte ho visitato questo luogo, ma è sempre come la prima volta. Sono rimasto quindici minuti per foto e riprese e per ammirare il panorama che è come ogni volta che entri nella Basilica di San Pietro in Roma e ti fermi appena entri sulla destra davanti alla Pietà.

Scendo tagliando il borgo per passare dalla casa natia di Campanella. Mi fermo davanti alla targa marmorea che dichiara la casa del grande calabrese. Una piccola struttura in via di restauro che affaccia in un vicoletto angusto che s’inerpica verso la Cattolica.
Arrivo fino alla strada principale dalla quale rientrerà la processione; è ancora presto e ne approfitto per una breve sosta in una zolla attrezzata a verde, con panchine e una statua al centro realizzata con poche pietre di contorte fattezze a somigliare ad una incerta forma umana.
Da ovest riecheggiano le note della banda, lentamente arriva il cordone umano, composto e ordinato come se la processione si stesse avviando in quel momento.
S’intuisce d’essere alla fine per alcune evidenti diversità dalla partenza.
Alcune anziane signore portatrici delle gucciadate invece di tenere la croce alzata la usano a mò di bastone impugnandola nella parte alta dello stipes (asse verticale);
quasi tutti i bambini hanno e le croci senza pane;
alcuni adulti hanno le ciambelle parzialmente asportate per la condivisione al Calvario.
Il corteo sta per arrivare in chiesa e si contano almeno le stesse persone dell’avvio, se non di più; da ciò si deduce che trattasi di processione quasi esclusivamente cittadina perché chi viene da fuori lascia la processione lungo il percorso facendo concludere il cammino con una catena umana ridotta.

Il cerimoniale di fine processione sul piazzale della chiesa e tutti entrano per gli atti conclusivi.
I portatori poggiano le croci di canna all’angolo in cui sono rimaste quelle non utilizzate.
Le statua dell’Addolorata al centro della navata destra.
La statua del Cristo morto ai piedi dell’altare.
La statua della Madre viene salutata con bacio mediante tocco della mano.
La statua del Figlio, scoperta dal velo che l’avvolge, riceve un bacio in fronte o sul viso da parte di quasi tutti i fedeli presenti.
Finisce qui una mattinata pasquale in uno spazio di consistente religiosità; così per tutto il periodo pasquale a cui presto farà seguito il viatico turistico in una delle poche località calabresi che sa offrire le proprie ricchezze.
Antonio Cima 05-04-2015
Vedi associazione culturale
Vedi sito comunale

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Commenti  

 
#2 giuseppe 2015-04-10 15:08
Sono sicuro che a te non può fregare di meno, ma ho l'impressione che in nostri paesani non hanno gradito che quest'anno non hai commentato i Riti del triduo pasquale locale.
Citazione
 
 
#1 filopanto 2015-04-05 16:10
Originale ed interessante la processione con il pane portato infilato nella Croce di canne "prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo". Ottimo il servizio che ci porta a conoscenza di altre processione fatte il venerdì Santo.
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