Monasterace ieri e oggi

monasterace infiorata 2015 monasterace museo archeologico Un giorno intero nella Magna Grecia
tra Stilaro e Allaro
a Monasterace, Riace, Caulonia
Tra storia, archeologia, religione, usanze 

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Da tempo avevo in mente un giro in alcuni luoghi del comprensorio dell’alto Ionio reggino e mi è sembrato conveniente accomunare ciò con l’annuale appuntamento con una infiorata regionale nel giorno che ricorre il Corpus Domini. Monasterace asseconda entrambe queste motivazioni e così domenica 7 giugno 2015 mi avvio in auto alle ore 10,15 da Amantea, da solo come tutte le volte che stimo necessario un ritmo sostenuto, per rientrare poco prima di mezzanotte.
Come sempre ho preparato un pertinente programma documentandomi sul web e telefonando a comuni, musei e Pro Loco per avere conferme (è buona norma prendere con beneficio d’inventario quello che si rileva su Internet, anche su pagine istituzionali; spesso le cose cambiano ma non vengono aggiornati i siti).
Tutto è proceduto come da programma seppur accorciando quà e allungando là.
Le cose fatte e viste sono state tante, provo a raccontarle e ancor più a mostrarle. Mi atterrò all’essenziale riportando solo significative impressioni, rimandando a link su spazi ufficiali per tutte le notizie proprie degli ambiti citati. Evidenzio, in tutta franchezza, che uno sforzo documentale maggiore sarebbe stato necessario sul sito web del comune.
Divido la trattazione in sei argomenti che reputo maggiormente significativi.

MUSEO ARCHEOLOGICO
(vedi su sito comunale) (sito vivikaulon)
Nel tramestio che si protrae da tanti anni sull’archeologia della Magna Grecia, tra finanziamenti persi, tra quelli assegnati, tra quelli iniziati e non conclusi, tra quelli in qualche modo conclusi, è rientrata la costituzione del museo archeologico di Monasterace relativo all’insediamento di Kaulon , nella fattispecie del Tempio Dorico, inaugurato mercoledì 29 aprile 2015.
Le condizioni esterne dell’edificio mostrano qualche anno di esistenza della struttura che ha un taglio decisamente moderno. Un ampio spazio sterrato per un parcheggio in questo momento vuoto (sono e ore 12 circa), con qualche ulivo e aiuole che sperano miglior sorte. Dal limite est dello spiazzo diparte un corridoio in cemento armato che affonda nel terreno conducendo nel vicino tempio dorico. Al centro delle facciate grezze di tale corridoio sono scavati dei rombi a voler dare una connotazione artistica sofferente.
L’interno del museo è brillante, luminoso, molto ben tenuto, forse un po costretto negli spazi.
Siamo a mezzogiorno di domenica mattina, sono l’unico visitatore. Mi accoglie l’usciere al quale chiedo se c’è da pagare, ”NO” risponde invitandomi a firmare il registro su cui nella giornata non vi sono firme e solo qualcuna di ieri.


Il funzionario avvia a parlare spontaneamente; ha un accento da confine di provincia Reggio/Catanzaro con un misto di tono aspirato catanzarese e uno strascico pastoso dell’interno reggino.
Mi dice che posso fotografare ma non filmare. Per la prima volta mi attengo alle regole che mai osservo, in nessun luogo, ritenendo una idiozia non poter riprendere il patrimonio nazionale.
All’inizio della sala su un video scorrono immagini dei reperti e ricostruzioni dei templi; belle e significative ma troppo brevi, decisamente troppo brevi.
Chiedo di avere quel supporto documentale cartaceo che non ottengo perchè sono in fase di produzione, così mi ha risposto l’imbarazzato accompagnatore.
Faccio un giro per la sala che ha una consistenza significativa, ben disposta e documentata nei tabelloni di corredo; uno spazio pregevole che merita di essere visitato; spero che le scuole alla ripresa delle lezioni organizzino continue visite istruttive.
Certo non siamo ad Abu Simbel o a Karnak, ma il calcio non si gioca solo allo stadio di San Siro e al Bernabeu.

