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Il Gesù di Santa Maria e i vurzi di Tarquinia Alfano

amantea-gesu-contadini La suggestiva storia del Gesù dei contadini
Nel rione S.Maria di Amantea il 3 maggio, originata da una grande siccità a fine '800, l'inattesa pioggia risolutrice venuta "dal cielo"; la prodigiosa opera di Tarquinia Politano coniugata Alfano.

Più volte abbiamo fantasticato, tra giocoso e gioioso, sul passaggio di alcuni grandi della penna da Amantea ove avrebbero trovato ispirazione per le loro opere maggiori. Ma questa volta non coinvolgeremo De Amicis anche se la storia è da libro Cuore.
Come da più parti sostengono, e come il capitello votivo di Santa Maria conferma, i fatti si svolsero sul finire del secolo 19°.
Il luogo coinvolto è il rione Santa Maria, oggi densamente urbanizzato e popolato, che all’epoca era una vasta spianata con qualche casupola qua e là. La popolazione di contadini (foritani) coinvolta nell’accadimento viveva nelle campagne tra Santa Maria, Calcato, Colongi, San Procopio.
Paradossalmente, però, il racconto inizia nella salita San Francesco, a ridosso dei ruderi della omonima chiesa, sotto la torre della Civita del castello.
Tra gli alberi della Rina e la salita che porta al castello abitava la signora Domenica Provenzano coniugata Aprilino. La donna, di famiglia contadina di Camoli, aveva sposato il pescatore Vincenzo Aprilino ed era andata a vivere, ovviamente, nel quartiere dei pescatori. Non tradì le sue origini agresti la donna e trovò il modo di continuare a praticare le attitudini familiari.
A quei tempi i piccoli spazi di terra intorno alla Torre della Civita (foto 2), compreso il pianoro del castello, erano coltivabili. L’intraprendente Domenica si adoperò per far fruttare tali zolle.
Ciò valse alla donna il soprannome di Minichella da Civita. La signora Minichella ebbe cinque figli tra cui la vivente spigliata signora Ida Aprilino, coniugata Giugno, che ha ereditato il soprannome materno: Iduzza da Civita.
Si racconta, di quell’anno di fine 1800, di una grande, prolungata, devastante siccità. Ovviamente a risentirne in misura rilevante furono tutti contadini, compresi quelli della zona agricola a sud dell’abitato amanteano, che con il lavoro della terra vivevano. Molto ne risentì anche la signora Domenica che sulla rocca della Civita poteva contare solo sulla pioggia.
Nelle calure estive, agli inizi degli anni ’60, allu strittu da friscura da Rina (foto 3), l’anziana Minichella ricordava spesso ai giovani il grande caldo di oltre 60 anni prima.
Narrava, la canuta donna, che i contadini di Amantea, presi dallo sconforto, si riversarono nella fede chiedendo aiuto a chi della religione Cristiana è il maggiore riferimento.
Organizzarono, il 3 maggio, nella ricorrenza del SS Crocifisso, una processione (come da foto 1 del '70) del Cristo in Croce che si avviò dalla chiesa Matrice procedendo per Catocastro, per l’attuale via Dogana, per via Garibaldi raggiungendo la spiaggia, lungo le dune a ridosso della sabbia fino al torrente Santa Maria, poi su fino allo spiazzo sterrato dell’area contadina con sosta e preghiera nel piazzale. Alla fine della sosta a Santa Maria il corteo si avviò verso l'abitato della Taverna per risalire al centro storico rientrando nella chiesa di San Biagio.
Presi dal sentimento religioso, dal bisogno di uscire dalle avverse contingenze, come fù e come non fù, raccontava Minichella da Civita, quella notte si sentì piovere anche se con intensità che non parve risolutrice. Il mattino seguente Minichella salì sulla Civita e per verificare impugnò la zappa e l’affondò nel terreno.
Vide, la stupita contadina-marinara, la lama conficcarsi nel terreno ammorbidito dall’acqua caduta nella nottata che, riflettè, dovette essere tanta.
Si può immaginare cosa avvenne nei vasti campi di Santa Maria, Calcato, Colongi, San Procopio dopo quella prodigiosa nottata successiva al 3 maggio di un anno di fine secolo 19°.
Da allora, in quel giorno, ogni anno, si è svolta la partecipata processione del Gesù dei contadini del quartiere di Santa Maria. La fede ripagata rafforzò la religiosità del luogo e quello spiazzo della sosta di devozione fu chiamato Crucia come ancora oggi viene indicato. Negli anni a venire la processione mantenne lo stesso percorso e la croce, quando le condizioni lo permettevano, veniva portata in barca per tutto il tratto marino.
Ma questa è solo la prima parte di tale spaccato amanteano che continuò con il coinvolgimento di un’altra figura mitica del contesto del Gesù di Santa Maria: Tarquinia Politano coniugata Alfano.
La signora Tarquinia aveva assunto un’abitudine diventata un riferimento sociale che contraddistingueva la stessa processione del Gesù in Croce, un vero e proprio rito nel rito.
Ciò avveniva fino agli anni ’60, quando lo spiazzo di Santa Maria era ancora formato da terra incolta, durante la cerimonia religiosa del 3 maggio. Quando la croce veniva sollevata da terra, dal punto in cui il Cristo era stato poggiato, la stimata Tarquinia raccoglieva la terra in ceste disponendola successivamente in cuscinetti di stoffa di piccole dimensioni (circa 15x5 cm). Quel simbolo così significativo della umana civiltà, la terra, raccolta nel sacchetto emblema della prodiga maternità, veniva donato ad ogni figlio come messaggio beneaugurante come avveniva con altri raccoglitori in varie civiltà di tempi e luoghi lontani. I figli della signora Tarquinia conservavano e custodivano amorevolmente il prezioso dono materno riferimento affettivo di particolari momenti.  A’ vurza da mamma la chiamavano i figli della straordinaria donna; a seguire i nipoti la definivano ‘a vurza da nanna.
Tali sacchetti venivano posti nelle fondazioni di nuove costruzioni, negli armadi di nuove coppie, nelle scrivanie degli uffici amministrativi come buon auspicio di nuovi eventi familiari. Anche altri fuori dal nucleo familiare chiedevano in casi particolari un sacchetto.

