Calabria, il solco del passato

Bronzi-di-Riace Riflessioni storiche sulla genesi delle usanze in Calabria
Eccessivo frazionamento urbano
Composita concezione della calabresità
Ma il "peso" del passato sarà risorsa del futuro

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La presente pagina è un compendio alla raccolta documentale dei borghi e centri storici della Calabria. I ritardi complessivi della regione, soprattutto nel turismo, hanno origini antiche e derivano dal micro-frazionamento del territorio e dalla non sviluppata calabresità dei calabresi. Il moderno turismo propende verso la ricercata territorialità, che abbonda dal Pollino a Spartivento. Tocca ai calabresi prendere in mano il pennello per ridipingere il futuro della regione. 

CALABRIA, LE DIFFICOLTA’ DEL PASSATO VOLANO PER IL FUTURO

Qualunque ragionamento e valutazione sui borghi della Calabria, e sui luoghi in genere, deve necessariamente tener conto della tipologia morfologica che ha determinato una evoluzione abitativa particolare e costretta.
Con il 42% montuoso, il 49% collinare, il 9% pianura in più aree ristrette, considerando la tortuosità elevata del territorio, ne è derivata una micro urbanizzazione frazionata e realizzata in gran parte nelle zone interne che in tempi recenti si è riversata sulle coste. L’humus primordiale della Calabria è indubbiamente derivato dalla collina e dalla montagna ove è sorta la stragrande maggioranza delle concentrazioni urbane. Ciò è stato determinato nei secoli lontani dalla necessità di evitare le continue scorrerie di “malintenzionati” lungo le coste e dall’arrivo in massa di albanesi tra XV e XVIII secolo che hanno popolato l’interno più nascosto e impervio dell’alto e medio Ionio. Con questo territorio così difficile da percorrere si è sviluppata una micro territorialità “intima” fatta di piccolissimi nuclei vissuti in sostanziale isolamento. Da un secolo strade, ferrovia e affrancamento dall’atavica povertà hanno mutato il quadro delle relazioni pur conservando l'assetto della urbanizzazione primigenia.
Guardandola con la schematicità dei numeri la situazione appare non in sintonia con quanto la constatazione fa emergere.
Esistono 405 comuni per circa 2.000.000 di abitanti; i 30 comuni maggiori hanno circa 1.000.000 di abitanti; 75 comuni sommano circa 500.000 abitanti e 300 comuni con complessivi 500.000 abitanti di cui un alto numero poco più o inferiore alle 1.000 anime.
In realtà, escludendo i grandi comuni, esiste una polverizzazione dei nuclei urbani  costituiti da varie frazioni, spesso lontane tra loro con identità di usi e costumi diversificati e con campanilismi abituali tra comuni.
Una impennata significata del numero dei comuni avvenne nel decennio di dominio francese quando moltissimi casali divennero comuni autonomi per la “stretta amicizia” dei patrizi locali, proprietari dei casali, con le autorità dominanti. Così fù anche per S.Pietro in Amantea che nel 1811 cessò di essere casale amanteano per diventare comune autonomo.
Tutti i paesi collinari con territori costieri (se ne contano moltissimi) da metà ‘900 sono gradualmente diventati due consistenze urbane nettamente separate con un borgo in continuo e irreversibile calo demografico e una marina ribollente di eccessiva edificazione in palese esubero rispetto ai fabbisogni.
Quelli che ufficialmente, e istituzionalmente, risultano essere 405 comuni in realtà sono “fisiognomicamente” almeno tre volte tanto.
Guardando "l'album di famiglia" si evidenziano una atavita carenza di regionalità e il bisogno di un modello di calabrese che creda sia possibile svoltare. Ciò che urge affermare è la capacità di fare rete senza la quale si può richiudere il cassetto.

In un contesto di simile frantumazione non è mai stata favorita l’aggregazione, né sociale, né economica, né culturale; grandi reticenze allo sviluppo del senso della cosa comune, degli obiettivi condivisi: il calabrese si è evoluto, ob torto collo, da individualista.
Anche dal punto di vista culturale si sono propagate tendenze variegate rispondenti alla  definizione plurale di Calabrie che in passato erano considerate due: la parte nord Calabria Citeriore (o Calabria latina) e la parte sud Calabria Ulteriore (o Calabria greca).
Al tempo che corre, pur nello status di unica istituzione politica e amministrativa, si porta comunque dietro le ciampe (orme) di un passato dal diverso dna comportamentale. La mia continua e prolungata frequentazione di ogni angolo della regione mi pone innanzi tre tipologie sostanziali: a) il Cosentino e il confine nord del Catanzarese; b) la zona centrale del Catanzarese con il Vibonese e il Crotonese; c) il confine sud del Catanzarese e tutto il Reggino.
Sono elementi complessi, articolati e lunghi da evidenziare che si percepiscono osservando i luoghi, i comportamenti, le aggregazioni, i riti, l’enogastronomia, il linguaggio.
Il quadro storico che emerge da quanto sopra è una significativa frantumazione che in passato ha frenato lo sviluppo. Tale differenziazione ha generato una realtà dalle tante sfaccettature che, però, guardandole con gli occhi del presente, si calano in quella che oggi è ovunque una ricchezza di sviluppo turistico, ovvero quella minuziosa territorialità tanto ricercata dal visitatore moderno.
Tale consistente patrimonio di luoghi, usi e costumi, deve essere istituzionalmente, imprenditorialmente e civilmente percepito, coordinato, promosso. Quando ciò avverrà la Calabria si collocherà negli ambiti di preminenza che le sue risorse saranno in grado di farle raggiungere.
Tra i patrimoni della regione si elevano borghi e centri storici. Per le ragioni di cui sopra v’è una ricchezza consistente di luoghi dal fascino irresistibile. Dalle posizioni e dai contenuti fermati dal tempo che consentono una immersione nelle radici che la raccontano per davvero la storia dei luoghi senza artifizi strumentali e trucchi devianti.
In tali contesti si evidenziano usanze, riti e aggregazioni, esclusivi in ogni dove, che devono trasformare il "peso" del passato in moderna ricchezza, e finalmente si potrà cambiare il verso del futuro.

La presente pagina è una iniziativa autonoma di webiamo.it volta ad integrare il vasto panorama degli spazi mediatici esistenti. La continua frequentazione dei luoghi ha consentito di raccogliere una consistente panoramica degli ambiti urbani e di ciò che in essi esprime una valenza culturale e turistica.
Il riferimento, oltre a borghi e centri storici, in particolare va a musei e aree archeologiche, alle aree di murales, grotte preistoriche, musei demologici, siti architettonici-ambientali, musei diocesani, luoghi di antica urbanizzazione, aree presepiali permanenti, riti civili e religiosi.

E’ stato ritenuto appropriato il raggruppamento per fasce geografiche: costa tirrenica, fascia interna appenninica, costa ionica, con una elencazione da nord verso sud indicando Nord/Centro/Sud della rispettiva area. Ciò per consentire un razionale orientamento sul comprensorio.
La quasi totalità dei contenuti mostrati si basa su elementi documentali prodotti da webiamo.it. Per poche altre si fa riferimento a siti istituzionali. Gradualmente la pagina sarà arricchita con maggiori informazioni utili.
Antonio Cima 25-05-2017

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Commenti  

 
#1 Barlaam 2017-06-21 17:51
Bravissimi
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