PARCO ARCHEOLOGICO KAULON (vedi sito comunale) (vedi sito regionale) (sito Kaulon)
E’ un pezzo di racconto che vorrei evitare, ma non si può sempre chiudere gli occhi.
Vi si accede direttamente dalla SS106, dalla parte nord in corrispondenza del museo e dalla parte sud da una scaletta al bivio che porta su nel centro storico. Ma si può accedere anche dall’interno del museo da un corridoio scavato nel parcheggio che diventa tunnel attraversando la SS106.
Chiunque abbia a cuore la sorte della Calabria vorrebbe che per questo sito si facesse una operazione di camouflage come per le opere incompiute dell’Expo di Milano 2015.
E’ un’area da tempo abbandonata con un degrado che sovrasta ogni cosa; i reperti emersi sono finiti nel museo di Monasterace e di Reggio Calabria, restano elementi fissi, osservati, censiti e ricoperti. Ma anche i componenti di copertura mostrano una visione incommentabile.
Ove ciò non bastasse la parte più a nord è a rischio erosione marina.
Si ricorda che la parte più a sud, ovvero quella del tempio dorico, è stata già compromessa poi rinforzata con una briglia.
Quale futuro sia riservato a quest’area e da scoprire e capire: Mala tempora currunt, sed peiora parantur?

LUNGOMARE DI MONASTERACE
Fino agli anni ‘70 la costa tirrenica calabrese era decisamente più frequentata, rispetto alla ionica, da turisti provenienti dal centro-nord della penisola. Ispirandosi alle località marine nazionali più in voga tutta la costa ionica capì che la maggiore capacità d’attrazione era costituita prevalentemente da lungomare e lidi. Tutti i comuni ionici avviarono la costruzione di lungomari moderni e lidi adeguati. Ciò determinò un graduale avanzamento turistico sullo ionio e un regresso sul Tirreno, fatte salve alcune località di spicco.
Monasterace entrò in questo percorso virtuoso edificando un lungomare confacente ai nuovi tempi.
Ampi spazi per parcheggi, viale affollato di palme, siepi tra le carreggiate, aiuole, spazi d’accoglienza, aree di giochi, discese a mare facilitate, lidi e strutture ricettive organizzati secondo regole risolutrici.
Il nuovo corso è testimoniato dai vari riconoscimenti nazionali di classificazione dei luoghi che vede la costa ionica calabrese avanti rispetto a quella tirrenica in quanto a “vele” e “bandiere”.
Sono da poco passate le ore due del pomeriggio e c’è ancora tanto da fare, prossima tappa il centro storico. Lascio il lungomare che stimo bisognoso di un incisivo restyling, i segni del tempo di vedono tutti pur confermando livelli di accoglienza accettabili ribaditi dal recente riconoscimento di 3 Vele Blu di Legambiente.
Mi avvio a percorrere i pochi km che separano il borgo dalla marina e nel breve tratto penso alla mia città, Amantea, al folle gesto dell’amministrazione comunale che ha devoluto un finanziamento di 2,5 milioni di euro dal lungomare verso inutili opere molto ambigue, roba da riaprire i manicomi.

IL BORGO ANTICO DI MONASTERACE (sito comunale) (Wikipedia)
Se portate un amico in Calabria fategli vivere le spiagge, le scogliere, i lungomari, per il resto fate un po’ di km e salite ai borghi interni. Sono il dna della Calabria che dall’inizio dei tempi fino a metà del secolo scorso è stata abitata questi esclusivamente in questi luoghi.
In alcuni casi la parte marina nuova ha fagocitato il borgo antico svuotandolo, ma ciò non è successo a Monasterace che mantiene un consistente nucleo demografico nella parte vecchia, anche se i contenuti di maggiore valenza turistica e architettonica sono nella frazione marina.
Tutti gli elementi di urbanizzazione del borgo mostrano accorte scelte amministrative e rispetto del contesto storico.