Al di là di come andò realmente con la pioggia, al di là della determinante fede religiosa, questo spaccato di vita popolana riporta alle radici di gente operosa che si prodigò per un modello di partecipazione e condivisione della comune sorte.
Il meraviglioso e virtuoso incrocio indiretto, in questa pagina di storia cittadina, tra zappaturi protagonisti e marinarazzi compartecipi, tra quel nonno pescatore che raccoglieva gli orfanielli simbolo del vitale calore e questa mirabile donna che riempiva la vurza della procreazione della vita, indica le colonne su cui si fondò questa comunità, di terra e di mare, sulle quali soffermarsi a riflettere sarebbe cosa saggia.
Antonio Cima 21-01-2013     
P.S.
-La processione è stata cancellata dalla curia da fine anni '70.
-Lo spiazzo non è mai stato censito toponomasticamente; viene chiamato 'A piazzetta 'i S.Maria oppure 'A Crucia 'i S.Maria.
-Da alcuni anni è stata ripresa la festa, ma non la processione.
-La locale scuola usa frequentemente lo spazio per attività ludiche
vedi anche altre foto storiche della festa
(1) foto anni '70 processione di Gesù nella fase di rientro
amantea-gesu-contadini00.1970

(2) terreni della Civita ancora coltivati a metà anni '60
amantea-gesu-contadini01.66b

metà anni '60 da sin: Rocco Aloe, Antonio Cima, Rocco Cima, Salvatore Amoroso
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(3) 1968 'U strittu da friscura da Rina nel quale Domenica Provenzano d'estate raccontava la storia
amantea-gesù-contadini01.68
(4) la piazzetta da Crucia di Santa Maria - 2012
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amantea-gesu-contadini04amantea-gesù-contadini05
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Da alcuni anni è stata ripresa la festa del Gesù di S.Maria, pur senza processione, per merito del compianto Rocco Politano.
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La scuola di S.Maria usa lo spazio da Crucia per manifestazioni di piazza
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Da 2010 il 24 dicembre alla Crucia viene cantata la Ninna della novena di Natale
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vedi anche altre foto storiche della festa



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Commenti  

 
#3 ntoni 2015-05-04 17:12
Tanta così bella testimonianza e radicalità di costumi fanno si che sia opportuno riprendere questa processione così come è stata. Subito, per non disperdere un patrimonio.
Citazione
 
 
#2 FRANCO DANESE 2015-05-03 14:07
C'era una volta..ricordo che accompagnai a mio padre Giuseppe nella processione vestiti, ambi, dalla Confraternita' della Madonna del Rosario.(ero un bambino) e il Crocifisso veniva portato per la riva del mare e sostava su una barca..per poi seguire fino a D'Inzillo-Santa maria ecc.Era la festa di grazie dei contadini... Un bel ricordo di fede, di devozione e di credere nei miracoli divini..Oggi nulla..anche se..."C'Era Una volta" !!! Saluti.--
Citazione
 
 
#1 Alessandro1 2015-05-03 09:10
Ricordo che nel primo pomeriggio del 3 maggio venivano organizzati dal mitico Rocco Politano i tradizionali giochi, cui vi partecipavano i giovani del quartiere. I giochi di cui parlo erano " u palu da cuccagna", "a pignatta", la corsa con i sacchi, e tanti altri... Io e i miei amici aspettavamo questo meraviglioso momento con grande attesa e trepidazione.
Citazione
 

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