Papasidero, la sfilata delle travi con buoi

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Nella ricorrenza di S.Antonio da Padova

PAPASIDERO DOMENICA 30 GIUGNO 2019

Dalla notte dei tempi gli animali sono co-protagonisti dell’uomo in una vastissima diversificazione di riti civili, ambientali, religiosi, sportivi, ludici. Ad elencarli si finirebbe nella ovvietà, che evito. Mi soffermo alle cose di casa nostra, dal Pollino a Spartivento, primariamente alle zone interne, soprattutto montuose. Cavallo, asino, cane trovano spazio partecipativo, altri animali da aia per le aste di donazione alla chiesa, il bue come fido compagno di lavoro nel trasporto.
Nel Pollino, sia lucano che calabrese, il bue occupa una rilevanza primaria nei riti religiosi correlati a San’Antonio da Padova. In misura significativa a Rotonda (PZ) il 13 giugno nella festa della Pitu, a Laino Borgo (CS) il 10 giugno, ma anche a Papasidero (CS), la domenica dopo il 13 giugno, si svolge l’asta delle travi trascinate dai buoi. A volerla dire tutta appare scontato che ciò avvenga nella patria del Bos Primigenius.
continua dopo le foto


 

I tronchi arrivano dalle montagne locali, su concessione mirata della Guardia Forestale. I lavori cominciano vari giorni prima, con trasporto in paese con mezzi meccanici, accantonando le travi a margine strada alla periferia est del paese.
La “sfilata” domenicale inizia a metà mattinata con gli approntamenti del caso sui tronchi; arriva il parroco per una benedizione veramente erga omnes su tutti gli elementi coinvolti nell’evento: astanti presenti, addetti, banda musicale, buoi, tronchi, mezzi meccanici, il paese sottostante. I grandi buoi (ne esistono ormai pochissimi e solo in alcune località del potentino), coinvolti esclusivamente per tali riti, vengono disposti in coppia, con fissaggio delle travi. La maggior parte dei grandi tronchi viene trasportata da mezzi meccanici, uno anche da un cavallo. Il parroco, Don Enzo Saporito, accompagnato dai suoi assistenti, va su e giù ad assicurarsi della piena efficienza.
La colonna, variamente composita, inizia lo scorrimento verso il paese, ove completerà il tragitto alla periferia ovest, in uno spiazzo sterrato.
In testa la banda musicale di Santa Maria del Cedro, poi le due coppie di grandi buoi, seguono vari mezzi meccanici trainanti i tronchi. Ai lati di ogni tronco addetti allo scorrimento delle travi, con assi in mano, assicurano lo scivolamento a centro strada.
Lo scorrere del legno sul fondo stradale lascia strisce vistose, ma senza alcuna scalfittura dell’asfalto o del lastricato.
Ogni tanto i buoi vengono fermati e in tali momenti si esterna la summa della religione e del paganesimo. I portatori formano un cerchio, alzano e abbassano cappelli o foulard, si chinano verso il centro simultaneamente, uno del gruppo esprime una dedica e tutti gridano insieme l'inno al santo di Padova. Ciò viene ripetuto più volte alternando l’invocatore della dedica o della supplica.
Il corteo dura poco più di un’ora con accatastamento dei tronchi su uno slargo fuori dal corso stradale. Inizia l’asta condotta da un anziano signore; in realtà, più che acquisto, è un gesto di donazione alla chiesa. Le offerte tra 80 e 100 euro consentono di accaparrarsi una trave che finirà nel camino d’inverno.
Sono le ore 12,35, la folla si disperde, si ritroveranno in serata per la processione.
A tal punto, come d’antica consuetudine, avvio il giro del paese per oltre due ore. Fa un gran caldo, mal tollerato dalla stanchezza, sopperisco con l’abitudine, forse anche con l’attitudine, vado avanti. Riscontro una realtà di grande armonia urbana, estetica, accogliente. Il decoro massimo, la toponomastica artistica, l’accortezza funzionale di muretti, panchine, affacci, i fondi stradali dei vicoli piastrellati con appropriate coreografie, i supporti per l’illuminazione in sintonia ambientale. Tanti pub e strutture d’accoglienza ad ospitare moltissimi turisti del rafting sul fiume Lao; vari pullman ho incontrato, gruppi addobbati per tal cimento.
Un paesino di 600 anime, vero gioiello del turismo calabrese, che ha saputo coniugare le risorse del territorio. Queste realtà fanno ben sperare per una crescita della Calabria basata sulle radici culturali.

Tutto il borgo ho percorso fino oltre le ore 15. Foto e video dei contesti attraversati, finiranno nel vastissimo archivio, con le altre infinite cose di Calabria, che richiederebbero un tempo di trattazione in un calendario ristretto, bisognoso di ulteriori pagine.
Antonio Cima 03-07-2019

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