Le ristrutturazione delle strade hanno “regalato” in altri comuni veri e propri scempi; a Monasterace, invece, i fondi stradali sono a modo per la sostanza e per l’estetica, gli edifici pubblici restaurati come si conviene. Anche l’edilizia privata si è sforzata di osservare i canoni dell’accettabilità derogando solo ai margini dell’abitato per quella particolarità strutturale dei corpi aggiunti (vedi a parte).
E’ piccolo il borgo di Monasterace coronato a nord dalla strada che dalla vallata dello Stilaro porta in paese, nel lato sud da un viale-belvedere in alto e da un fronte di vecchie abitazioni che scende a valle. Il paese ti accoglie con uno spiazzo-belvedere a inizio abitato che regala un’ampia veduta della costa.
L’elemento architettonico primario è il castello al momento completamente avvolto da teloni per via del restauro in corso. Per la prima volta vedo un vecchio castello praticamente abitato; vari parti del castello sono occupate da famiglie con aggiunte di vani sovrastrutturali, panni stesi in più punti, antenne e parabole a mostrare una umanità presente. Non mi spiego come ciò abbia avuto origine; il contesto dice che non si tratta di famiglie facoltose, anzi.
Ho attraversato in lungo l’asse centrale del paese fino al castello e oltre, sono poi sceso nella parte dell’abitato che scende verso il pendio, sono passato davanti alla chiesa per poi risalire verso il belvedere percorrendo quel tratto di paese molto particolare descritto in specifico spazio.
Altra cosa particolarità sono le tante scritte sfumate dal tempo sulle pareti delle case, in prevalenza di propaganda elettorale, di epoca ben lontana che costituisce una “specificità” di tanti borghi.

I CORPI SOVRASTRUTTURALI AGGIUNTI ALLE ABITAZIONI
Sono nato e cresciuto anch’io in un ambito urbano di quelli che oggi chiamiamo centro storico o borgo antico, ma che nei lustri passati erano considerati spazi di indigenza diffusa.
Quasi tutti i centri storici arroccati sono stati edificati con due tipologie abitative: case e palazzi per agiati con facoltose origini e ambiti domestici di estreme ristrettezze. Le prime con spazi interni per ogni bisogno familiare, le seconde prive di tutti gli accessori riconducibili alle necessità primarie.
Come si assolvesse in passato ai bisogni primari lo sappiamo tutti.
Dal dopoguerra in poi la crescente economia ha elevato le possibilità familiari consentendo ai nuclei dei meno abbienti, insediati nei borghi, di elevare la vivibilità delle case. Considerando gli esigui spazi interni delle anguste abitazioni, e la mancanza aree esterne in piano, si è delineata la pratica di estendere all’esterno piccoli vani per uso idrico e igienico.
Sono sorte così appendici sovrastrutturali che hanno fatto diventare balconi, finestre, davanzali, vani aggiuntivi; ciò ha ulteriormente caratterizzato l’edilizia dei borghi che annotava già la presenza di numerose scale esterne (vedi un rilevante esempio a Verbicaro).
Questo fenomeno si è affermato ovunque, ma in questo tratto della Calabria si è massimizzato.
A Monasterace Superiore è osservabile in misura rilevante nelle case ai margini del paese, ma anche all’interno è molto presente. Addirittura il castello è avvolto da tali appendici che variano la configurazione estetica del fortilizio.
E’ questo un aspetto configurabile in un modus antropologico del bisogno diventato una peculiarità del luogo.

UNA VISITA A RIACE E CAULONIA
Mi sono fermato al belvedere, guardando il corso dello Stilaro, osservando la distesa dello Ionio, riflettendo su queste case, mentre il panino con salamino diventava il pranzo di oggi.
Mi rimetto in movimento affrontando la discesa fino alla SS106 decidendo se andare direttamente a Caulonia saltando Riace.
Arrivato al bivio del paese dei bronzi decido di salire; sono stato più volte in paese per la processione degli zingari, quei SS Cosma e Damiano del 26 settembre.
Faccio un giro veloce per Riace e mi riavvio rapidamente per Caulonia impiegando circa 30 minuti.
La consistenza di Caulonia è decisamente maggiore di quella di Monasterace; il nucleo storico è disteso su una roccia emergente e spianata nella stessa conformazione di Santa Severina. Chiese e palazzi raccontano un luogo di antiche vestigia. Rilevante è l’affresco bizantino.
Ma Riace e Caulonia saranno raccontate in apposite pagine perché questa è dedicata a Monasterace.
Sono le ore 17,25 è tempo di rientrare a Monasterace Marina per l’Infiorata. Per qualche istante si è affacciata la voglia di passare dal lungomare di Caulonia che risulta essere uno dei più belli e vivibili della costa ionica, ma procedo verso nord arrivando sul posto che son passate le ore 18.

