Amantea, passeggiata nel borgo con gli ospiti Avis

amantea-giro-borgo-avis-2019 GIRO TURISTICO NEL BORGO DI AMANTEA
CON GLI OSPITI ARRIVATI PER LA NUOVA SEDE AVIS
 

L’associazione AVIS di Amantea, esistente da 2006, ha finalmente una nuova sede confacente alle moderne necessità operative. Ha avuto in uso gratuito parte della stazione ferroviaria dismessa da anni. Nel pomeriggio di domenica 6 ottobre 2019 è avvenuta l’inaugurazione alla presenza del sindaco Mario Pizzino, degli esponenti Avis del comprensorio e altri provinciali, regionali, nazionali.

Gli ospiti sono arrivati di primo mattino e sono stati accolti dal Presidente Avis di Amantea Alfio Franco nel Parco della Grotta. E’ stata programmata, con gli eccellenti ospiti “capitanati” dal Presidente Avis Nazionale Gianpietro Briola, una passeggiata nel vasto borgo di Amantea. Non è mai un peso quando sono coinvolto in tali spazi, ed anche oggi, con mitigato entusiasmo, mi sono aggregato per accompagnare gli ospiti.
E’ un itinerario sperimentato moltissime volte che trova riscontro nell’appagamento degli visitatori. La passeggiata è favorita nel racconto che illustra in territorio dalle sue origini in progressione temporale. continua dopo le foto


L’impressione iniziale, suscitata dalla grazia del contesto della grotta, è sempre di apprezzamento, a volte di sorpresa per tanta bellezza. A ciò si aggiunge qualche nozione di mare e di terra, dell’approdo in cui per secoli persone e cose arrivavano e partivano.
Oggi il contesto è stato ulteriormente avvalorato dalla presenza di Franca Dora Mannarino, abbigliata con il costume dell’eroina Lisetta, entrata in scena all’intrasatta (all’improvviso) dai cespugli del parco. Lungo il percorso, in punti specifici, ha declamato poesie dialettali, con l’apprezzamento dei calabresi, con la curiosità dei non calabresi.
Si prosegue per via Dogana (antico luogo del dazio), prima breve sosta al Calvario. La descrizione del fiume, del Mulino, del fronte architettonico, della vincente storiella della superstizione legata alle ortensie.
Si va su lungo l’urbanizzazione bizantina, poi araba, ancora bizantina, Nepetia, al Mantiah. Seconda piccola sosta in largo Fava, la storia di Donna Laura oscurata da francesi, i tanti giardini diffusi sulle rocce. E siamo alle Clarisse; come sempre gentili ci consentono di entrare, di ammirare il palazzo, il panorama quasi a 360°, Isca, Stromboli, la piana clampetina, il borgo ovest, la torre della Civita, all’interno la preziosa stele funeraria araba.
Ringraziamo per la gentile accoglienza e ci portiamo nello spazio della Pinta. Le dovute indicazione sulla roccia che raccontano gran parte della storia del luogo, la Cattedrale bizantina, l’iconografia della Pinta, la Diocesi che fu fino al 1000 circa. Ma anche delle coppelle, più antiche della Pinta, abitualmente non considerate.
Un cenno all’altra Pinta, quella di Cristoforo Colombo, sulla quale s’imbarcò l’amanteano Antonio Calabrese.
Tempo è di salire, breve sosta nella navata di Sant’Elia, poi su fino ai ruderi di San Francesco d’Assisi. Le colonne del piccolo tempio dietro la chiesa, la carcara (calcara o fornace) che per secoli ha prodotto la calce necessaria alle costruzioni. Elevandoci emerge il panorama, la vastità del suolo urbanizzato, molto oltre i fabbisogni reali. Finalmente nei ruderi di San Francesco, le origini, le vicissitudini, la separazione tra Minori Conventuali e Osservanti e la traslazione a San Bernardino.
Stupore e apprezzamento nei volti dei graditi ospiti che da un’ora e mezza sono avviluppati dai luoghi e dalla storia amanteana. Siamo vicini al calo della curva di attenzione ed urge una sosta. Sosta che avviene nello spazio della Rina, tra i giganteschi alberi e i palazzi Folino e Marinaro (poi Alecce). Su un piccolo tavolo da pic-nic, utile alla bisogna, un po di salame, formaggio, vino ‘i Cannavina. Seduti sul muretto panoramico, laddove da bambini stavamo a cavalcioni per scivolare, grande giovamento per il palato degli eccellenti volontari Avis. Più del paesaggio ha potuto il sapore, e il tavolo vuoto racconta il gradimento.
Prima d’incamminarci, considerando d’essere nello spazio dei Bonavita, un cenno alla battaglia di Lepanto, a Scipione Cavallo, al bottino di guerra di quegli schiavi diventati pescatori con nome Bonavita.
Il percorso va in discesa, come la curva gaussiana della concentrazione, arriviamo in largo Pianura, solo cenni alle usanze del luogo, alla pasta e mollica, alla frittata di carnevale, ai turdilli di Natale, alla rosa marina pepata.
E siamo alla chiesa Matrice, quanto basta sulle usanze religiose, Pasqua, Natale, i presepi.
Ci avviamo dolcemente su via Indipendenza verso San Bernardino, uno sguardo al castello, un occhio al panorama, passaggio dal Carmine, dalla fontana Vecchia, la ripida gradinata e siamo a San Bernardino. Grande sorpresa e ammirazione per l’edificio che ravviva l’interesse culturale dei visitatori, alle nozioni sulla struttura fornite lungo il percorso si aggiungono le altre che la presenza sul luogo richiede.
Si conclude cosi alle ore 12,30 un cammino iniziato tre ore prima. Non è cosa ricorrente un periodo così lungo su un impegnativo borgo antico. Agli ospiti è stata mostrata Amantea antica, raccontata nei modi ritenuti pertinenti, come sempre, senza nulla aggiungere, come i nostri antenati ce l’hanno consegnata, e come……intelligenti pauca.
Antonio Cima 08-10-2019

 

 

 

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