Amantea, affaccio o selva oscura sotto la matrice?

amantea erbaccia affaccio matrice-2
amantea erbaccia affaccio matrice
  Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Si, proprio alla selva oscura del belvedere sotto la chiesa matrice di Amantea "dovette ispirarsi" Dante per avviare la Divina Commedia
Quella assurda condizione di degrado in uno spazio che altrove è area di preminenza paesaggistica e turistica

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Ho un desiderio che mi porto dietro da anni, consapevole che difficilmente potrà realizzarsi. E’ una cosa che apparirà ciotigna perché non riscontrabile nella ordinarietà delle cose. Si tratta di un pensiero fisso che cozza contro la stanzialità storica degli amministratori amanteani. Nelle continue visite nei luoghi della nostra regione, vorrei portare con me il sindaco, l’assessore al turismo, l’assessore all’urbanistica, l’assessore ai lavori pubblici. Non tutti ovunque e non sempre, basterebbe occasionalmente qualcuno negli almeno 50 comuni calabresi che si differenziano da Amantea per il decoro, per la viabilità, per la toponomastica, per la cartellonistica, per l’organizzazione del territorio.
Sono convinto che se i nostri amministratori del passato avessero avuto modo di vedere altre realtà, di constatare come vengono considerati gli spazi di affacci, di belvederi e terrazzi in tanti comuni, ebbene si, i nostri amministratori (un pò quelli di oggi e tanto quelli di ieri e dell’altro ieri) proverebbero molto imbarazzo nell’aver fatto diventare e mantenere l’affaccio (o belvedere o terrazzo) posto sotto la gradinata della chiesa matrice, una vera selva oscura di dantesca memoria. continua dopo le foto


Li vorrei portare con me ad Aieta, a Scalea, a Diamante, a Guardia, a Belmonte, anche a Savuto di Cleto, a Scilla, Monasterace, Caulonia, Roccella e in tanti altri comuni delle coste dell’interno. Vedrebbero cosa vuol dire un belvedere che ti accarezza alle spalle con l’armonia del borgo e proietta lo sguardo verso la distesa del mare regalandoti la vista delle Eolie su Tirreno e i bagliori della Magna Grecia sullo Ionio. Il meraviglioso affaccio delle Bombarde di Gerace, la straordinaria Torretta di Fiumefreddo, l’impareggiabile balconata sopra il Murat a Pizzo, l’emozionante affaccio sull'isola Tropea, l’inimitabile “affacciu” di Nicotera che coglie ogni sfumatura del basso Tirreno verso Stretto ed Eolie, e tanti altri. Formano questi spazi l’immagine vincente dei luoghi turistici, riferimenti appaganti del passa parola che costituisce ancora la forma promozionale primaria del turismo.

Ma Amantea, in tale specificità, potrebbe avere una sua identità primeggiante con l’affaccio di via Indipendenza, sotto la chiesa di San Biagio, in un meraviglioso conteso paesaggistico, accresciuto da uno spiazzo vocato all’intrattenimento culturale.
E invece è in una condizione raccapricciante già evidenziata un anno fa.
La vista è impedita da una afforestazione stratificata di piante, arbusti, rampicanti, sia lungo via Indipendenza che nello spiazzo sottostante. Un fico selvatico, oltre ad impedire la vista del panorama cittadino, impedisce la vista della profondità ovest del tramonto e della chiesa e nel muro una vistosa crepa prodotta dalle radici.
Per non parlare di quegl’impropri cipressi in quel luogo (davanti alla veduta) come se di trattasse di un cimitero o di un monumento ai caduti o di un malinconico viale di campagna. Quegl’alberi vanno portati altrove, la gradinata ormai sgretolata va rifatta, rivitalizzando lo spiazzo e predisponendolo agli intrattenimenti culturali come più volte, per merito di avvedute associazioni d’arte e spettacolo, è stato fatto in passato.
La gradinata che scende nello spiazzo colmo inverosimilmente di erbacce e arbusti d’ogni specie, va assolutamente rifatta e il muro di cinta osservato.
Il quadro complessivo di questo meraviglioso angolo cittadino deve recuperare la sua alta capacità attrattiva, deve diventare un luogo d’incanto, un convincente veicolo promozionale e vede anche garantire altri aspetti importanti per la fruizione.
Qualche anno fa amici impegnati nella vitalizzazione estiva del luogo lo abbiamo battezzato "Affaccio Piscitiello" dedicandolo all'eroico pescatore amanteano della vicenda napoleonica. Ma questa volta chi è a capo della comunità amanteana (che ha ereditato questo fardello) non dovrà andare nel casale della Rota a firmare la resa, gli viene chiesto soltanto di non arrendersi al degrado di un suolo pubblico.
Antonio Cima 28-11-2017

Alcune manifestazioni:

Incontro con gli autori

Reading letterario con Carmine Abate Premio Campiello.

Al Mantiah Ballet
  

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Commenti  

 
#2 mirailtuopopolo 2017-11-28 19:25
Quello che vorresti fare non è per niente "ciotigno" sono quelli che hai citato e che dovrebbero venire con te che sono mantiuoti fino al midollo ("a mantiella e nulla più"). Mia mamma, mantiota convinta, era stata spesso a Roma a Cosenza ecc, ecc. Un giorno con fatica l'ho portata a Serra San Bruno (cchi ci jamo a ffari). Prima e dopo la visita a Serra il responso di mia madre: allura è davero che un c'è sulu a Mantia.
Citazione
 
 
#1 Alfonso 2017-11-28 19:04
Cosa altro aggiungere? A completamento ti dico che giusto oggi ho scritto su facebook che a Belluno il Sindaco realizza ciò che chiama "rigenerazione delle aree degradate". Significa che, anziché costruire nuove case, riqualificano quelle malandate del centro storico. Grandi o banali? Ah! Belluno sta in testa alla classifica delle città più vivibili d'Italia. Ciao, Alfonso
Citazione
 

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