INFIORATA (vedi pagina)
Nel giorno del Corpus Domini è uso, in vari luoghi, l’addobbo floreale delle strade con l’Infiorata. Si tratta di straordinarie creazioni floreali che impegnano tanta gente, per lungo tempo, producendo veri capolavori che richiedono elevate attitudini in più ambiti artistici.
In Calabria si distingue anche quella di Verbicaro, meno quella minuscola di Scalea. A livello nazionale sono famose quella di Noto, Spello, Bolsena, Alatri ed altre.

Alcune le ho viste dal vivo, altre sul web, ma non credo di esagerare affermando che quella di Potenzoni (Briatico –VV-) possa essere annoverata tra le primissime d’Italia. Le altre località si privilegiano anche, e soprattutto, del fasto del luogo che esalta gli addobbi floreali.
Da dieci anni Monasterace si è unita al gruppo realizzando un’opera di grande qualità seppure di misura contenuta e distribuita sul territorio. Merito alla Pro Loco che sa esprimere compiutamente tali doti.
Nel 2015 ho partecipato alla ricorrenza di Campora che, avviata da solo un anno, avrà tempo per dimensionarsi confacentemente. Nei cinque anni precedenti sono stato sempre a Potenzoni.

Ed è arrivato tempo, per l’Infiorata 2015, di venire in terra magno-greca a vivere, tra le altre cose, questo pregevole spaccato. Tendenzialmente queste manifestazioni riguardano località interne, ciò eleva i meriti di Monasterace che, per quanto contenuta, organizza una copertura di più punti dell’abitato marino. Il tratto principale si sviluppa nei cento metri di strada che affiancando i giardini collega la SS106 al lungomare.
La processione inizia un po tardi in quanto il parroco nel pomeriggio deve svolgere la stessa funzione nel centro storico (inevitabili campanilismi).
Subito dopo l’uscita dalla chiesa di S.Giuseppe si va all’inizio sud del lungomare percorrendolo tutto fino all’estremità nord per circa 1,5 km.
In testa al corteo religioso i bambini del paese in abito da 1ª Comunione; i bambini che hanno già assunto la prima eucarestia si distinguono dagli altri: con una corona in testa le femminucce e con strisce dorate sull’abito i maschietti.
Nel ritorno, per la stessa misura si procede sulla SS106 con qualche imbarazzo alla viabilità.
Lungo la strada decine di altarini votivi con fermate d’obbligo.
Ripetutamente tratti di strada vengono ricoperti di petali da parte di lidi, esercizi commerciali o semplici cittadini.
Da moltissimi balconi vengono esposte coperte e tovaglie di pregio in gran parte finemente ricamate.
Il momento più significativo in cui il parroco officiante, con l'Ostensorio in mano, calpesta il manto floreale avviene poco prima della chiesa. Minuti intensissimi per la suggestione complessiva del contesto tra colori e forme delle creazioni, tra canti, brusio armonico, volti estasiati.
Si rientra in chiesa che manca poco alle ore 22; tutti dentro per la benedizione conclusiva, i genitori riprendono i figli, tutti fuori, è tempo di rientrare.
Ho un panino al seguito, mi fermo ad un bar per una bottiglia d’acqua. Non so dire se ho guidato mangiando o se ho mangiato guidando, lungo una strada che a quell’ora non è amica e che non ti consente di ripercorrere mentalmente la giornata.
Anche oggi è andata, come tante altre volte, ad assecondare la sindrome d’Ulisse, rincorrendo una passione che appaga lontana da quella stanzialità che produce uomini incompleti e amministratori inadeguati.

Antonio Cima 10-06-2015

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Commenti  

 
#1 ntoni 2015-06-10 21:59
Che meraviglia!!! Come sempre servizio pieno, completo e tanto bello che da la sensazione di percorrere le strade, il lungomare, l'archeologia.. .come se si fosse li, sul luogo. Molta pulizia che trasmette sensazioni di serenità.
(quasi come ad Amantea....) Grazie
Citazione
 

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