Rossano, Codex Purpureus

rossano codex purpureus Rossano
Codex Purpureus Rossanensis
Patrimonio Unesco
Nell'ambito del grande Museo Diocesano 

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La millenaria storia della Calabria è ampiamente raccontata da tanti elementi architettonici, archeologici e museali. L’appassionato di radici territoriali, ma anche il semplice curioso, ne ha cose da vedere e vivere dal Pollino a Spartivento.
Una delle cose che non può in nessun modo essere trascurata è la straordinaria consistenza del Museo Diocesano di Rossano che conserva il Codex Purpureus Patrimonio Unesco. Dopo un lungo tempo di restauri la complessiva struttura museale, a ridosso della superba Cattedrale di Maria SS Acheropita, accoglie il visitatore in un contesto di fruizione elegante e modernamente organizzato.
Tante opere d’arte ed elementi liturgici e sacrali sono esposti nelle sale poste a destra del piazzale. Sulla sinistra una prima sala è predisposta con sedie e monitor per una prima introduzione sul Codex che ripercorre i tempi e la realizzazione. In una seconda sala il Codex è contenuto in una teca di cristallo con accanto un supporto touch-screen con schermo sulla parete per la visualizzazione dei contenuti.
Si può operare individualmente sul touch-screen, ma ancor più consigliabile è attendere la disponibilità dell’operatore-guida che con ricorrenza ravvicinata si rende disponibile come guida sui contenuti mostrati. Non esiste alcuna limitazione di tempo dall’apertura alla chiusura, si può fotografare senza flash, riprendere liberamente.
Un contesto di modernità dell’accoglienza culturale, vanto regionale e volano turistico per tutto il comprensorio della Piana di Sibari. continua dopo le foto


Codex purpureus Rossanensis, che si annovera da tempo immemorabile tra i beni della Cattedrale e dell'Arcivescovado della città, è custodito dal 18 ottobre 1952 presso il Museo Diocesano di Arte Sacra.  Citato per la prima volta nel 1831 da Scipione Camporota, canonico della Cattedrale cui si deve una prima sistemazione e l'attuale numerazione con inchiostro nero delle pagine, fu portato agli onori delle cronache nazionali nel 1846  dallo scrittore e viaggiatore Cesare Malpica nel saggio "La Toscana, l'Umbria e la Magna Grecia: impressioni". Nel 1880 gli studiosi tedeschi Oskar von Gebhardt e Adolf von Harnach pubblicarono a Lipsia lo scritto  "Evangeliorum Codex Graecus Purpureus Rossanensis", presentando così l’evangeliario all'attenzione della cultura europea ed internazionale.

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