Amendolara, Incanto di cibo e animali a S.Antonio Abate

amendolara incanto s antonio abate Amendolara, festa di Sant'Antonio Abate.
Vendita con incanto dei doni portati al santo.
Prodotti alimentari locali e animali domestici.

vedi pagina con tutti gli eventi della ricorrenza

Intorno alle ore nove inizia il flusso di gente che da li a poco affollerà via Blefari in cui si trova la cappella del santo, di fronte all’antico palazzo Melazzi che accoglie un magnifico museo dedicato alla civiltà contadina; in questo ambito del borgo si svolge parte significativa della giornata.
Sulla facciata della chiesetta sono fissate le due consistenti corone di limoni ed arance che saranno affidate a due cavalieri capofila nella processione che seguirà dopo l’incanto, uno donna uno uomo. La corona femminile è più piccola dell’altra per ovvi motivi di peso e relativo sforzo a reggerla.
Nello spazio a sinistra della cappella tanti cavalli portati anzitempo, con conseguenti tracce sul fondo stradale. Intorno alle 9,15 arriva da un vicolo un contenuto corteo con statua del santo, parroco, pochi fedeli e banda del vicino paesino di Canna (è prodigioso constatare che un minuscolo paesino di 800 abitanti abbia una banda musicale).
 Il santo viene esposto accanto alla porta della cappella su un piedistallo incerto.
La piazza gradualmente si riempie, i cavalli rumoreggiano, avviva il sindaco con la fascia tricolore accolto dai presenti tra cui gente del comprensorio, dalla confinante Basilicata materana e anche dalla vicina Puglia tarantina. Sono rappresentate zone di tre regioni ma, verosimilmente, un unico ceppo idiomatico, almeno per l’inflessione vocale.
Il parroco prende il microfono in mano ed avvia il preliminare rito religioso, in sequenza concede tre benedizioni: ai cavalli, alla piazza da poco rinnovata con finanziamenti europei ed oggi inaugurata, alla piastra su cui è scolpita il simbolo del TAU rinnovato.
Manca poco alle ore dieci ed inizia l’incanto. continua dopo le foto


Ho avuto modo di assistere a tale usanza durante la Pita di Alessandria del Carretto e ad Albidona nella Ntinna di S.Antonio, mi dicono che qui è diversa.
La piccola cappella è colma d’ogni sorta di cibarie, tanto vino, vari galli, due conigli; un maiale viene lasciato nel porcile; tutti i prodotti sono offerti da cittadini e imprese al santo e si trasformeranno da qui a breve in risorse finanziarie per la parrocchia.
Il banditore inizia con l’asta di piccoli cestini di dolciumi tipici della zona. Ogni accaparratore di un bene lo fa proprio passando dal banchetto cassa in cui il “contabile” annota i movimenti finanziari.
Succede però che chi acquisisce i colmi vassoi delle golosità non li tiene per se, ma libera il recipiente di carta e nastri e comincia a distribuirli agli astanti. E così fan tutti con ogni sorta di alimento, e pane, e vino, e salumi, e formaggi, e tanti, proprio tanti, prodotti che esaltano l’enogastronomia del territorio. Ciò va avanti per oltre due ore in un inevitabile tripudio conviviale, misurato e gioioso, in cui ne puoi godere di prelibatezze, e tante.
La cosa potrebbe apparire ordinaria se non fosse che tutto ciò è stato pagato da persone che spontaneamente donano a chi ne ha voglia, senza parentela né appartenenza né amicizia né conoscenza: è questo un costume che solo la civiltà contadina può esprimere.
Alle 12,30 circa si conclude l’incanto delle vivande e degli animali dando il via al momento più atteso: l’asta delle due grandi corone d’agrumi per i fantini capofila.
Non si tratta di vincere un bene consumabile, ma un simbolo di prestigio e di fede, questo deduco alla fine della “contesa”.
Si comincia con quella per la donna. La prima offerta è di 300 euro, ma sale, sale continuamente mostrando una disputa sottile tra diversi gruppi di variegate appartenenze. Ad ogni incremento d’offerta la voglia emergente ma costretta di un boato da stadio.
Vince una delle fazioni con 1500 euro sprigionando un urlo liberatorio di tutte le donne del gruppo; una di esse viene presa da una crisi isterica, s’inginocchia davanti all’imperturbabile santo, alza le braccia in direzione della statua parlando e lacrimando, come direbbe il Sommo.
La donna viene accarezzata e baciata dalle altre, si riprende e bacia e abbraccia, a sua volta, lei le compagne di ventura, per quest’anno è toccato a loro questa fierezza cittadina.
E’ già tardi, sono quasi le ore 13 e inizia l’incanto della corona maschile. La pratica è chiara, anche qui in contesa due gruppi che appaiono mossi da orgoglio campanilistico. Si comincia da 1000 euro che rapidamente salgono; si raddoppiano, triplicano, e ancora su concludendo a 5000 euro.
L’urlo è dirompente, abbracci collettivi, né pianto né isterismo ma gioia incontenibile.
Siamo oltre le ore 13, si posiziona davanti alla postazione di battuta dell’asta il cavallo con la fantina; dalla parete calano la corona che faticosamente viene posta intorno al corpo della ragazza da tempo sulla sella del disorientato cavallo.
Lo stesso procedimento si ripete per il fantino con la corona maschile che ben più fatica richiede nel sostegno.
I cavalli si allungano nel vicolo che porta nella centrale piazza in cui si erge il castello normanno in restauro; lungo la SP266 (che nel tratto cittadino diventa C.so Umnerto I e poi Via Roma) in testa alla colonna i due fantini con le corone, dietro ai cavalli la banda, poi il santo e i fedeli: inizia la processione per le strade del paese.
In questa disposizione si esplicita, di Antonio Abate, l’esser protettore degli animali ponendoli innanzi alla vista, seguendoli sulle loro orme.
Antonio Cima 17-01-2016 


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